giovedì 21 maggio 2009

Regione Siciliana, una soluzione parlamentare

LA REPUBBLICA PALERMO - GIOVEDÌ 21 MAGGIO 2009
Pagina XV
Trionfo alle urne, tonfo al governo
Francesco Palazzo

L´elezione diretta del presidente della Regione dovrebbe consentire allo stesso un´agibilità politica ampia. Soprattutto se la vittoria avviene con numeri «imbarazzanti». Lombardo si è imposto con il 65,3 per cento contro Anna Finocchiaro, fermatasi sotto il 31 per cento. Va aggiunto che l´alleanza di centrodestra, nel 2008, ha toccato uno stratosferico 68,1 per cento, distante dalla prestazione del 2006 (61,6 per cento) e superiore rispetto a quella del 2001 (65,1 per cento). A guardare i numeri quella dell´ultimo governatore siciliano doveva essere una cavalcata trionfale. Ora c´è una guerra tra Pdl e Udc da una parte e Mpa dall´altra dagli esiti imprevedibili. Certo, non ci sono in ballo idealità. I contendenti potrebbero trovare l´accordo dopo le europee. Ma cosa accadrà in caso contrario? A parte le improbabili dimissioni del governatore, ci sono tre possibili scenari. Vediamo i primi due. L´articolo 10 dello Statuto siciliano contempla la possibilità che si discuta una mozione di sfiducia, presentata da almeno 18 deputati, contro il presidente della Regione. Se la mozione è approvata, si va entro tre mesi alle urne. Se la mozione non passa vuol dire che il presidente ha ancora una maggioranza, magari diversa da quella iniziale. Si registrerebbe tale nuova configurazione, provando a mettere in piedi quello che in questi giorni viene definito governo istituzionale. In questo caso il Pd sarebbe della partita? Parrebbe di sì. È banale rilevare, guardando i numeri dell´Ars, che un qualsiasi altro governo senza Pdl e Udc, ammesso che possa contare su qualche sponda in queste due ultime formazioni, conterebbe davvero su una maggioranza risicatissima. Più un governo balneare che prepari le elezioni o altri testacoda, che un governo istituzionale con ambizioni di arrivare lontano. Ma questa almeno sarebbe una decisione assunta in un´aula parlamentare. Con Pdl e Udc che lascerebbero sul terreno più di qualche penna. In ogni caso la mozione di sfiducia è il percorso più netto, consentirebbe a tutti di capire quali sono i termini della questione. Poi ci sarebbe la terza soluzione. Sbarellare rovinosamente l´esecutivo malato, passando dall´aula a cose fatte, con un governo Mpa-Pd, mettendo dentro qualche deputato del Pdl e dell´Udc. Con un assetto numerico ancora più precario e una guerra più totale. A chi converrebbe questo finale? Non ai siciliani, che non potrebbero dare una lettura chiara di quanto accade. Certo a Pdl e Udc, che presto, in quanto la legislatura non arriverebbe alla sua naturale scadenza, farebbero valere i loro numeri elettorali e le ragioni di un responso elettorale cambiato fuori dall´Ars, spazzando via tutto. Ci sarebbe qualche vantaggio immediato per l´Mpa, che terrebbe il bandolo della matassa, sperando in una via d´uscita imprevista. Cosa ci guadagnerebbe, infine, il Pd? Per alcuni mesi tornerebbe al centro della politica siciliana, è vero. Ma poi, quando si tratterà di riscuotere il conto dalle urne, aggiungerebbe un solo voto a quelli che ha per ora? Se guardiamo al passato, potrebbe essere l´unica forza politica a rimetterci su tutta la linea. Se si vuole entrare nella stanza dei bottoni, l´unica via d´entrata è quella principale, cioè una vittoria elettorale dopo una conclusione limpida della vicenda attuale. Con una coalizione inedita quanto si vuole, che imbarchi pure l´Mpa, se si rende disponibile. Il primo passo è comunque la mozione di sfiducia. Se non la avanzano il Pdl e l´Udc, la presenti almeno il Pd.

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