martedì 31 marzo 2026

Palermo, la sesta circoscrizione.

 Il Mediterraneo 24

30 marzo 2026

Viaggio nella VI Circoscrizione: interventi su verde, sport e comunità energetiche

Francesco Palazzo 

https://www.ilmediterraneo24.it/cronaca/periferie/viaggio-nella-vi-circoscrizione-interventi-su-verde-sport-e-comunita-energetiche/



PALERMO. La sesta circoscrizione di Palermo comprende i quartieri Cruillas, CEP, Resuttana, San Lorenzo, 23,9 chilometri quadrati e quasi 79 mila abitanti. Comprende la porzione della Piana dei Colli più vicina al centro cittadino, dove si trovano Resuttana e San Lorenzo e la periferia occidentale fino alle falde del Monte Cuccio, dove troviamo i quartieri di Cruillas e San Giovanni Apostolo, noto come CEP (Centro Espansione Periferica). Ne parliamo con Pippo Valenti, Presidente della Circoscrizione, e con Giacomo Cuticchio, esponente dell’opposizione nel parlamentino di dieci rappresentanti del popolo, compreso chi lo presiede, della circoscrizione.

Sul decentramento il presidente sottolinea che è insufficiente: poche competenze e poche risorse. Servirebbe un modello simile ai municipi di Roma Capitale, con poteri e autonomia reali. L’esponente dell’opposizione ci dice che a quasi quattro anni dall’insediamento il decentramento resta sostanzialmente fermo. Le promesse di maggiore autonomia e poteri per le circoscrizioni non si sono tradotte in atti concreti: le competenze sono limitate, le risorse insufficienti e ciò rende difficile dare risposte efficaci ai cittadini.

Per quanto riguarda i rapporti con l’amministrazione centrale e con le aziende partecipate del comune i due esponenti politici affermano che ci sono molti margini di miglioramento. Anche sulle principali azioni del Consiglio di circoscrizione le parole di Valenti e Cuticchio non di discostano di molto. Hanno cercato di lavorare su manutenzione, sicurezza e decoro, ma il limite è sempre quello di un decentramento che ha poche frecce al suo arco. Sui rapporti con le scuole e le associazioni ricadenti sul territorio apprendiamo dai due nostri interlocutori che il clima è positivo e collaborativo e che sono una risorsa fondamentale per il territorio. Cuticchio aggiunge che tale ambito rappresenta uno dei pochi elementi di continuità e valore, grazie soprattutto all’impegno diretto delle realtà territoriali. Le potenzialità del territorio sono elevate, chiosano i due rappresentanti della sesta, ma in gran parte inespresse per una carente visione strategica, precisa Cuticchio, e una programmazione capace di trasformare le opportunità in risultati concreti.

Poi si passa più nello specifico e si entra nel territorio. Cuticchio ci parla della riorganizzazione dei mercatini rionali e in particolare dell’utilità dello spostamento del mercato di Viale Francia nel piazzale Ambrosini, perché adesso ritiene che si penalizzi la vivibilità e la sicurezza del quartiere. Poi c’è l’avvio del porta a porta al CEP, provvedimento per il quale si attende con urgenza l’implementazione. Attualmente, molti residenti del quartiere vicino a Cruillas, afferma Cuticchio, dove la raccolta differenziata è già attiva, preferiscono non differenziare e conferire i rifiuti nel quartiere adiacente, approfittando della mancanza di controlli. L’avvio del porta a porta rappresenta quindi un intervento fondamentale per migliorare il decoro urbano, garantire una gestione più corretta dei rifiuti e responsabilizzare i cittadini, evitando che la mancanza di regole chiare ricada negativamente sull’intero territorio. Poi c’è la strada della sede della circoscrizione, in Via Monte San Calogero, che definire dissestata è poco. Cuticchio afferma che è una criticità che conoscono bene, l’hanno segnalata, presentato una mozione e pare che i lavori dovrebbero partire nel corso dell’estate.

Il Presidente Valenti ci tiene a sottolineare che nel corso della legislatura che volge al termine, a Palermo si voterà il prossimo anno, hanno promosso diverse iniziative volte allo sviluppo sostenibile e al benessere della comunità, avviando interlocuzioni con aziende del settore delle energie rinnovabili per costruire un percorso concreto sulle comunità energetiche, tema su cui è stata anche approvata una specifica delibera circoscrizionale. L’obiettivo è favorire modelli innovativi di produzione e condivisione dell’energia, con benefici economici e ambientali per il territorio. Sottolinea ancora che hanno organizzato attività in collaborazione con società sportive per promuovere l’attività fisica come strumento di benessere psicofisico e di aggregazione sociale, valorizzando al contempo spazi pubblici come il Parco Florio.

In questa direzione, aggiunge Valenti, si inserisce anche il lavoro svolto per la realizzazione di palestre a cielo aperto, già concretamente realizzate sia al Parco Florio sia nell’area verde di Viale Michelangelo, dotate di strutture oggi pienamente fruibili dai cittadini. Il presidente ci tiene anche a mettere nero su bianco la bonifica dall’amianto della Villetta Peppino Impastato al CEP e la liberazione della postazione anagrafica che era occupata per riaprirla e metterci pure una postazione dei vigili urban. La domanda finale, in questi approfondimenti sulle circoscrizioni (abbiamo iniziato con la Seconda, proseguito con l’Ottava, poi la Terza e la Prima) è ormai un classico che ci aiuta a capire meglio. Cosa fareste nel caso avreste poteri diretti d’intervento e di spesa nella vostra circoscrizione? Le risposte dei due esponenti istituzionali hanno sostanzialmente toccato gli stessi temi. Dalla manutenzione straordinaria di strade e marciapiedi, al miglioramento di pulizia, verde e illuminazione per finire a un maggiore controllo del territorio in termini di sicurezza.


lunedì 30 marzo 2026

Diocesi di Palermo: sette presbiteri ci raccontano i territori e si raccontano tra Passioni, Pasque e Resurrezioni.

 

PORTA DI SERVIZIO

Notizie chiesa locale e universale

28 marzo 2026

Palermo si prepara alla Pasqua: viaggio tra le parrocchie del territorio

 




 Pasqua, Passione e Resurrezione. Sono questi gli argomenti forti di questo periodo liturgico ed esistenziale. Intorno a queste tematiche abbiamo dialogato con sette presbiteri della arcidiocesi di Palermo.

Danisinni

Fra Mauro Billetta, parroco francescano a Danisinni, constata che quando si affaccia sulla piazza su cui si erge la chiesa di Sant’Agnese gli appare un paesaggio controverso, sfregiato dalla non curanza ma illuminato sia da chi sta decorando le case con i colori dell’acqua e i motivi dell’arte normanna, che dall’asilo nido rinato. Quest’anno, aggiunge, si sente di più la fatica della Quaresima, visti gli scenari di guerra.

 Risuona in lui la frase del Vangelo: “Li amò sino alla fine”. Mette insieme il Cristo crocifisso, inerme, e i tanti fragili che attraversano la piazza. Che sanno di avere solo il necessario per un giorno ma che sono fiduciosi, con un sorriso disarmante, tanto che quando bussano alla chiesa per ricevere è molto di più quello che lasciano.

Le persone del quartiere, rivela, hanno il volto “macinato” dalla fatica quotidiana e al contempo un sorriso che dice di quella promessa del vino buono e del buon pane che ha bisogno della fatica prima di essere gustato. La Pasqua a Danisinni, riflette, è celebrata con i tratti di questo passaggio che porta sempre a un inedito e, anche quando tutto sembra perduto, apre strade nuove.

 Nei giorni scorsi, ci dice, la notizia della scarcerazione di uno dei giovani con cui hanno costituito una cooperativa sociale gli ha dato la certezza che possono davvero accostarci alla mensa per celebrare la Pasqua.

Brancaccio

Per don Sergio Ciresi, parroco di San Gaetano a Brancaccio, l’affacciarsi sull’uscio della chiesa significa guardare le strade, i palazzi segnati dal tempo, i luoghi dove giocano i bambini, le facce di chi lotta per tirare avanti.

 E si chiede come collegare Passione e Resurrezione nel territorio. E’ la stessa domanda – afferma – che si pone da quando è stato chiamato a Brancaccio. La Passione dice di viverla ogni giorno, nella disoccupazione che morde le famiglie, nella solitudine degli anziani, nella rabbia dei giovani senza futuro, nelle donne che subiscono violenza, nella dipendenza che distrugge vite.

A Brancaccio la croce per lui è carne, è sangue. È la stessa che ha portato il Beato Pino Puglisi. Declinare la Passione per don Sergio significa non scappare dalla croce, aprire le porte della parrocchia, accogliere chi bussa, ascoltare senza giudicare, stare accanto a chi piange come le donne di Gerusalemme, scendere nel “sepolcro” del quartiere. Perché proprio qui, ne è sicuro, in mezzo a tanto dolore, la Resurrezione irrompe con una forza che nessuno può fermare. La vede nei volti di chi ritrova dignità grazie a un lavoro onesto; nei ragazzi che scelgono di non piegarsi alla logica della strada e si formano; nelle famiglie che si riconciliano; nelle mamme che rialzano la testa; nei volontari che donano tempo e cuore; nei bambini che sorridono perché qualcuno ha creduto in loro. Ne è sicuro.

“Cristo è risorto e con Lui può risorgere anche Brancaccio!”. Una resurrezione, conclude, che non toglie la croce, la riempie di senso perché si devono vivere l’una dentro l’altra, in una mano i chiodi della croce e nell’altra il lenzuolo vuoto del Sepolcro.

 Lo Zen

Per don Giovanni Giannalia, parroco allo Zen 2, nella parrocchia di San Filippo Neri, l’abbraccio di Cristo sulla Croce stringe quel luogo, come tutti i luoghi della Terra, e ne costituisce la speranza.

 Fin dal suo arrivo, ci rappresenta, ha avuto l’impressione che il Signore amasse con amore di predilezione questo pezzo di Palermo. Come pastore va in cerca dei segni della Risurrezione che poi, precisa, è il frutto maturo della Passione.

Qui padre Giovanni ha visto morire Gesù e lo ho visto anche tante volte risorgere. Per il resto, confessa, si segue l’onda della passione e del sentimento, tra entusiasmi e abbandoni repentini che riportano spesso al punto di partenza.

 Eppure ci consegna un leggero ottimismo su questo quartiere che non è fatto solo di case e di mattoni, conclude, ma di persone che, come Cristo, possono risorgere. E spera anche lui, ci lascia così, di risorgere con loro.

Porto

Don Rosario Giuè, rettore della chiesa di Santa Maria di Porto Salvo, riflette pure lui sui temi della Settimana Santa. La storia di Gesù, precisa, è annuncio di un tempo nuovo ma questo dava fastidio al tempio, ai potenti che gliela fecero pagare. Succede a tante persone in luoghi di guerra, di fatica.

 I cristiani per lui non possono fare finta di non essere immersi in questa situazione, la comunità ecclesiale deve farsene carico, denunciare, solo così può parlare di resurrezione. Una fede libera è una fede che sta dentro la laicità della storia e la presenta nella fede al mistero di Dio. Che tutto avvolge, anche se a volte è silenziosa la sua voce.

Un appello per la sofferenza, per don Rosario, ma anche per una Chiesa che dovrebbe trovare nuovi linguaggi, nuove passioni. La passione della croce, conclude, è la passione umana, credere fino in fondo che le cose possano cambiare. Una Resurrezione, vista come grazia e come impegno.

Sferracavallo

Don Francesco Di Pasquale è parroco a Sferracavallo, nella parrocchia dedicata ai santi medici Cosma e Damiano. Sottolinea che l’immagine fuori l’uscio della chiesa è bella, c’è il mare. La parrocchia non è semplicemente in un quartiere, ci ricorda che per gli abitanti è “u paisi”.

 Per lui è una porta aperta, larga, come Panormus, tutto porto. Quando esce per le strade impiega ore perché nella borgata la gente parla, si confronta. Soprattutto nell’imminenza della festa dei santi.

Sferracavallo, prosegue, attira la città, i turisti, è una borgata aperta, che accoglie. Accenna ai riti pasquali che stanno preparando. La Domenica delle Palme, nell’ex cava di Sferracavallo, si svolge dal 1990, ci racconta, la rappresentazione della passione di Cristo. Non soltanto una manifestazione, precisa, ma Vangelo che diventa carne attraverso le persone.

Poi la processione del Venerdì Santo. Affacciarsi sull’uscio della chiesa, conclude, significa anche domandarsi come avvicinare alla comunità cristiana tutti, proprio tutti, come diceva Papa Francesco. L’augurio di don Francesco è che tutti possano vivere il tempo di passione con amore, ciascuno nel proprio ambito, perché solo così sarà resurrezione.

Altavilla Milicia

Concludiamo il nostro viaggio con due suggestioni provenienti dall’alto. La prima dal Santuario della Madonna di Altavilla Milicia, la seconda dal Santuario dove risiede Rosalia.

Don Giosuè Lo Bue è il parroco della Basilica parrocchiale Madonna della Milicia. Quando si affaccia sull’uscio della chiesa, riflette, c’è davanti la meraviglia che invita a guardare verso orizzonti più ampi. La fede, ci dice, è seguire il Signore risorto con la gente che serve nel territorio.

 Dall’altro lato, completa il ragionamento, il Signore è anche il crocifisso. Allora l’invito è prendere il largo, gettare le reti, andare controcorrente, ripartire da dove si sperimenta la sconfitta, la fatica, la fragilità. Nel territorio, tra le tante fragilità, ne elenca tre. La perdita di speranza, i giovani che vanno via per cercare un futuro e il territorio che spesso viene deturpato e ciò non aiuta a guardare la bellezza. Allora lo sguardo pasquale, come testimoni del Risorto, conclude, è quello di lavorare oggi per rendere più abitabile e più bello il territorio e quindi la vita che in esso si svolge.

Santa Rosalia

Don Natale Fiorentino è il parroco del Santuario di Santa Rosalia. La sua prospettiva, e da “acchianatore” seriale me lo aspettavo, individua ogni viandante che arriva, in qualsiasi momento dell’anno al Santuario, come una persona che vive un “passaggio”, un’esperienza pasquale.

Molti fedeli, aggiunge, salgono mentre stanno vivendo una “Passione dolorosa” di qualche tipo. Intraprendono l’Acchianata per sperimentare una “Resurrezione”, sperando nell’aiuto della Santuzza. Precisa che Il portone del Santuario è sempre aperto e spalancato sulla città ed è un invito a provare a fare un “passaggio” dalla morte alla vita.

Da pochi giorni il Santuario presenta all’esterno, c’informa il parroco, la sua Via Crucis, la ‘Acchianata’ di Gesù al Calvario. Nell’ultima stazione, in cima alle scale, c’è una piccola croce, conclude don Natale, con un cuore d’argento. Un ex voto per “grazia ricevuta” portato alla Santuzza. Un passaggio personale, uno dei tanti, dalla passione alla resurrezione.

 

giovedì 19 marzo 2026

Le comunioni e il mercato

 Porta di Servizio

Notizie Chiesa locale e universale

18 marzo 2026

Fede e mercato, cosa prevale? Le ragioni di una scelta coraggiosa

Francesco Palazzo

https://www.portadiservizio.it/2026/03/18/fede-e-mercato-cosa-prevale-le-ragioni-di-una-scelta-coraggiosa/



Fede e mercato, spiritualità e incassi, fuoriserie e meditazione. Il mercato, come l’occhio, vuole la sua parte, spesso quella più consistente. Del resto, nessuno può sottacere che dietro e accanto al mercato e alle lunghe filiere di guadagno che si muovono a latere di eventi come battesimi, comunioni, cresime e matrimoni, si dia da mangiare a tante famiglie.

La questione è stata sollevata dal mondo economico locale rispetto alla riforma riguardante comunioni e cresime messa in campo dall’Arcidiocesi di Palermo. È in atto una riforma del catechismo che prevede un percorso unico di 5 anni, e non più tre, che porterà peraltro a ricevere i sacramenti insieme, nella stessa celebrazione, a 12 anni circa.

Feste simili a matrimoni

Quindi unica festa per comunioni e cresime, guardata la cosa dal punto di vista del mercato, calo di feste e perciò rarefazione di guadagni. Ma tutto può avere questa unica unità di misura? O, meglio. Deve sempre prevalere il fatturato anche se, come in questo caso, si cerca di radicare meglio percorsi per farli andare oltre il rito di un giorno da leoni della fede e poi basta?

Sappiamo, perché i social sono pieni di immagini e video, cosa ormai significhino le feste legate alle prime comunioni. Stesso sfarzo in lungo e in largo, magari in molti casi con inevitabili indebitamenti, dei più scintillanti sposalizi di casate regnanti.

Ricordo la mia prima comunione, all’inizio degli anni Settanta. Un saio bianco che avevano indossato altri cugini prima e che avrebbero indossato altri parenti dopo di me, il giglio d’ordinanza, una semplice festa con pochi parenti, i più stretti, nel piccolo saloncino di casa e un tavolo con alcuni regali. Non perché fossimo poveri, ma per il motivo che si dava forse più importanza alla cosa in sé e non a tutto il resto.

E in effetti da anni frequentavo la parrocchia di San Gaetano a Brancaccio, la tappa del martirio di don Puglisi, ed avrei continuato a farlo sino all’età adulta. Allora le chiese erano piene, adesso molto meno.

Una scelta coraggiosa

Ma proprio per questo la decisione di monsignor Corrado Lorefice va apprezzata nel suo guardare lontano. Perché se avesse voluto aumentare l’audience delle parrocchie, lo share delle presenze, avrebbe potuto abbassare l’asticella del reclutamento, facendo contenti mercato e famiglie. Avrebbe conquistato tanti like sui social, unica unità di misura di questo tempo, tutti contenti, abili e arruolati. E invece ha scelto la strada più complessa e tortuosa. Meno pollici alzati e più contenuti nella costruzione di un percorso spirituale ardimentoso che impegni nella crescita pargoli e famiglie.

La fede nella società d’oggi

Scegliendo una unità di misura, la formazione e il radicamento nelle comunità parrocchiali, che somiglia molto a quella della nostra formazione fuori dai Templi. Riflettiamoci. Riteniamo corretto, infatti, far affrontare ai nostri figli cinque anni di elementari, tre anni di medie, cinque anni di superiori e almeno altri cinque anni di università per arrivare ad una formazione di alto livello spendibile,  purtroppo sempre più spesso lontano da casa, nel mondo del lavoro. A questo aggiungiamo anni di palestra, tennis, canto, nuoto, calcio e tanto altro.

Non appena si arriva alla dimensione spirituale, e si badi bene può essere legata al cattolicesimo ma anche ad altre prospettive religiose, si attiva il cronometro dell’impazienza e si tende a fare tutto di premura. Del resto questo spirito, religioso o laico che sia, cos’è alla fine per il mercato? Più o meno nulla.

E invece è tanto, quasi tutto, in una società che naviga verso incerti e perigliosi orizzonti storici. Sia a livello locale che globale. Ho finito di vedere, nello stesso pomeriggio in cui ho scritto questo contributo che leggete, la miniserie “Adolescence”. Vedetela. Parla dell’omicidio di una giovane e di come i genitori si interroghino, dopo che il figlio si dichiara colpevole, su cosa hanno fatto nella formazione del tredicenne.

Quale mercato

Ecco, il punto di domanda è il seguente per chi scrive. Ammesso, non possiamo negarlo, che il mercato sia l’acquario in cui tutti nuotiamo, dobbiamo però pure concordare che non tutte le sue declinazioni presentano lo stesso spessore qualitativo.

E allora: può essere che ragazzi e ragazze con un profondo percorso spirituale, confessionale o meno che sia, possano alimentare un mercato che produca magari lo stesso fatturato, ma che abbia dei connotati di umanità e di rispetto per sé stessi, per gli altri e per il mondo e che perciò risulti meno legato all’effimero e più ancorato a dimensioni, se non eterne, almeno più durature di un post o di un like?

La questione non è mercato sì o no, ma mercato “come” e con quali attori in campo. La scelta dell’arcivescovo va verso la qualità nella costruzione di adolescenti e famiglie consapevoli. Tali percorsi non depotenziano il mercato ma lo arricchiscono di consumatori consapevoli, in quanto meno fragili e più duraturi nelle loro dimensioni spirituali.

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mercoledì 11 marzo 2026

AFPD Sicilia, le persone con sindrome di down e le famiglie protagoniste di autonomia e inclusione.

 Il Mediterraneo 24

9 marzo 2026

AFPD Palermo, il teatro inclusivo che trasforma creatività e autonomia in esperienze di vita

A Palermo, l’Associazione Famiglie Persone Down (AFPD) accompagna le persone con sindrome di Down e le loro famiglie, promuovendo laboratori teatrali, attività educative e gite culturali. In tutta l'isola segue 300 persone

Francesco Palazzo

https://www.ilmediterraneo24.it/buone-notizie/afpd-palermo-il-teatro-inclusivo-che-trasforma-creativita-e-autonomia-in-esperienze-di-vita/



PALERMO. L’Associazione Famiglie Persone Down (AFPD) è stata costituita a Palermo nel 1980 da un gruppo di genitori. Coadiuva le famiglie per consolidare i progetti di vita delle persone affette da sindrome di down. Ne parlo con Mariella Gennaro e Pippo Rocca, consigliera e presidente del consiglio direttivo che vede coinvolti cinque associati, mentre sono in corso delle prove teatrali.

L’attrice Marzia Coniglio fa da regista, ha esperienza nel sociale e conduce un laboratorio teatrale dentro il carcere Pagliarelli con l’Associazione Baccanica. Da questa esperienza presso l’AFPD, rivela, le torna indietro il finimondo, trattandosi di persone creative sino all’incredibile. Loro, sottolinea, hanno sempre l’incanto, noi lo abbiamo perso. Hanno scritto una filastrocca partendo dalla parola limoncello. Per Marzia tutto può essere utile e tramutarsi in musica perché seguono molto il ritmo.  All’inizio non si fidavano, ricorda, seguivano Francesca Castorina e Bianca Salimeni che già conoscevano in quanto operatrici da anni dell’Associazione. Ha dovuto meritare la loro fiducia. “Quando sono sottotono, continua, per loro non cambia nulla. Tu non hai difetti“.

Il laboratorio teatrale è finalizzato a due appuntamenti, uno spettacolo per le feste natalizie e uno a fine anno. Adesso c’è un progetto che si chiama *Tutti in scena – Esperienze di teatro inclusivo. Vede come promotore l’Associazione Rock10elode e come partner l’Associazione Famiglie Persone Down di Palermo e l’associazione Passpartou, con il Teatro AppArte. L’obiettivo è creare una compagnia inclusiva che realizzi uno spettacolo. Il punto comune saranno i valori legati alla storia di san Francesco.

Le attività settimanali dell’associazione

Le attività sono tante. Durante le mattine, il lunedì si fanno gite a Palermo e dintorni, il martedì un laboratorio sulle competenze relazionali, emotive e cognitive. La Gennaro e il presidente Rocca tendono a sottolineare che non si inseguono miracoli, non si fanno addestramenti, ma si tende a far progredire quanto possibile rispettando i tempi e le scelte di ciascuno, anche simulando situazioni quotidiane da affrontare. Il mercoledì è dedicato ad esercitare le autonomie personali, sociali e relazionali. Il giovedì si prosegue sulla stessa linea con le tematiche emozionali e cognitive. Ma non ci sono solo le persone da affrontare. C’è pure la rete con i device da cui tutti dipendiamo. Per una fascia così fragile l’essere esposti senza difese nel mondo insidioso dei social, può creare più di un problema. E così il venerdì si affronta l’autonomia affettiva nell’era digitale. Il lunedì e il mercoledì si pranza insieme, uscendo a fare la spesa e cucinando. Nei pomeriggi altre attività. Il lunedì artigianato creativo, il martedì teatro, il mercoledì musica, ascoltano e leggono dei brani per capire le emozioni che rimandano. Il giovedì si torna sulle autonomie personali, sociali e relazionali. C’è pure una proiezione lavorativa. Dal lunedì al venerdì, a pranzo, quattro persone a turno confezionano i pasti, li distribuiscono, preparano e rimettono a posto la sala presso  il Convitto Falcone Borsellino. In passato lo hanno fatto presso Villa Igiea e Quinto Canto.

Oltre quella principale di Via Riccardo da Lentini, bene confiscato alla mafia, c’è una casa in Viale Regione Siciliana dove è possibile vivere a piccoli gruppi dei fine settimana con la presenza di un operatore. Dagli anni novanta hanno iniziato le attività in un locale messo a disposizione dentro il Liceo Classico Garibaldi.

Una equipe multidisciplinare in azione

Pippo Rocca riflette sul fatto che i ragazzi nel tempo maturano la consapevolezza della diversità. Le aspettative di vita nel frattempo sono aumentate e si è avvertito con sempre maggiore evidenza il Dopo di noi. Il punto, sottolinea Rocca, non è tanto il dopo, ma il durante, nel senso che occorre adesso fornire loro gli strumenti affinché abbiano una vita accettabile. Collaborano con il Centro malattie genetiche del Cervello, all’inizio c’era la via oltre lo stretto, da tanto tempo equipe ospedaliere multidisciplinari prendono in carico le persone a Palermo e a Catania. Anche in associazione hanno una equipe multidisciplinare, il team psicopedagogico stabilisce quali sono le esigenze a inizio anno. Ci sono uscite serali e andate in pizzeria, sempre con gli operatori. Sono stati a Tenerife, andranno a Saragoza con progetti Erasmus. “Non escludiamo nessuno, sottolinea il presidente, fanno un periodo di prova per vedere cosa si può fare. All’inizio c’era più che altro un accompagnamento dei genitori, essendo allora le persone da assistere molto piccole“.

Sono circa 30 famiglie a Palermo, poi sedi a Catania, Agrigento, Marsala, Partinico e Ragusa, 300 in tutto le famiglie interessate. Molti chiedono aiuto tardi, ma a una certa età, sottolinea il presidente, è difficile intervenire. Quasi tutti quelli afferenti a Palermo sono diplomati presso gli istituti alberghiero e artistico, qualcuno è arrivato alla laurea. Capiscono subito chi non va bene, chiosa Rocca, e lo dicono. Rocca ci dice che hanno sperimentato difficoltà di accettazione delle famiglie negli incontri con i professionisti psico pedagogici. Maria Gennaro rivela che avere un supporto logopedistico pubblico non è facile, spesso ci si deve rivolgere, come nel caso della figlia, a privati. Sottolinea che l’età media delle trenta persone in carico a Palermo va dai 25 ai 50 anni, con pochi bambini.

Le gite non sono soltanto palermitane c’informa la Gennaro. Sono stati al Castello di Carini, a Partinico per un museo di marionette, a San Martino delle Scale. Il 23 marzo, tappa al Castello Utveggio. Da 12 anni in estate vanno a Favignana. Le operatrici dicono che il tempo d’estate comprende un lido balneare a Balestrate con attività in loco. La Gennaro confessa che all’inizio era molto resistente a intraprendere questo percorso. Adesso la figlia ha una buona autonomia grazie anche a un’insegnante di sostegno incrociata durante le elementari. Dopo le prove vediamo due sguardi che si incrociano, si sono conosciuti, rivela un’operatrice, e fidanzati. Il pezzo che stanno provando dice così. “Io dentro di me ho un vuoto cosmico di galassie e tu piangi perché spesso tutto sembra così difficile, ma non ti arrendere, se poi cadi rialzati, la vita ha i suoi superpoteri”. 

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domenica 8 marzo 2026

Don Puglisi e Livatino spiegati agli studenti

 Porta di Servizio

Notizie Chiesa locale e universale

7 marzo 2026

Puglisi e Livatino, fede e verità: l’Ucsi incontra gli studenti

Francesco Palazzo

https://www.portadiservizio.it/2026/03/07/puglisi-e-livatino-fede-e-verita-lucsi-incontra-gli-studenti/



Incontrare i ragazzi nei luoghi deputati alla formazione significa, oltre che confrontarsi con loro, toccare i luoghi dove nasce la democrazia di un Paese. Lo scorso 6 marzo a Palermo, nel plesso di via Fazio dell’Istituto di Istruzione Superiore Duca Abruzzi – Einaudi – Pareto, l’Ucsi (Unione Cattolica Stampa Italiana) di Palermo ha organizzato un momento di riflessione e confronto dal titolo “Martiri per la Verità. L’eredità di Pino Puglisi e Rosario Livatino”, alla presenza di alcune classi che hanno riempito l’auditorium.

Due strade diverse, un solo messaggio

Adele Di Trapani, insegnante nella scuola, vicepresidente Ucsi Palermo e organizzatrice dell’incontro, nell’intervento di presentazione ha evidenziato che parlare di Padre Puglisi e Rosario Livatino non significa solo ricordare due vittime della mafia, ma riflettere su due persone che hanno vissuto fino in fondo fede e impegno civile. Due strade diverse, ma un unico messaggio: la legalità è un gesto concreto di amore verso le persone e la società. Sottolinea agli studenti che la legalità non è una parola astratta: è rispettare le regole anche quando nessuno guarda, è scegliere il bene quando sarebbe più facile voltarsi dall’altra parte, è assumersi responsabilità anche quando costa.

L’incontro, ha precisato, non sarebbe stato a senso unico, domande, riflessioni e curiosità dei ragazzi sarebbero state il cuore dell’incontro. E così è stato. Perché è attraverso il dialogo che la memoria diventa viva e la storia di due uomini così coraggiosi si trasforma, ha concluso Adele, un’occasione per ciascuno di chiedersi: cosa significa oggi stare dalla parte della legalità?

L’idea di una società diversa

Roberto Immesi, giornalista, Responsabile palemitano dell’UCSI, ha sottolineato l’importanza di ricordare due figure come don Puglisi e Livatino, che hanno fatto della loro vita un dono agli altri, testimoniando la loro fede fino al sacrificio più grande e credendo nella possibilità di creare un mondo migliore, diventando esempio per tutti. In tal modo ci hanno voluto comunicare, ha proseguito, che non dobbiamo arrenderci all’idea di una società irredimibile o dominata dalla violenza, perché un altro mondo è possibile.

Puglisi e il protagonismo nel cambiamento

Francesco Palazzo ha introdotto la figura di don Puglisi facendo vedere e ascoltare alcune sue riflessioni ed esortazioni direttamente dalla voce di “3P” che invitava a parlare di mafia dove possibile, anche nelle scuole, metteva in risalto il ruolo del volontariato, lavorava con i bambini ma soprattutto con gli adulti, e magari è stato ucciso proprio per questo.

Inoltre, ha aggiunto Palazzo, con il suo “Se ognuno fa qualcosa si può fare molto”, invita tutti e ciascuno a non essere spettatori ma protagonisti cercando di cambiare le cose nel quotidiano. Applicando magari il suo metodo. Fatto di studio, confronto, contaminazioni con il territorio, riflessioni, meditazioni, azioni e verifiche. Senza chiedere permessi a nessuno. Come ha fatto lui, ha concluso Palazzo, che di fronte la chiesa di San Gaetano fondò il Centro Padre Nostro.

Le domande di studenti e studentesse non si sono fatte attendere. Chiedono se la morte di Puglisi ha cambiato qualcosa e perché ha deciso di combattere pur sapendo che poteva perdere la vita. Il giornalista Michelangelo Nasca, vicepresidente Ucsi Sicilia, uno dei relatori, nel ricordare l’occhio nero con il quale don Puglisi si presentò a scuola un giorno, ha affermato che don Pino non si è fermato perché era “troppo prete”.

Un magistrato “francescano”

Luca Insalaco, giornalista, avvocato e revisore dei conti Ucsi Sicilia, ha tracciato un primo profilo del giudice Livatino. Facendo vedere all’uditorio giovanile uno spezzone del film “Il giudice ragazzino”, ricorda di aver studiato a Canicattì nello stesso liceo classico frequentato dal futuro magistrato.

Un giudice che frequentava poche persone, sobrio, quasi francescano, che si presenta un 16 agosto per firmare la scarcerazione di una persona che ne aveva diritto, pur di non farlo stare un’ora in più in carcere. Da quando è avvocato, ha rivelato Insalaco, conoscendo dall’interno il mondo della giustizia, ammira ancora di più Livatino. Era inavvicinabile, prosegue Insalaco, non rilasciava interviste, non era iscritto ad associazioni, riteneva che il magistrato debba non solo essere ma anche apparire indipendente. Dopo una retata non si prestò alla foto di gruppo, una volta si nascose dietro un pilastro.

Insalaco, nel ricordare che a scuola i suoi compagni lo chiamavano “centunanni” per la sua saggezza e che una volta lo chiusero in tribunale perché si intrattenne come sempre sino a tardi, riporta quello che Livatino scrisse nella sua agenda nel momento in cui giurò da magistrato, il 18 luglio 1978. “Oggi ho prestato giuramento: da oggi sono in magistratura. Che Iddio mi accompagni e mi aiuti a rispettare il giuramento e a comportarmi nel modo che l’educazione, che i miei genitori mi hanno impartito, esige”.

Una fede incarnata

Le interazioni degli studenti sono proseguite. Cosa rendeva Livatino diverso rispetto agli altri giudici? Ci sono ora altri giudici che si pongono come uomini di fede e magistrati? Come possiamo fare noi giovani per portare avanti le azioni di Puglisi e Livatino? Una ragazza del giornale scolastico chiede perché non si è fatto nulla per proteggere Puglisi, perché la mafia riesce a trovare spazio nella società e cosa possiamo fare oggi per contrastare la mafia.

Michelangelo Nasca rileva che Livatino è il primo magistrato che la Chiesa dichiara beato per come ha incarnato la fede. Sapeva di correre dei pericoli. Quando andava a comprare le scarpe non entrava mai nel negozio, si faceva dare diverse misure, le provava a casa e poi teneva quella giusta. Nasca, nel ricordare il coraggio di Pietro Nava, il testimone che casualmente assistette all’omicidio, testimoniò ed è diventato il primo testimone di giustizia, narra un aneddoto riferendo che Livatino, che i compagni chiamavano “Saro”, a ricreazione rimaneva in classe per aiutare i compagni in matematica, materia in cui eccelleva. Ma non volle, ha precisato Nasca, copiare il compito di matematica il giorno in cui stava male.

Il monito ad Agrigento

Michelangelo ha tracciato altri segni particolari della vita del giudice ragazzino. Come la preghiera davanti al carcerato boss nella meraviglia degli astanti (“Chi ha fede prega, chi non ha fede tace” rispose il giudice). O il fatto che il Vangelo di Livatino era tutto sottolineato a matita. Nasca ha infine fatto vedere il video dell’invettiva contro la mafia nella Valle dei Templi di Giovanni Paolo II. Il Papa polacco aveva appena incontrato i genitori di Livatino, ha portato alla memoria Nasca, ed era rimasto sconvolto dalla madre del giudice che ripeteva in continuazione: “Me lo hanno ucciso”.

Seguono altre domande di alcuni dei circa 100 studenti e studentesse presenti. Una ragazza chiede cosa direDonbbe oggi don Puglisi ai giovani in territorio di mafia. Adele Di Trapani risponde che Puglisi ha portato dei frutti, perché se il seme non muore non può dare frutto, e i frutti, dice ai ragazzi e alle ragazze, siete anche voi oggi presenti a questo incontro.

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