venerdì 15 maggio 2026

Don Lorefice e il monito contro i mafiosi che vogliono marcare il territorio

 Porta di Servizio

Notizie Chiesa locale e universale

14 maggio 2026

Il forte monito dell’Arcivescovo dopo i danneggiamenti e le intimidazioni mafiose

Francesco Palazzo

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“Chi usa la violenza non è un uomo, ma si riduce ad animale”. Era l’estate del 1993 e don Puglisi pronunciò questa frase durante un’omelia in risposta alle intimidazioni mafiose contro la Parrocchia di San Gaetano, se stesso e soprattutto nei confronti di esponenti del Comitato Intercondominiale Hazon, con cui 3P collaborava, cui in una notte di giugno erano state incendiate le porte di casa.

È uno dei concetti espressi da don Corrado Lorefice il 13 maggio a Sferracavallo, guidando la Via Matris dopo le pesanti minacce rivolte ai commercianti del luogo, alla presenza del parroco della Chiesa S. Cosma e Damiano don Francesco Di Pasquale, dei parroci di altre parrocchie e di fedeli al loro seguito.

Il Parroco di Tommaso Natale, chiesa di S. Giovanni Apostolo, don Giovanni Lo Giudice, il parroco di Sant’Ambrogio, don Silvio Sgrò, Vicario Episcopale, il parroco dell’Addaura, don Nino Rocca. Noi crediamo, ha precisato l’arcivescovo, che lo Stato è capace di rispondere ai problemi della città degli uomini, lo dobbiamo gridare a voce alta, nessuno deve pensare che si può sostituire alle istituzioni, non lo permettiamo a nessuno, perché marcare il territorio lo fanno i cani, gli animali (ecco il riferimento a Puglisi), noi vogliamo camminare liberi per le nostre strade. In un intervento denso di significati, l’arcivescovo ha anche ricordato che l’atto di condivisione delle ferite è liberazione.

Noi possiamo dire, ha continuato, la parola che possono temere tutti, a maggior ragione quelli che pensano di farci paura, la solidarietà nella condivisione delle ferite è fonte di salvezza. Poi, riferendosi al vicino tratto dell’autostrada dove 34 anni fa, tra pochi giorni è l’anniversario, la mafia uccise Falcone, la moglie Francesca e gli agenti della scorta, ha ricordato che abbiamo superato tanto a Palermo, supereremo pure questo, combattendo le false istituzioni che si vogliono sostituire allo Stato, alla sua Costituzione che ci vuole liberi e realizzati nel lavoro e nella dignità di tutti.

Nessuno deve stare zitto, ha quasi gridato don Corrado, se parliamo, se gridiamo, se stiamo insieme nessuno può limitare la nostra vita e le nostre attività. Poi l’Arcivescovo, questa volta con il sorriso, ricorda quando nei tempi passati veniva a Palermo per qualche incontro e sentiva alla fine come una devozione quella di venire a Sferracavallo e mangiare buon pesce.

A Sferracavallo si deve venire, ha proseguito, nella gioia, con serenità a gustare quello che è capace di offrirci. Non è soltanto un messaggio rivolto a Sferracavallo, ma a tutta la città. Don Corrado in questo è chiaro. Contro quelli che vogliono marcare il territorio come gli animali, riprende il ragionamento puglisiano di prima, se dobbiamo essere allo Zen saremo lì, se dobbiamo essere a Sferracavallo siamo a Sferracavallo, se dobbiamo essere ovunque ci saremo, dobbiamo stare insieme per condividere le ferite, perché la condivisione è certezza di vittoria.

È una Via Matris e l’Arcivescovo cita il Magnificat, il cantico di Maria nel Vangelo di Luca, che esprime il rovesciamento dei valori umani, gli umili vengono innalzati e i potenti e i superbi abbassati. O quelli che si credono potenti, sottolinea Lorefice. Oggi c’è di nuovo la tentazione, così ha concluso don Corrado, di sostituirsi a Dio, di pensarsi onnipotenti. Ogni cultura mafiosa è delirante, rafforza il concetto la guida della chiesa palermitana, perché un uomo pensa di sostituirsi a Dio.

Noi a maggior ragione diciamo, e così chiude don Corrado, che riconosciamo l’unico onnipotente che è il figlio di Maria e figlio di Dio. È una chiesa, questa palermitana, sempre più presente nel territorio con il suo vescovo e un numero sempre crescente di parroci. Non soltanto per dire la propria su atti violenti o delinquenziali, basti pensare alla lotta al traffico di droga. Ma pure in momenti in cui la città si ferma per ricordare biografie positive, belle.

Basti ricordare, per restare all’ultimo periodo, le esequie della professoressa del Vittorio Emanuele e quelle che si celebreranno venerdì 15 maggio, sempre in Cattedrale, della piccola tifosa rosanero Alessia La Rosa. Portata via da un male che non le ha lasciato scampo, ma che è rimasta viva e presente per tutta la città che le ha dedicato un continuo pellegrinaggio recandosi in massa al Barbera per renderle omaggio. Riuscendo anche ad unire le tifoserie palermitane e catanesi, come ha ricordato, in un’intervista molto bella sulla piccola Alessia, il presidente del Palermo, Dario Mirri.

Finendo con la Via Matris, don Francesco Di Pasquale riflette sulla buona risposta del quartiere, dei commercianti, c’erano centinaia di persone. Sferracavallo, evidenzia, rimane una borgata come tutte le altre, con le problematiche della nostra città, che non vanno trascurate. Ci auguriamo, prosegue, che anche le borgate marinare possano avere maggiori attenzioni almeno nelle cose più importanti, come il controllo del territorio.

Adesso tocca ad altri, sottolinea, fare la loro parte dopo avere raccolto le proteste, le preoccupazioni, e anche le speranze, dei cittadini delle borgate che sono state segnate da vili attentati. Aggiungiamo che oggi diversi lidi di Isola delle Femmine hanno trovato inequivocabili intimidazioni estorsive.

Don Francesco conclude ricordando la vocazione turistica di Sferracavallo, il mare, i ristoranti e l’ambiente circostante, molto bello perché offre la possibilità di passeggiare sul lungomare di Barcarello e godere dello spettacolo della natura. Ci auguriamo, chiosa don Francesco, che il bene e il bello possano contagiare coloro che spesso vivono nel buio, nelle tenebre, lontani da Dio.

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venerdì 8 maggio 2026

"Leggi bbonu i carti e parra cca genti". La celebrazione in memoria dei giornalisti siciliani uccisi dalla mafia.

 Porta di Servizio

Notizie Chiesa locale e universale

7 maggio 2026

L’arcivescovo Lorefice ai giornalisti: “Cercate sempre la verità”

Francesco Palazzo



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“Leggi bbonu i catti, e parra cca ggenti” (leggi bene le carte e parla con la gente) è la famosa massima di Mario Francese, cronista di nera del Giornale di Sicilia ucciso dalla mafia il 26 gennaio 1979. Durante l’omelia, in occasione della Celebrazione Eucaristica dedicata agli otto giornalisti siciliani uccisi da Cosa nostra dal 1960 al 1993, tenutasi nel pomeriggio di ieri 6 maggio a Palermo, presso la chiesa di San Francesco di Sales, protettore dei giornalisti, l’arcivescovo monsignor Corrado Lorefice ha ricordato, pronunciandola in siciliano, questa doppia esortazione di Francese.

Li ha citati uno per uno, don Corrado, gli otto giornalisti ammazzati dagli uomini del disonore. Cosimo Cristina, Mauro De Mauro, Giovanni Spampinato, Mario Francese, Peppino Impastato, Giuseppe Fava, Mauro Rostagno e Beppe Alfano. Alla presenza di molti giornalisti e giornaliste, di rappresentanti dell’amministrazione comunale, del consiglio comunale, di autorità militari, nonché  del nuovo Presidente della Corte d’Appello di Palermo Antonio Balsamo e di tante persone e giovani, l’arcivescovo ha aggiunto, commentando un passaggio delle letture, che ‘dimorare’ è un termine caro a un vero giornalista. Che è un ricercatore di notizie, di fatti, un artigiano, così lo ha chiamato con un’immagine suggestiva, che rimane sul pezzo, si sporca le mani per approfondire i fatti.

Gli otto giornalisti, ha continuato, sono stati amanti della verità e della giustizia e per questo hanno perso la vita combattendo la struttura di peccato e di perdizione che è la mafia. Poi, riprendendo un altro passaggio evangelico, “Nessuno ha amore più grande di questo dare la vita per i propri amici”, riferendolo agli otto giornalisti, ha pure ricordato che sulle tombe del vescovo salvadoregno Oscar Romero e di don Pino Puglisi, uccisi per il loro ministero, è stata riportata questa frase, questo sacrificio martiriale, del dare la vita per i propri amici.

Essere veri giornalisti, ha concluso l’arcivescovo, significa abitare la storia cercando la verità, anche sino al sacrificio di sé stessi, come hanno fatto coloro di cui si fa memoria. Finché ci saranno uomini e donne disposti a dare anche la vita, il male non prevarrà.

La celebrazione, organizzata dell’Ucsi (Unione Cattolica Stampa Italiana) Palermo e dell’Ufficio Diocesano per le comunicazioni Sociali e Ufficio Stampa dell’Arcidiocesi di Palermo, è stata preceduta da due interventi, quello di Roberto Immesi, presidente palermitano dell’Ucsi, e di Luigi Perollo, Responsabile Diocesano dell’ufficio per le Comunicazioni Sociali. Perollo ha portato all’attenzione di tutii che la preghiera che si aggiunge alla memoria la fortifica, la rende più radicata nelle nostre vite. Immesi ha sottolineato che come giornalisti cattolici si è voluta onorare la memoria di chi ha dato la vita per questa professione con lo specifico proprio, ossia con una celebrazione eucaristica. Grazie alla disponibilità dell’arcivescovo di Palermo e dell’Eparca di Piana degli Albanesi, alla loro presenza, ha aggiunto, si è realizzata per la prima volta una iniziativa che si vorrebbe trasformare in un appuntamento fisso da ripetere ogni anno.

Alla fine della celebrazione il nuovo Presidente della Corte d’Appello di Palermo, Antonio Balsamo, ci ha detto che i giornalisti sono stati di un’importanza fondamentale nella lotta contro la mafia. In particolare, lui ricorda sempre il grandissimo lavoro fatto da Mario Francese. In un periodo storico, ha precisato, in cui era ardua una ricostruzione delle dinamiche della mafia, Francese è riuscito a tracciare un quadro delle attività, delle dinamiche e della modernizzazione di Cosa nostra, che ha aiutato a fare luce su un’intera stagione della nostra storia. L’auspicio, ha concluso, è che ci siano tante persone animate dalla sua stessa carica ideale e dalla stessa capacità di suscitare indignazione e coscienza civile.

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mercoledì 6 maggio 2026

La memoria dei giornalisti uccisi dalla mafia. Una celebrazione con Don Lorefice

 Porta di Servizio

Notizie Chiesa locale e universale

5 maggio 2026

Ricordare i giornalisti uccisi, testimonianza di impegno civile

Francesco Palazzo



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Il 3 maggio è la “Giornata mondiale della libertà di stampa”, promossa nel 1993 dall’Onu, e la “Giornata nazionale in memoria dei giornalisti uccisi a causa della loro professione”, istituita dal Parlamento nazionale, ma è la stessa data in cui è stata indetta dall’Unci (Unione Nazionale Cronisti Italiani), la giornata, varata nel 2006 e operativa dal 2008, in ricordo dei giornalisti vittime nel dopoguerra delle mafie e del terrorismo.

Ogni anno il 3 maggio rivedo il film Fortapàsc che ci racconta il martirio del giornalista campano Giancarlo Siani. Quest’anno a Palermo, per la prima volta, su iniziativa dell’Ucsi (Unione Cattolica Stampa Italiana) Palermo e dell’Ufficio Diocesano per le comunicazioni Sociali e Ufficio Stampa dell’Arcidiocesi di Palermo, si svolgerà domani 6 maggio alle 18, presieduta dall’Arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice, una celebrazione presso la chiesa di San Francesco di Sales, protettore dei giornalisti, che sorge sopra la stazione Notarbartolo.

È un’occasione per onorare il sacrificio dei giornalisti siciliani uccisi dalla mafia (Cosimo Cristina – 1960, Mauro De Mauro – 1970, Giovanni Spampinato – 1972, Mario Francese – 1979, Peppino Impastato – 1978, Giuseppe Fava – 1984, Mauro Rostagno – 1988 e Beppe Alfano – 1993) e ricordare tutti i giornalisti perseguitati o imprigionati a causa dello svolgimento del proprio dovere.

A maggio 2026, una ventina di giornalisti in Italia vivono sotto scorta permanente e centinaia sono sotto sorveglianza delle forze dell’ordine per inchieste su mafie e criminalità organizzata. Ciò sta a dimostrare, e del resto sono segnali chiari i colpi di fucili da guerra a Sferracavallo, i recenti e continui arresti da un lato e le sentenze dall’altro, come le mafie siano ancora presenti e dunque quanto sia importante un giornalismo libero che ne racconti le azioni e ne sveli gli interessi. Proprio come fecero Cosimo, Mauro, Giovanni, Mario, Peppino, Giuseppe, Mauro e Beppe in periodi storici, contesti e situazioni differenti. Ma sempre con la schiena dritta e il coraggio di scoprire, raccontare, svelare. Pur sapendo i grandi rischi che correvano.

“Non ha paura a scrivere certe cose?” chiese una studentessa a Giancarlo Siani e lui rispose: “Ogni tanto sì”. Subito dopo, uno studente gli domandò: “E allora perché lo fa?”, seguì un attimo di riflessione e Siani rispose: “Perché è il mio lavoro, perché l’ho scelto. E non è che mi senta particolarmente coraggioso nel farlo bene. È che la criminalità, la corruzione, non si combattono soltanto con i Carabinieri. Le persone per scegliere devono sapere, devono conoscere i fatti. Allora quello che un giornalista-giornalista dovrebbe fare è questo: informare”.

Non possiamo che essere certi che tale programma fosse insito nella missione di tutti quelli che hanno versato il loro sangue contro gli uomini del disonore ed è lo stesso di quanti continuano a fare nomi e cognomi e a svelare trame criminali. Nel 2006 l’Unci, approvando l’ordine del giorno che istituiva tale giornata, affermava che “il sacrificio dei giornalisti uccisi nell’esercizio del proprio dovere di informare segna una dolorosa tappa del cammino di progresso civile di ogni comunità democratica che ha nell’informazione uno dei pilastri fondanti del proprio contratto sociale.

I nomi e le storie dei colleghi uccisi, in massima parte cronisti, costituiscono irrinunciabili testimonianze di impegno civile e deontologico che devono essere tenute sempre vive nella memoria collettiva dei cittadini. I colleghi sono ricordati con singole manifestazioni e premi giornalistici: la Giornata li accomunerà e renderà più evidente il tributo pagato dai giornalisti italiani”.

Quasi tutti, se non tutti, i giornalisti che verranno ricordati domani hanno ciascuno un albero a proprio nome nel Giardino della Memoria inaugurato il 5 gennaio 2005 a Ciaculli in un terreno confiscato. Ogni giorno nel tragitto palermitano mi capita di transitare da via delle Magnolie, dove fu visto l’ultima volta Mauro de Mauro, e da viale Campania, dove venne ucciso Mario Francese. Stessa cosa, nei mesi estivi, mi succede passando quasi ogni giorno nei pressi del Casolare Peppino Impastato a Cinisi, altro luogo di memoria. Una memoria collettiva, quella costituita dai giornalisti siciliani uccisi da Cosa nostra, che la Chiesa di Palermo, con il suo massimo esponente, rende con questa celebrazione ancora più viva, attuale e, per utilizzare un tema caro al Concilio Vaticano II, “incarnata”.

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Dallo ZEN al Parco della Favorita, da Mondello al Monte Billiemi, un viaggio nella VII Circoscrizione di Palermo

Il Mediterraneo 24

4 Maggio 2026

Viaggio nella VII Circoscrizione di Palermo, tra mare e periferie: “Più autonomia e gestione diretta delle spiagge”

Francesco Palazzo



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 PALERMO. La VII Circoscrizione fa quasi 77mila abitanti, è quella più a nord di Palermo e con l’estensione più ampia. Al suo interno Capo Gallo, Partanna Mondello, Mondello, Sferracavallo, Arenella, Vergine Maria, Addaura. Tanto mare ma anche Monte Pellegrino, la Piana dei Colli, il Monte Billiemi, Pallavicino, Cardillo, Tommaso Natale, lo Zen. Poi tante ville, Boscogrande, Castelnuovo, de Cordova, De Simone – Wirtz, Igiea, Lampedusa, Niscemi, Pantelleria, Partanna, Scalea, Speziale, tutti i villini storici di Mondello. Annovera anche la Palazzina Cinese, quella dei Quattro Pizzi, la Tonnara Bordonaro. Non dimenticando il Parco della Favorita, le Grotte dell’Addaura, le Riserve di Capo Gallo e Monte Pellegrino. Insomma, tanta roba e un lungo tratto di costa che va dall’Arenella a Sferracavallo. Ne parliamo con il presidente Giuseppe Fiore e con il consigliere Giovanni Galioto.

Capitolo decentramento. Per il presidente affinchè l’istituzione circoscrizione possa diventare presidio di prossimità, ci vorrebbe un decentramento non solo amministrativo ma anche funzionale e finanziario. Con autonomia di spesa su manutenzioni leggere, arredo urbano, verde, piccole opere. Condivide Galioto, il quale aggiunge che la circoscrizione dovrebbe gestire soprattutto la risorsa strategica costituita dalle spiagge. Il presidente riflette sul fatto che i rapporti con le partecipate e il governo cittadino sono fondamentali per risolvere molte criticità. Negli ultimi anni, aggiunge, hanno avviato interlocuzioni costanti con le partecipate e il governo cittadino, trasferendo segnalazioni fotografiche e geolocalizzazioni e richiedendo interventi su buche, illuminazione, rifiuti ingombranti e caditoie e sollecitando sulla sicurezza stradale, il decoro e i servizi scolastici. Ritiene che la collaborazione sia stata efficace, anche se non sempre i tempi di risposta sono adeguati alle esigenze del territorio. Anche per il consigliere Galioto il dialogo è costante, ma per raggiungere risultati rapidi ed efficaci, soprattutto su rifiuti e spiagge, ci vorrebbe più coordinamento. In questa legislatura, iniziata nel 2022 e che volge al termine, Fiore ci rappresenta che sono state avanzate mozioni e ordini del giorno su sicurezza stradale, verde pubblico, manutenzione e servizi, seguiti da sopralluoghi con tecnici comunali e partecipate per monitorare le criticità.

Le proposte che hanno avuto seguito, apprendiamo, riguardano interventi di manutenzione su strade e marciapiedi, installazione di segnaletica stradale, pulizia straordinaria in aree critiche, attivazione di tavoli tecnici su mobilità e sicurezza. Ancora da affrontare il potenziamento di personale, i piani di riqualificazione di aree verdi e il miglioramento della rete di illuminazione. Sono stati promossi incontri con cittadini e associazioni per ascoltare bisogni e proposte e progetti sociali e culturali con scuole e associazioni, oltre che attività di sensibilizzazione su ambiente, legalità, inclusione. Galioto aggiunge che si sono spesi pure sulla valorizzazione del litorale. Per Fiore i rapporti con le scuole hanno generato progetti di educazione civica, sicurezza stradale e cura degli spazi comuni.

Con le associazioni si è creata una Rete di comunità. Con le parrocchie si sono messe in campo attività di solidarietà e aggregazione. Galioto sottolinea che con scuole, associazioni e parrocchie le collaborazioni sono fondamentali, insieme hanno realizzato attività ambientali, giornate ecologiche e iniziative sociali, spesso nelle aree costiere. Parlando delle potenzialità della circoscrizione, per il presidente quelle espresse si riferiscono alla forte presenze di associazioni, alle reti scolastiche, al patrimonio culturale e paesaggistico significativo e alla comunità viva e partecipativa. Quelle inespresse fanno riferimento agli spazi pubblici non valorizzati, alla carenza di servizi di prossimità e alla mancanza di interventi strutturali. Per Galioto il punto di forza maggiore è il mare: spiagge come Mondello, Addaura, Sferracavallo, Vergine Maria ed Arenella sono un’enorme risorsa da valorizzzare meglio.

Rivolgiamo ai due esponenti istituzionali la stessa domanda fatta a tutti i nostri interlocutori precedenti della prima, seconda, quinta, sesta e ottava circoscrizione e che faremo a quelli delle due circoscrizioni rimanenti, la terza e la quarta. Quali sono le prime cose che fareste se foste sindaci con ampi poteri sulla vostra circoscrizione? Il presidente pensa a un piano straordinario di manutenzione e decoro, con interventi rapidi e programmati, ad una rigenerazione degli spazi pubblici, creando luoghi di aggregazione sicuri e inclusivi e al rafforzamento dei servizi di prossimità, con sportelli decentrati, servizi digitali e maggiore presenza delle partecipate sul territorio. Il consigliere Galioto si spenderebbe subito sulla pulizia e la gestione efficiente delle spiagge, sulla manutenzione immediata di strade e spazi pubblici, sulla sicurezza e su più servizi per cittadini e turisti. Fiore e Galioto credono che siano importanti visioni di lungo periodo, non interventi emergenziali e un sistema di ascolto permanente del territorio.

Finiamo con un focus su due luoghi, molto diversi e importanti della circoscrizione, Parco della Favorita e Zen. Per Fiore e Galioto il parco deve rimanere fruibile da tutti, con un modello di gestione più sostenibile. L’obiettivo è ridurre progressivamente il traffico veicolare, privilegiando pedoni, ciclisti e attività all’aria aperta, senza però creare disagi. Serve un percorso graduale, condiviso e accompagnato da valide alternative di mobilità. Solo così sarà possibile valorizzare davvero il parco come grande polmone verde della città. Per quanto riguarda lo Zen, presidente e consigliere sostengono che vada affrontato con un approccio complessivo, non con interventi isolati. Sicurezza, servizi e opportunità devono andare insieme. Serve una presenza costante delle istituzioni, ma anche investimenti concreti in scuola, formazione, lavoro e spazi pubblici. Riqualificare significa non solo migliorare le strutture, ma creare opportunità reali per chi ci vive, soprattutto per i giovani. Solo così si può costruire fiducia e avviare un cambiamento duraturo.

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