mercoledì 5 agosto 2009

Sanità siciliana: dal rientro alla fuga


LA REPUBBLICA PALERMO – MERCOLEDÌ 05 AGOSTO 2009

Pagina XV

AGRIGENTO PARADIGMA DELLA SANITÀ MALATA

Francesco Palazzo

Dal piano di rientro sui conti al piano d´evacuazione dei malati. Da una parte si torna, dall´altra si parte. Per meglio dire, si fugge. La sanità siciliana, la sua parte politica e burocratica, non quella formata dai cittadini-pazienti, si era appena inorgoglita per avere evitato il commissariamento, così come avvenuto per altre regioni del meridione. Ecco che però, a conclusione di un´indagine, viene ordinato dalla magistratura lo sgombero, entro il 24 agosto, di un intero ospedale agrigentino, il San Giovanni di Dio. Inaugurato pochi anni addietro, lungamente atteso, ma talmente debole nelle sue strutture portanti, pare per via del cemento utilizzato, che non resisterebbe a momenti di criticità strutturali anche non elevati. Altri ospedali siciliani, abbiamo letto, potrebbero essere tra breve destinatari, sempre per gli sviluppi della stessa indagine, di un simile provvedimento. È una plateale, e del resto anche banale e attesa, dimostrazione che far quadrare i conti - circostanza che speriamo sia stabilita in modo definitivo e non episodico - non basta affatto a curare il sistema sanitario regionale. Talmente malmesso in molte sue parti, che non si regge in piedi. Proprio come il nosocomio di cui è appena stata decretata l´urgente chiusura. Per inciso, va detto che, ancora una volta, la politica non è stata in grado di controllare da sola, ma ha dovuto attendere gli ordini perentori e indiscutibili di un dispositivo giudiziario per muoversi in fretta. Dove andranno adesso le centinaia di degenti che attualmente soggiornano presso quell´ospedale? E con i livelli occupazionali di parte del personale addetto alla struttura (mensa, pulizie, vigilanza e call center), che in questi giorni ha protestato, come la mettiamo? Volete che a loro, pazienti e lavoratori, importi qualcosa dei festeggiamenti sull´evitato commissariamento? Celebrazioni entusiastiche, in verità troppo affrettate. Perché si festeggia, semmai, un sistema che finalmente funziona e non uno scampato pericolo, ottenuto col fiatone della corsa, che è sempre cattiva consigliera, e per il rotto della cuffia. Per carità, quando i conti sono in disordine, se si sfora nella spesa facendo diventare ingestibile un settore fondamentale quale la sanità, prima o dopo bisogna stringere i cordoni della borsa e costringere tutti a una cura dimagrante. Ma chi deve pagarne le conseguenze? Certo, coloro i quali, negli anni, nei decenni, hanno generato questa folle corsa alla spesa senza qualità nei servizi di salute erogati ai cittadini. Deve pagare pegno la politica, che dovrebbe, ed è a tutti evidente che siamo ben lontani dal che ciò avvenga, abbandonare il sistema spartitorio degli incarichi di vertice delle aziende sanitarie territoriali e ospedaliere. Dovrebbe essere messa sotto accusa quella parte di classe medica, senz´altro minoritaria ma presente, che preferisce abbandonare i luoghi dove è più necessaria la presenza di sanitari specializzati, pensiamo all´urgenza, ma non solo, per andare a ingrossare la burocrazia dirigenziale regionale, già notoriamente e inutilmente affollata. Sicuramente, il conto non lo devono pagare i pazienti, oppure quel personale sanitario e parasanitario che rimane in trincea, costretto a turni massacranti. Tanto che, ci dicono, per consentire ai medici di alcuni pronto soccorso di godere delle ferie, dell´astensione per maternità o per malattia, vengono chiamati medici dai reparti clinici più disparati. Che con l´emergenza-urgenza c´entrano quanto il sottoscritto con l´ingegneria nucleare. Chi paga, se non il cittadino che non riceve un intervento all´altezza della situazione? La casistica potrebbe proseguire. Insomma, i veri festeggiamenti, con champagne, caviale e banda musicale, potranno partire quando il piano di rientro si riferirà alla qualità del sistema sanitario e quello di fuga alla sanità malata. Per ora, e l´ospedale di Agrigento potrebbe essere soltanto un primo, scandaloso, caso, fuggono i degenti dalle corsie e non rientra lo sperpero di soldi pubblici. Spesi per strutture non in grado di sopportare neppure una folata di scirocco.












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