venerdì 23 ottobre 2009

Regione, tornare presto al voto

CENTONOVE del 23/10/2009
Pag. 10
La necessità di nuove elezioni
Francesco Palazzo

Sia dalla parte avversa al governatore Lombardo, ossia i nemici che si ritrova nella sua maggioranza che non c’è, sia, timidamente a dire il vero, da parte dell’unica opposizione presente all’ARS, ovvero dal Partito Democratico, che domenica andrà alle urne nei gazebo, si chiedono nuove elezioni a primavera, quando voteranno le regioni a statuto ordinario. Mentre, invece, un nuovo passaggio alle urne viene visto, dall’esecutivo regionale e da quella residua parte che lo sostiene nel parlamento siculo, come il fumo negli occhi. Eppure dovrebbe essere normale, quando si perde la maggioranza votata dagli elettori, ripresentarsi davanti ad essi. Negli ultimi quindici anni è accaduto due volte a livello nazionale La prima esperienza di Silvio Berlusconi, nel 1994, a causa dello sfilarsi della Lega, si concluse dopo pochi mesi e si andò alle urne nel 1996, cioè tre anni prima della scadenza prevista. L’ultima avventura di Romano Prodi, iniziata nel 2006, si è infranta sugli scogli di una coalizione litigiosa e inconcludente e si è andati alle urne, con i risultati che sappiamo, nel 2008. Insomma, per dirla con una battuta, anche nella seconda repubblica, che forse per alcuni aspetti è peggiore della prima, compagini governative nazionali, e anche regionali, per tutti citiamo il caso delle dimissioni di Cuffaro e quelle di Soru in Sardegna, non hanno esitato a dire la parola fine quando, per diversi motivi, si sono resi conto che non era più possibile andare avanti. Tra l’altro, va sottolineata pure la circostanza che le divisioni in Sicilia si registrano non solo nella rappresentanza parlamentare, all’inizio notevolissima e bulgara a favore di Lombardo, ma al contempo dentro lo stesso governo. Dopo il primo rimpasto che ha buttato fuori l’UDC, una bazzecola, erano stati solo gli elettori a sancire la loro piena appartenenza alla maggioranza lombardiana, si è infatti avuto più di uno scossone all’interno del gruppo di assessori che collabora oggi con il presidente della regione. Per ultimo, basta ricordare la polemica di qualche settimana addietro, sul caso della morte del giovane a Mazzarino. Con un assessore che è stato inviato, né più né meno, a farsi da parte. Poi tutto è rientrato, ma è abbastanza noto che la parte del PDL avversa a Lombardo, più di una volta e chiaramente, ha avanzato la proposta di tirare fuori dalla giunta i suoi due assessori. A tutto ciò vanno aggiunte le fibrillazioni, chiamiamole così, che si registrano dentro il PD. Tra chi schiaccia più di un occhio a Lombardo, e chi invece vorrebbe sposarsi con la ribelle UDC, sono volate, e volano, parole grosse. Ormai, anche su questo fronte, si è alla guerra aperta. Non sappiamo, ma ne dubitiamo molto, se il nuovo segretario regionale uscito dalle primarie saprà ricomporre tale tumultuoso scenario. I dubbi sono dovuti al fatto che ormai, a destra e a sinistra, i partiti, come li conoscevamo un tempo, quali aggregati d’idealità e d’iniziative politiche, che gli eletti non potevano che rappresentare, sono stati sostituiti, in tutto e per tutto, da coloro i quali, nei consigli comunali, provinciali e all’ARS, si trovano a rappresentare se stessi, o al massimo le proprie correnti e non i partiti. Piegando questi ultimi a meri ratificatori di scelte che si consumano nei luoghi dove si amministra il potere. Ad ogni modo, se le cose stanno per come le abbiamo descritte, i siciliani normali, da Catania a Messina, da Trapani a Palermo, hanno tutto da perdere da questa marmellata insapore, inodore, ma velenosissima, che è diventata la politica regionale. Ecco perché ci pare che le elezioni regionali a primavera potrebbero costituire lo sbocco chiarificatore per tutti. Contribuendo a generare chiarezza pure negli enti locali. Ognuno dei contendenti cercherebbe e troverebbe, abbandonando le attuali ambiguità, la propria collocazione dentro una delle coalizioni in campo. Il corpo elettorale, l’unico abilitato a decidere maggioranze e opposizioni, sarebbe messo nelle condizioni di scegliere da chi farsi governare. E’, questa, una strada semplice e lineare. Perciò ha davvero poche possibilità di essere percorsa. Sia in primavera che in autunno.

1 commento:

  1. Il tuo ragionamento è corretto. Il problema è che il mio pessimismo è più .... abissale: anche l'eventuale, non scontato, ricorso al popolo sovrano, che risultati darà? Temo che il popolo sovrano in Sicilia, al 70%, dia il suo voto convinto da mazzette, ragioni clientelari, promesse di lavoro o minacce mafiose.

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