lunedì 25 ottobre 2010

Politica e burocrazia in Sicilia: un altro fidanzamento?

LA REPUBBLICA PALERMO – DOMENICA 24 OTTOBRE 2010
Pagina I
Il patto dei gamberi tra politica e burocrazia
Francesco Palazzo

Quando durante la legislatura una coalizione nuova, in un sistema bipolare e con l´aggiunta dell'elezione diretta del presidente della Regione con maggioranza incorporata, sostituisce quella che ha vinto le elezioni, nelle democrazie, anche quelle più scalcagnate e improbabili, si va al voto. In Sicilia no. Si va tutti in una villa a banchettare allegramente per festeggiare il fidanzamento in casa, così è stato definito dai protagonisti, tra Mpa e Pd. Che però è già molto più che un matrimonio. Se i democratici siciliani, infatti, pensano di potere ancora barcollare tentennanti sull'uscio del talamo nuziale, sappiano che ormai ci sono dentro tutti interi. Quanto questo peserà sul consenso che il Pd racimolerà alle urne delle prossime regionali, perché prima o dopo si voterà, lo vedremo. Un´esperienza, negativa, in tal senso c´è già stata. Sono trascorsi vent'anni da quando si volle seguire acriticamente la stagione orlandiana, accodandosi al cavallo vincente senza se e senza ma. Allora il nome del partito era diverso, ancora lontana l´avventura del Pd, ma il meccanismo fu lo stesso. Dopo le giunte della "Primavera", si predispose nel 1990 una lista, "Insieme per Palermo", che avrebbe dovuto, secondo gli strateghi di corso Calatafimi, ospitare Orlando come capolista. Orlando invece non si mosse da sotto le insegne della Democrazia cristiana, portandola al massimo di voti, quasi il 50 per cento, e preparando le due sindacature degli anni Novanta. Nel corso delle quali sbaragliò avversari e imprudenti, o incapaci, compagni di cordata. Quella lista, con gli omini senza volto che si tenevano tremanti per mano, conobbe una cocente sconfitta. Da allora il partito, cambiato il nome ma non i nomi, che dovrebbe rappresentare il punto di riferimento per tutto il centrosinistra, non si è più ripreso. Possiamo dunque capire il perché si è saliti sul primo treno utile, quello che è passato alla Regione, senza pensare minimamente di transitare dalla stazione elettorale. Insomma, non c´è niente di nuovo in quello che sta accadendo adesso. Solo il vecchio vizio di innamorarsi di questo o quel personaggio, guardando solo all´oggi, senza badare a quanto può accadere domani. Atteggiamento tipico di chi è debole nel consenso e nelle idee da proporre all'elettorato. Venti anni addietro subalterni a Orlando, con il quale almeno si vinsero due tornate elettorali, sino all'imbarazzo. Ora dipendenti dal presidente della Regione. Con il quale si preferisce andare, anziché dritti a farsi giudicare dagli elettori, all'interno di una villa a mangiare gamberi e panelle. Passando sopra a tante cose. Per esempio, si potrebbe dire qualcosa sulla presenza all´evento culinario dell'anno dei dirigenti regionali, con capi di gabinetto al seguito, insieme con gli assessori e i deputati della nuova coalizione. Capiamo, e sino a un certo punto, visto che nessun elettore ha deciso niente sinora, che si invitino a serrare le file i gruppi parlamentari che sostengono il quarto governo regionale. Ma cosa c´entra questo appello alla compattezza rivolto ai dirigenti generali e, tramite essi, a tutta l´amministrazione? Invitandola, addirittura, alla disponibilità incondizionata verso la cinquantina di deputati che sostengono in aula l´augusto percorso riformatore. Forse il Pd non riflette più abbastanza, o per niente, sulle parole e sui comportamenti che caratterizzano l´ultimo periodo della vita politica siciliana. Ma questo arruolare nell'esercito della salvezza l´amministrazione attiva non significa annullare del tutto, ammesso che ne fosse rimasta qualche parvenza, quell'autonomia che dovrebbe contraddistinguere gli uffici della Regione siciliana? Che non devono rispondere affatto agli onorevoli che fanno sopravvivere la legislatura, ma a tutti i cittadini. Oppure è vero, come ebbe a dire chiaramente un assessore, che la pubblica amministrazione è al servizio della politica? Ma se così è, perché a capo dei dipartimenti regionali non si insediano direttamente, senza veli e ipocrisie, una parte di quei cinquanta e più deputati che fanno parte dell'alleanza riformatrice? Ci sarebbero banchetti con meno invitati. E si risparmierebbe pure sul conto.

1 commento:

  1. Ottimo, Francè': nella forma e, cosa ancor più rilevate, nella sostanza.

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