sabato 29 agosto 2009

Sanità in Sicilia: cambiamo tutte le carte in tavola

LA REPUBBLICA PALERMO - SABATO 29 AGOSTO 2009
Pagina I
Le colpe di ieri e un futuro pieno di incognite
Francesco Palazzo

Sui fatti di Mazzarino c´è un punto fermo. Un giovane è morto per le ferite riportate dopo un incidente. Se si fosse trovato al centro di Palermo o di Catania, parleremmo d´altro. È questa la cosa che più colpisce. Devi avere la fortuna di incrociare un muro, un palo, un´altra auto nel posto giusto al momento giusto. Perché appare chiaro che le sue condizioni, se avesse ricevuto un´assistenza adeguata e tempestiva, sarebbero certo migliorate e Filippo Li Gambi oggi sarebbe tra i suoi cari. Comprensibili il dolore e la reazione dei parenti e dell´intero paese. Se si fosse trattato di un nostro fratello, figlio, cugino, compaesano, non faremmo forse lo stesso? È inutile perciò attaccarsi alle parole di disperazione, anche pesanti, pronunciate da chi vive una tragedia evitabilissima. Bisogna capire dove sono annidate le responsabilità nel caso specifico. Accertarle e sanzionarle nelle sedi opportune. A noi rimane da ragionare intorno a una questione più generale. Che non riguarda solo l´oggi ma, insieme con il tempo che ci tocca vivere, pure i decenni che abbiamo alle spalle. In sintesi. Circostanze come quella di Mazzarino non hanno per caso la loro genesi nel passato? Ne siamo sempre più convinti. Certo, si deve fare in modo che i cambiamenti in atto non siano risentiti eccessivamente, nella fase di transizione, dai cittadini. Tuttavia molte delle critiche di questi giorni alla politica sanitaria regionale, a partire dalla morte del giovane, provengono da un passato in cui a ogni campanile, in ogni collegio elettorale, doveva spuntare il pennacchio di un ospedale, di un pronto soccorso, di un punto d´assistenza, pur malconcio che fosse. Più era grande e bello l´ospedale, più il notabile contava e maggiormente raccoglieva consensi. Solo che nessuno spiegava, agli inconsapevoli elettori dei piccoli centri, che era assolutamente sconsigliabile, ad esempio, partorire in un luogo con una casistica molto ridotta. E che era meglio spostarsi in un centro ospedaliero grande. Dove l´esperienza era tale da ridurre al minimo eventuali rischi. Non lo si diceva prima e non lo si dice adesso. Così come, altro esempio, può essere molto rischioso vedersi soccorrere da un´ambulanza del 118 che, in media, è chiamata due o tre volte ogni mese. E non tanto per la perizia dei sanitari, ma perché è logico, non è necessario essere esperti di sanità pubblica per affermarlo, che dove c´è più pratica c´è anche più sicurezza. Invece no: appena parli di togliere qualche ambulanza, una guardia medica, un piccolo ospedale e concentrare tutte le poche attività su un unico centro, ecco che la protesta sale e i provvedimenti fanno fatica a essere attuati. Il punto è che è difficile trovare un passaggio tra un passato di campanilismo sanitario, sprecone e insicuro, e un presente-futuro in cui posso anche non avere un ospedale sotto casa, ma ne ho uno, efficiente e organizzato di tutto punto, a qualche chilometro di distanza. Con un´assistenza mobile altamente addestrata a soccorrere sul posto e, se è il caso, a trasportare chi sta male nel presidio più vicino. Sia chiaro. Si deve rispetto infinito al dolore di quanti piangono una vittima. Proprio per questo, bisogna essere infinitamente capaci di parole di verità. Che però, se si vuole essere onesti sino in fondo, devono riguardare allo stesso modo l´altro corno del problema. Allora va detto che provare a sistemare i conti non equivale affatto ad aver costruito un nuovo sistema sanitario nel segno della qualità. Il primo è un passaggio necessario, il secondo può seguire a esso o rimanere nel libro dei sogni. Vanno perciò tenuti alla stessa distanza, perché fanno parte dello stesso mazzo di carte, sia gli attacchi politici di oggi sul caso di Mazzarino, sia le troppo entusiastiche dichiarazioni di ieri circa la nuova sanità siciliana. Che misureremo e valuteremo, caso per caso, quando e se ci sarà.

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