giovedì 10 luglio 2008

Sanità in Sicilia:tra pubblico e privato


LA REPUBBLICA PALERMO – MERCOLEDÌ 09 LUGLIO 2008

Pagina XXIII
SPESA PUBBLICA PROFITTI PRIVATI
FRANCESCO PALAZZO


Quando si parla d´impresa privata, si dovrebbe intendere l´attività imprenditoriale di quei pezzi di società che si muovono all´interno di logiche di mercato, cercando di ottenere un lucro, un guadagno, un sovrappiù dalla loro laboriosità. Ricavandone infine denaro da destinare ai proprietari e da utilizzare per apportare miglioramenti alle aziende. Non sono un economista e forse la descrizione di prima è abbastanza semplicistica, per non dire banale. Tuttavia è come la può percepire un normale cittadino che guarda e cerca di capire, con mille difficoltà, le cose del mondo. Di privato nella nostra regione c´è una storica carenza. Chi tira la carretta è il pubblico. Delle risorse provenienti dai Comuni, per la verità sempre più con le casse vuote, dalla Regione, che non sta molto meglio degli enti locali, dallo Stato e dall´Europa, e da quanto ha origine nelle diverse fonti di spesa pubblica, si nutrono, oggi come ieri, a piene mani, fasce consistenti di società siciliana. Non ci avviciniamo neanche lontanamente ai tanti distretti economici virtuosi di recente nascita in luoghi geografici italiani diversi da quelli tradizionali, non escluse alcune aree meridionali prima depresse. In questi giorni, proprio sul fronte pubblico-privato, si sta consumando una rottura nel mondo della sanità, voce che, da sola, vale mezzo bilancio regionale. I convenzionati privati che erogano prestazioni sanitarie in Sicilia sono, tra cliniche private e laboratori vari, numericamente quasi uguali a quelli di tutte le altre regioni messe insieme. C´è chi dice che, comunque, la spesa sanitaria pubblica riversata in Sicilia nel privato è in linea con quella di altre regioni di pari grandezza. Su tale questione, non secondaria, occorrerebbe svolgere un puntuale approfondimento. Il dissidio odierno, che si rinnova ogni volta che qualcuno vuole mettere un freno ai cordoni della borsa, è sui tagli da apportare alla spesa sanitaria siciliana per farla rientrare dal debito che ha accumulato negli anni. Disavanzo stimato complessivamente intorno a 1,9 miliardi. Per far ciò si è presentato un secondo piano di rientro. Il primo risale alla fine alla scorsa estate. Il governo Prodi lo aveva rimandato al 30 aprile scorso, data ultima per rimettere ordine, pena il commissariamento. Poi le elezioni di aprile e il rinvio al momento presente. Venerdì si saprà cosa ne pensa il nuovo esecutivo nazionale. Le misure del piano prevedono un ridimensionamento del pubblico (meno guardie mediche, riduzione di posti letto e controllo della spesa farmaceutica) e una cura dimagrante pure per i privati, laboratori e cliniche, operanti in regime di convenzione. Questi ultimi, così come nel giugno del 2007, sono sul piede di guerra. Affermano che i restringimenti previsti dal governo regionale li metteranno in ginocchio. Addirittura, pare, siano da mettere in conto dei licenziamenti di parecchi degli addetti al settore. Il nodo della questione è quindi che il privato con la sensibile, prevista, decurtazione dei fondi regionali rischia di andare in profonda, irreversibile, crisi. Ora, il doppio punto di domanda che vorrei porre, da incompetente, prescindendo dal caso specifico, è il seguente: può il privato, se quest´ultimo vocabolo ha un senso univoco, in qualsiasi porzione di mercato agisca, confidare esclusivamente per la propria sopravvivenza sulle rimesse pubbliche? Per dirla meglio: il privato, non dovrebbe assicurarsi una grossa fetta del proprio guadagno operando sullo spazio di mercato non toccato dal pubblico, relegando l´attività che discende dai fondi pubblici a margine del proprio fatturato, in modo che l´eventuale riduzione di tali fondi non sia pregiudizievole per il futuro delle imprese stesse? Se la risposta alla prima domanda fosse no e quella alla seconda sì, cosa dobbiamo intendere in Sicilia quando in un settore qualsiasi si discute di privato?

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