mercoledì 11 febbraio 2009

Sanità in Sicilia, tra litiganti e pazienti



LA REPUBLICA PALERMO - MERCOLEDÌ 11 FEBBRAIO 2009

Pagina XVII
La sanità siciliana vista dagli utenti

FRANCESCO PALAZZO



Lo scontro in atto sulla sanità in Sicilia se a una prima valutazione poteva apparire una lotta tra quanti vogliono innovare e coloro che intendono mantenere intatto l´esistente, oggi non si capisce più cos´è. Le ragioni degli uni e degli altri, all´interno della maggioranza vastissima che sostiene il governo regionale, più che i cittadini utenti della sanità, interessano esclusivamente il ceto politico. C´è da chiedersi che cosa ne stiano capendo i siciliani. Si potrebbe cominciare a domandare a un pensionato ottantenne. Cui una visita urgente è stata fissata, se non va a buon fine la telefonata d´appoggio, dopo due mesi. Che, in alternativa, è andato in una struttura, diciamo privata, perché in Sicilia tutto è pubblico e paghiamo sempre di tasca nostra, e anche lì ha misurato le falle del sistema. Invece di pagare tutti, mandando sempre più in rosso i conti, perché non si potenziano le strutture pubbliche e si consente così all´anziano di potere accedere al servizio che gli spetta in tempi umani? Senza magari dovere attendere inutilmente in quella clinica, privata nei profitti e pubblica nella spesa, dove il ritardo e poi l´assenza del medico sono annunziati dopo che ha atteso per ben due ore. Alla persona in questione, per tagliare la testa al toro, avevano consigliato un bravo medico. Sganciando cinque o sei pezzi da cento euro, che oggi non sono certo una bazzecola, avrebbe avuto subito la visita, tutti gli esami del caso e la sera se ne sarebbe uscito fresco come una rosa. Con la diagnosi, la prognosi e la cura. La certezza era che per un eventuale intervento, quel professionista privato, in quella determinata clinica, lo avrebbe operato in convenzione. Con il risultato che in questa sanità siciliana, col pensionato che ancora attende, bisogna solo pagare e sorridere. Soldi per gli ospedali pubblici, finanziamenti ai privati, fattura salata da pagare al luminare per il singolo, che però già paga il sistema sanitario, poi sborsa di nuovo la Regione quando il vero privato entrerà in sala operatoria in quella clinica già foraggiata da fondi regionali. Un girone infernale. A fronte di ciò, come pensate risponderebbe il pensionato a questi che bisticciano, non si sa più per cosa? Se li mandasse a quel paese, utilizzando qualche espressione colorita che su un giornale non si può pubblicare, lo accusereste di avere esagerato? Fate voi. Spostandoci di settore, potremmo provare a chiedere cosa ne capisce di questa baraonda sanitaria, se avrà ancora la forza per dire qualche parola, a chi attende per ore al pronto soccorso sulla barella dell´ambulanza del 118. Due attese, quella di un malato in fase acuta che vede girarsi il mondo attorno e non sa quando sarà soccorso. E la sosta obbligata degli operatori dell´emergenza, che non possono dare il via libera alla centrale per un nuovo servizio, perdendo tre, quattro, cinque, sei ore. Per un motivo semplice. Nei pronto soccorso mancano le barelle, quelle delle ambulanze sono perciò preziose. Quanto costa una barella? E quanto viene a costare così il servizio dell´emergenza-urgenza? Ci vogliono, per caso, scienziati della pianificazione sanitaria per comprare delle semplici e banali barelle? C´è dell´altro. Abbiamo l´impressione che tutta la discussione si svolga senza un reale coinvolgimento di quanti lavorano nella sanità pubblica e sottovalutando le professionalità esistenti nell´amministrazione regionale. Che, con la marea di personale che ha, tra dirigenti e comparto, si continua a infarcire di esterni. I quali, talvolta, sono tolti proprio dalle corsie. Dai luoghi, cioè, dove potrebbero contribuire a snellire i tempi d´attesa per le visite specialistiche e per gli interventi d´urgenza. Sulle guerre stellari sanitarie si arriverà probabilmente a un accordo. Che rimarrà, però, incomprensibile e lontano. Sia al pensionato che attende umiliato la visita, un tempo urgente. Sia al paziente, inchiodato alla barella del 118, che aspetta un soccorso. Che è tutto, tranne che pronto.

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