martedì 15 dicembre 2009

Sanità veloce e lenta

LA REPUBBLICA PALERMO – MARTEDI' 15 DICEMBRE 2009
Pag. XXIII
Pubblico e Privato
Francesco Palazzo

Fare degli accertamenti sanitari in Sicilia può essere semplicissimo. In un´ora, senza neanche pagare tantissimo - intorno ai cento euro - con rispetto più che svizzero dell´orario pattuito, una donna può fare mammografia, ecografia e visita. Tutto condito da strette di mano calorose e sorrisi, in ambienti gradevoli, con pochissime persone in attesa del loro turno. Insomma, una sanità a misura di paziente. Ma attenzione, questo miracolo accade solo in un poliambulatorio privato. Se provate ad andare in una struttura pubblica - dove comunque, pagando i ticket per gli esami e la visita, il costo complessivo supera comunque i cento euro - la musica cambia. Una signorina gentile ti risponde che certo, lei può fare tutto quello che vuole, esami diagnostici e visita. Ma non ora: tra sei mesi. E chi è in grado di resistere mesi, se teme di avere qualcosa di grave? E se qualcuno lo fa, perché nella struttura pubblica godrà di tutte le esenzioni possibili, riducendo a zero la spesa, ecco che il sistema sanitario si trasforma in qualcosa di profondamente ingiusto. E caotico, perché mentre nel centro diagnostico privato trovi tutto quello che ti occorre in pochi metri quadri, segno che quando si vuole si può, nella struttura pubblica occorrono più prenotazioni, essendo gli strumenti diagnostici non collocati nello stesso posto. Quindi, tra due esami e visita devi segnarti sull´agenda tre giorni diversi. Sappiamo che il muro dei sei mesi può sgretolarsi se trovi la strada giusta per farti inserire clandestinamente. Chi non ci ha mai provato, scagli la prima pietra. Ma mettetevi, però, nei panni di un anziano che ha superato gli ottant´anni. Ci raccontavano di un signore al quale la diagnosi, la prognosi e la cura per un problema prostatico sono state fornite, in un ospedale pubblico, dopo sette mesi dall´inizio del sospetto diagnostico del medico di famiglia. E´ superfluo dire che il nostro anziano è arrivato al traguardo solo perché sostenuto dalla famiglia: da solo si sarebbe scoraggiato di fronte a procedure incredibili e ingarbugliate. Nel pubblico, se hai la sventura di essere malato, ogni visita di controllo è un´avventura. Ti programmano per le nove di mattina ed entri alle quattordici. L´infermiere sorride, dice che gli orari sono orientativi. La casistica delle disavventure è ampia. Una visita, che deve svolgersi entro il gennaio del 2010, perché altrimenti non possono prescriverti un´importante farmaco che devi prendere ai primi di febbraio, viene fissata a metà aprile. All´ufficio prenotazioni rimani a bocca aperta. Scusi, ma che me ne faccio di un controllo per quella data se non posso prendere il farmaco quando mi spetterebbe secondo il piano terapeutico? Giusta osservazione, ti dicono dall´altra parte della vetrata, veda se può autorizzarla il medico. Torni da quest´ultimo, capisce il problema, ma hanno ridotto i finanziamenti e loro hanno dovuto diminuire i giorni delle visite. Alla fine mette l´autorizzazione e si torna all´accettazione. Di corsa, perché sta chiudendo. Ce la fai e ottieni quasi come un favore quanto ti era dovuto. Vorresti uscire dall´ospedale con le dita a forma di V, ma non trovi le forze per questo gesto di esultanza.

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