lunedì 28 maggio 2012

PD siciliano: i lupi che non riuscirono a mangiarsi il Lupo.


Francesco Palazzo

Forse la sintesi di un delegato della provincia che usciva dall'Assemblea Regionale de PD, svoltasi ieri, può dire bene quello che è successo. “Eravamo venuti per bastonare e siamo stati bastonatì”. E non si riferiva tanto alla lite vera e propria, quasi sfiorata all'inizio della discussione, per il voto che si voleva vietare a due deputati regionali. Ma proprio al fatto che molti delegati erano venuti convinti di votare la sfiducia a Lupo, e invece se ne sono andati abbastanza delusi. Il segretario, entrato nell'assise come un vaso di coccio tra vasi di ferro, ne esce molto rafforzato. Insomma, l'ex cislino l'ha svangata. Sarà pure un compromesso al ribasso, ma in un partito allo sbando, è probabilmente l'esponente che riesce ad avere un minimo di lucidità in più di tutta la truppa. Sì, ci sarà l'ufficio politico che lo coadiuverà, ma è appena un dettaglio concesso a chi già aveva evidentemente tirato i remi in barca sin dalla mattina. Giuseppe Lupo ha evitato, da un lato, la votazione della mozione contro, che a quanto pare alla fine aveva pochi numeri a favore (“Quattro amici al bar”, secondo Crisafulli), dall'altro il commissariamento di Roma. Che, peraltro, a sentire l'uomo mandato da Bersani a Palermo, è stato prospettato senza molta convinzione, sperando di tenersi fuori dalla palude siciliana. Il risultato alla fine è che ne esce fuori un partito “malato e spaccato, sfasciato in tutta la Sicilia”, come afferma più d'uno. I democratici si proiettano adesso verso le elezioni regionali, ma ci arrivano davvero in condizioni disperate e confuse. “Neanche Foderà ci può”, sentenzia un delegato catanese, ricordando un grande luminare che aveva fama di risolvere anche i casi impossibili. L'impressione, in effetti, è che il PD, si è impegnato sino allo spasimo a sfaldare il centrodestra alla regione, ma levando, uno dopo l'altro, i pilastri che tenevano in piedi quella granitica struttura di potere, si è dimenticato di uscirne un attimo prima che tutto gli cascasse rovinosamente addosso. A livello nazionale è accaduto qualcosa di diverso. Lì il PD ha contribuito a mandare a casa Berlusconi, ma a perderci è stato soltanto il PDL, mentre i democratici sono stati l'unico partito a tenere nella recente tornata amministrativa. Allo stato dell'arte, quindi, il partito siciliano rischia di essere nuovamente, soprattutto se si proietta il ragionamento sulle politiche del prossimo anno, il punto debole della catena, il luogo che, ancora una volta, potrebbe portare meno consensi alla causa del centrosinistra, più o meno allargato. Intanto, c'è la montagna delle regionali. Si ripete il copione palermitano. Quello che doveva essere il vincitore annunziato della tornata elettorale, a 150 giorni dalle urne, non sa cosa fare e, soprattutto, con chi. Tanto che uno degli intervenuti alla direzione regionale si chiede “se il PD è la soluzione dei problemi della Sicilia, o se, oggi, è esso stesso il problema”. C'è ancora in circolo, e non potrebbe essere altrimenti, tutta l'adrenalina della campagna elettorale appena conclusasi. Soprattutto il risultato palermitano condiziona gran parte delle reazioni. La botta è stata forte. Non soltanto per la bassa percentuale, ma per i tanti che non ce l'hanno fatta a strappare il biglietto per Sala delle Lapidi. In un partito senza orientamento, i destini dei singoli contano più di quelli dell'insieme. Ora alcuni sodalizi si sfalderanno e molti cercheranno di trovare altri posizionamenti. E anche di questo si è avvantaggiato Giuseppe Lupo. Ma lo stato di malessere di questo partito in Sicilia, è solo in parte spiegabile con quello che è accaduto nel capoluogo e in altri centri più o meno piccoli dell'isola. Nell'ultima domenica di maggio la sensazione è quella di un partito sfiduciato, composto da tante squadre che seguono ognuna il proprio capitano, che però cambia idea da un momento all'altro. Lasciando disorientate le retrovie. Che seguono la linea, ma sempre con maggiore sofferenza e stupore. Insomma, questa legislatura regionale finisce come era iniziata per il PD. Era diventato un partito di lotta e di governo. Ora non ci sono più né l'una né l'altro. I bersaniani mollano la sponda del governo regionale e non vedono l'altra riva. “Siamo rimasti con il cerino acceso in mano”, sentenzia un onorevole dell'ARS. Ma, soprattutto, i democratici siciliani sembrano ormai all'opposizione di se stessi. E non è una buona notizia per la Sicilia che va alle urne.

venerdì 25 maggio 2012

Orlando e il PD, chi si nasconde perde.


CENTONOVE
Settimanale di Politica, Cultura, Economia
N. 20 del 25 maggio 2012 - Pag. 2
Vince chi ci mette la faccia
Francesco Palazzo

I palermitani si sono convinti che Orlando lo sa fare e ciò è bastato a premiare l'esperienza rispetto a un nuovo che è rimasto impalpabile ai più. La carta d'identità è solo un aspetto dell'essere giovani, quello più formale, poi viene la sostanza. E questa non si è capita o non è stata spiegata bene. Ma forse è più corretto dire che Orlando è l'unico big che ha avuto il coraggio di metterci la faccia. Non l'hanno fatto i leader del PD, si sono guardati bene dal provarci i nomi grossi del PDL. Hanno avuto paura di rompersi l'osso del collo e si sono rifugiati dietro le parole d'ordine nuovo e giovane. Quando, invece, con i tempi che corrono, le persone hanno bisogno di fiducia e di sicurezza. E lo slogan, “Lo sa fare”, ha fatto subito presa nei quartieri popolari e nella città borghese. I partiti che più hanno preso la scoppola, travolti dal ciclone orlandiano, sono stati soprattutto due, il PDL e il PD. Se per gli ex berlusconiani ciò era ampiamente preventivabile, i democratici dovevano al contrario essere il primo partito che sarebbe dovuto passare all'incasso dopo due legislature disastrose del centrodestra nel capoluogo. Invece sono stati i più puniti dall'elettorato, più del PDL, a cui comunque bisogna sommare la percentuale di Grande Sud. Il fatto è che mentre i dirigenti regionali del partito di Bersani si pavoneggiavano nell'avere neutralizzato il centrodestra alla regione, ma ciò è accaduto due anni addietro, non si sono accorti che lo scenario è oggi completamente cambiato. E hanno continuato a ragionare con lo schema vecchio. Perciò, per il giovane candidato su cui avevano puntato a Palermo, Ferrandelli, sono stati fatti venire a comiziare tutti i pezzi da novanta nazionali. E mentre riempivano teatri e cinema, non si accorgevano che le urne si svuotavano e la gente già guardava da un'altra parte. Sino alla vigilia del primo turno erano convinti che avrebbero sbancato, lanciando in aria percentuali a loro favore che non stavano nelle cose che scorrevano sotto gli occhi di tutti. Ora, a livello cittadino e regionale la resa dei conti si sta facendo più serrata e cruenta. E non è una buona notizia, perché la Sicilia rischia di arrivare alle imminenti elezioni regionali con quello che doveva essere il più grande partito riformista alla canna del gas. Detto questo, sul dato elettorale bisogna stare attenti. Palermo non si è convertita in una comunità che ha abbandonato del tutto il centrodestra. Tra tutti gli elettori che hanno espresso un voto per le liste al primo turno, più del 62% ha scelto partiti riconducibili al centrodestra, il resto, neanche il 38%, ha promosso liste o raggruppamenti politici che si possono riferire al centrosinistra. La consistenza numerica schiacciante determinatasi in consiglio comunale, potrebbe distogliere da questo stato di cose. Ma sia il sindaco eletto, sia i consiglieri che lo affiancheranno a Sala delle Lapidi, dovranno porsi il problema di convincere della bontà delle loro azioni la maggioranza dei palermitani che non ha votato per loro. Cominciando a dare risposte, speriamo efficaci e durature, ai molteplici e gravosi problemi che sono sul tappeto. E' chiaro che la politica fatta con le parole e assai più semplice di quella che poi deve sfociare in azioni concrete e tangibili. Dal verbo delle campagne elettorali, spesso messo nel cassetto non appena chiuse le urne, alla realizzazioni vere e proprie, ce ne corre. Le tante cose promesse devono ora farsi azione di governo che si confronta con i pochi soldi che ci sono a disposizione. Pare che, con l'annuncio di tanti piccoli interventi da fare subito a costo zero, si stia partendo col piede giusto. Ma ancora siamo all'alba. I palermitani giudicheranno su ciò che vedranno cambiare. Non sono disposti a firmare ancora cambiali in bianco. Difficilmente, dunque, concederanno al nuovo inquilino di Palazzo delle Aquile una luna di miele molto lunga. Il tempo del viaggio di nozze e dei dovuti festeggiamenti e poi il gioco si farà presto duro. Se si comincerà a vivacchiare se ne accorgeranno subito. Hanno creduto che Orlando lo sa fare ancora e bene. A lui e alla sua squadra, adesso, l'onere della prova.

venerdì 18 maggio 2012

La leggenda metropolitana dei candidati del centrodestra che fanno votare Orlando.


CENTONOVE
Settimanale di Politica, Cultura, Economia
18 Maggio 2012 - N. 19 - Pag. 11
Palermo? Resta al centrodestra.
Francesco Palazzo


In attesa degli esiti del ballottaggio, e soprattutto per il dopo, può essere utile riflettere meglio sui numeri usciti fuori dalle urne palermitane. Ponendoci due domande. La prima sul voto alle liste, la seconda sui consensi racimolati dai candidati alla poltrona di primo cittadino. Prima domanda? Si è trasformata la quinta città d'Italia, improvvisamente, in una roccaforte del centrosinistra? Basta che due esponenti del centrosinistra vadano al ballottaggio affinché avvenga tale mutazione genetica? Se ci fermiamo alle opinioni, possiamo dire ciò che vogliamo. Se guardiamo i numeri, gli unici che in politica non mentono, il cerchio si stringe. Consideriamo il dato più politico, ossia il voto alle liste. I palermitani che hanno espresso un segno per una lista sono stati 276.354. Ebbene, di questi 171.627 hanno premiato liste riferibili al centrodestra e 104.727 hanno scelto simboli che possiamo racchiudere nel perimetro del centrosinistra. Se vogliamo parlare di percentuali, il centrodestra è al 62,10 per cento e il centrosinistra non arriva quindi al 38 per cento. Non ci crederete, ma è lo stesso risultato, spiccicato, del 2007, cioè delle precedenti elezioni palermitane. Quando la galassia del centrosinistra arrivò al 37,8 per cento. E, si badi bene, questa volta abbiamo messo nel mazzo pure il voto dei grillini, che difficilmente può essere tutto ascrivibile al centrosinistra. Perciò, se aggiungiamo questo pezzo non secondario di ragionamento, vediamo come il centrosinistra, come voti attribuiti alle liste, che costituisce il dato più strutturale, di lunga durata, del corpo elettorale, ha fatto ancora peggio del 2007. Cioè di quando Cammarata vinse al primo turno. Secondo quesito. E' vero che il ballottaggio tutto interno alla coalizione di centrosinistra ha avuto la benedizione ai seggi da parte dell'elettorato delle liste del centrodestra? Si dirà, e tantissimi lo hanno detto, purtroppo senza guardare i numeri, che il blocco di elettori affezionati al centrodestra ha applicato a piene mani il voto disgiunto. Un colpo alla lista del mio cuore e un altro al candidato sindaco che più mi attizza. In questo caso, visto che è l'unico ad avere riportato un segno più rispetto ai partiti che lo sostenevano, questo modo di fare avrebbe favorito Leoluca Orlando. Che, subito è stato sentenziato, è stato portato, come si dice a Palermo, da tanti candidati al consiglio comunale di centrodestra. Ma se si guardano, anche solo distrattamente, i numeri, questo assunto, diventato subito verità rivelata, è semplicemente una leggenda metropolitana. Vediamo perché. A fronte dei 356.412 votanti, ben il 29,16 per cento, ossia 103.915 elettori, hanno preferito votare solo la lista non esprimendo alcuna simpatia per nessuno dei candidati a sindaco. Chi sono costoro? Qualche indizio l'abbiamo. Considerato che i candidati a sindaco Orlando, Nuti e Priulla hanno avuto un'altissima coerenza tra voti di lista e voti a se stessi, e che il candidato Ferrandelli ha avuto anch'egli una certa fedeltà da parte delle proprie liste, anche se con una sensibile erosione di 12.676 voti, è ai sostenitori del centrodestra che dobbiamo guardare per capire chi sono coloro che non hanno espresso alcuna preferenza per il sindaco. Quanti sono? Facendo una semplice addizione arriviamo alla somma di 104.636. Inutile che stia a spiegarvi quanto questi elettori del centrodestra che non hanno digerito alcun sindaco loro amico, somiglino molto ai 103.915 che hanno espresso, complessivamente, solo il voto per le liste. A questo punto, miracoli della tecnica, basta fare una semplice sottrazione per capire quanto è questa grande eredità che gli elettori del centrodestra hanno regalato al centrosinistra, nel caso specifico a Leoluca Orlando. Ebbene, la sottrazione, come voi già vi aspettavate, fa 721. Ecco a quanto ammonta il portentoso trasferimento di voti dal centrodestra al centrosinistra. Più che additarli come autori di possibili oscuri inciuci, io, questi elettori, li andrei a prendere ad uno a uno e li premierei per il coraggio. E però, rimane un problema. Chi ha votato Orlando, quasi portandolo alla vittoria a prima botta? Sono per caso elettori venuti nottetempo da Catania, Messina o Trapani? No, sono palermitani e palermitane purosangue. L'ex sindaco ha avuto 105.286 voti. Voto più, voto meno, di questi, 41.442 sono quelli che gli sono pervenuti dalle due liste che lo sostenevano, 12.676, sono i voti delle liste di Ferrandelli che non lo hanno votato. E siamo già a 54.118. La differenza tra i 105.286 consensi dell'ex sindaco e i 54.118 appena citati, cioè 51.168 schede, non si può sbagliare, sono i voti andati solo a Orlando, senza alcun altro segno nelle schede. Allora, possiamo dire, numeri alla mano, che la differenza in città tra centrodestra e centrosinistra, come voti ai partiti, rimane uguale a quella già conosciuta. Che solo una piccolissima percentuale di elettori del centrodestra, 721 per la precisione, ha optato per il cosiddetto voto disgiunto a favore di Orlando. Tutti i voti che il sindaco della primavera è riuscito a strappare provengono direttamente o da ex elettori del centrodestra che non si vedono più in nessun partito di quella coalizione, o da nuovi elettori del centrosinistra che non si vedono ancora rappresentati da nessun partito di quello schieramento. Oppure, come io credo, è un elettorato volatile che questa volta è andato verso Orlando e la prossima potrebbe andare altrove. In definitiva, possiamo dire che Palermo non si è spostata dal centrodestra al centrosinistra. C'è stata una massiccia percentuale di elettori di centrodestra (quasi 105.000) che non si è riconosciuta in nessuno dei sindaci che le proprie liste proponevano, ma non per questo ne ha votato un altro di un diverso schieramento, se non gli eroici 721. E ci sono stati più di cinquantamila elettori che hanno puntato direttamente sul candidato Orlando e che difficilmente si sarebbero orientati su Ferrandelli, qualora fosse stato il candidato unico. Questo serve a smentire l'altra leggenda metropolitana. E cioè che senza Orlando il centrosinistra avrebbe vinto al primo turno. Anzi, va detto che presentandosi a due punte il centrosinistra ha raccolto il massimo possibile sulla piazza di Palermo.

venerdì 11 maggio 2012

Elezioni a Palermo: tanti errori politici e zero dimissioni.


Francesco Palazzo

Quando si perde con numeri così evidenti e persino imbarazzanti, come prima cosa si ammette subito la sconfitta. Poi si discute del resto. Non l’ha fatto il competitor di Orlando, parlando addirittura di referendum/ballottaggio tra monarchia e democrazia (a tal proposito, basta compulsare qualche libro di storia per sapere che a Palermo vinse la monarchia). Si sono guardati bene dal farlo quelli del Partito Democratico. O quello che ne rimane. Sia in termini numerici che politici. Sino alla vigilia erano convintissimi, i maggiorenti del PD, di avere il vento in poppa. Bastava solo attendere la messe di voti che si sarebbero raccolte nelle urne. Quando tutti i sondaggi, più o meno di parte, e l’umore della città, che conta molto più dei sondaggi, davano Orlando in forte ascesa. Ma dove vivono, verrebbe da chiedersi. Può un partito, o quel che ne rimane, farsi travolgere da una mera operazione elettoralistica, temeraria quanto improbabile, e perdere, a tal punto, il bandolo del ragionamento? Certo, adesso la resa dei conti si farà più dura. Se all’indomani delle primarie al segretario Lupo, che pure aveva ottenuto un risultato più che dignitoso, era stata indicata la porta, da oggi dietro l’ufficio dimissioni del PD dovrebbe esserci la coda. Ma ancora nessuno si è presentato. A proposito di primarie. Di cosa erano rappresentative? Non certo del PD, visto che una buona metà dei suoi elettori ha votato Orlando. Né, ancor meno, dell’intero centrosinistra. Sono state soltanto un assalto alla Bastiglia. Una battaglia, vinta sul filo di lana, e spacciata per chissà cosa. Il voto di domenica e lunedì ha spazzato via tutto come un foglio di carta stropicciato e ingiallito. Quanto tempo è passato dai gazebo? Poco più di due mesi e oggi sembrano un’eternità. Un’altra era politica. Sia chiaro. La Sicilia, o Palermo, non sono mai state laboratorio di nulla. Ogni accadimento elettorale e politico regionale presenta risvolti che sono molto più locali di quanto si è portati a credere. Però, se c’è un dato di novità, in questi ultimi anni, non è affatto il cambio di maggioranza all’ARS, che è stato venduto come la quintessenza dell’abilità strategica, e invece è l’eterno levati tu che mi ci metto io, ma proprio questo voto di Palermo. Che non è il risultato del lavorio del ceto politico, che impasta la farina della politica come meglio crede, ma la volontà del popolo che va al voto. Quello di cui il PD ha avuto evidentemente paura a livello regionale, e probabilmente a ragione, visti i risultati del capoluogo, rimandando sine die l’appuntamento con i seggi, che ora gli viene imposto dal maturarsi di altri eventi. Nel capoluogo si scioglie il centrodestra. Non è una sorpresa. Che le tre candidature su cui si è spalmato il quadro politico che aveva vinto a Palermo nel 2007 erano una più debole dell’altra, era risaputo sin dalla vigilia. Ora se le danno di santa ragione. Ma nessuno che rimetta il mandato. Tuttavia, il vero risultato inatteso, se proprio vogliamo essere obiettivi, è il responso che il corpo elettorale, a fronte della gioiosa e baldanzosa macchina da guerra che si era mossa, ha tributato a Fabrizio Ferrandelli. Neanche il 18 per cento e più di dodicimila voti in meno rispetto alle liste che lo sostenevano. Non solo questa candidatura non ha sfondato nell’elettorato meno interessato alla politica, ma non è riuscita neanche a convincere una bella fetta di votanti delle stesse liste che la sostenevano. E c’è dell’altro in questo risultato. I vendoliani di Sinistra e Liberà, praticando un incomprensibile suicidio politico, non presentandosi con il proprio simbolo, anche in questo caso ancora niente dimissioni, sono sostanzialmente scomparsi da Palermo. Adesso c’è l’autocritica di Vendola, ma giunge quando i buoi sono scappati. Subito dopo il voto si è detto che Orlando avrebbe inciuciato prendendo i voti del centrodestra. Ma in una città che per dieci anni è stata la roccaforte del berlusconismo, e che in parte ancora lo è se andiamo a vedere bene le percentuali complessive delle liste, il consenso per vincere non poteva che venire dai palermitani che non vedono più nel centrodestra un punto di riferimento. Mica i voti si potevano importare da Bologna o da Perugia. Si dovrebbe anche dire dell’indecenza di uno spoglio che ha tempi, non diciamo europei, ma neanche mediorientali. Ma sparare sulla croce rossa non è elegante. Poi pare che adesso bisogna abbassare i toni.





venerdì 4 maggio 2012

Grillo e l'antimafia a comando.

CENTONOVE
Settimanale di Politica, Economia, Cultura
N. 17 del 4 maggio 2012 - Pag. 2
Grillo e i professionisti dell'antimafia
Francesco Palazzo
Qualcuno è arrivato anche a dire simpaticamente che sarebbe meglio espellere Grillo dalla società civile. La stessa sorte che toccò venticinque anni addietro a Leonardo Sciascia per aver scritto dei professionisti dell'antimafia. Di cui oggi, fu un profeta il grandissimo scrittore di Racalmuto, veramente è strapiena la Sicilia. Che uno si chiede come mai la mafia esiste ancora nella nostra regione con tutti questi antimafiosi in giro e in servizio permanente effettivo. Perché che siano sempre in servizio non c'è dubbio alcuno. Appena tu sgarri una parola ti sfregiano a vita. Le azioni magari le perdonano e sono pure disposti, in nome della realpolitik, a non vedere e non sentire se si tratta di giocarsi il potere. Ma con le parole, diamine, con loro bisogna stare attenti. Il comico genovese ha preso una grossa bufala? Se ne può discutere quanto volete. Ma il punto è che tutta la canea che si è mossa intorno alle quattro parole di Grillo, che poi lo stesso ha spiegato rendendole meno acuminate e forse non così strampalate, ha un solo e unico movente. Scippare qualche voto a un movimento che pare farà sfraceli alle prossime amministrative e ancor di più alle politiche. Tutto qui. Né più, né meno. Inutile giraci intorno. Perché, capite, migliaia di persone che si radunano nel capoluogo siciliano, all'aperto, quando quasi tutti i leader dei maggiori partiti che vengono da fuori li mandano in qualche teatro o nei cinemini, perché gli ascoltatori nelle pubbliche piazze scomparirebbero, non sono roba di poco conto. Non so se riesco a spiegarmi. Se non si fosse parlato di mafia e antimafia il giorno dopo l'esibizione del comico genovese, si sarebbe dovuto discutere di questo. Solo qualcuno l'ha fatto. Per tutti gli altri, meglio buttare la palla dell'antimafia ferita e offesa nella curva dei tifosi e chiuderla lì. Funziona sempre e poi in campagna elettorale può venirci pure qualche voto. Non c'è motivo di lasciarsi sfuggire l'occasione. Dice, ma l'indomani era il trentesimo anniversario di Pio La Torre, ucciso dalla mafia. Recentemente sono usciti dei testi sull'argomento. Due in particolare. Il titolo del primo è: Chi ha ucciso Pio La Torre.  Il secondo: Perché è stato ucciso Pio La Torre? Già. Chi e perché ha ucciso La Torre? Dopo sei lustri non siamo in grado di dare una risposta condivisa e di sbrogliare la matassa politica e criminale che portò all'omicidio del leader comunista. Non tanto amato, a cominciare dal suo partito, da vivo e diventato un eroe da morto. E' capitato a tanti. Eppure, con tutti questi antimafiosi che ne sanno sempre una più di te e che fanno la tac e la risonanza magnetica ad una frase, non riusciamo a capire ancora tante cose nostre dell'ultimo trentennio di storia criminale dell'isola. Perché è stato ucciso Mattarella? Per quale motivo sono saltati in aria i due giudici nel 1992. E tutti gli altri delitti eccellenti? Mafia, coppole storte, tritolo e kalashinikov? Ormai sappiamo che è troppo poco metterla in tale modo. C'è molto altro. E a quest'altro, pur beandoci di saperne tanto, come siciliani massimi esperti mondiali di mafia, non riusciamo a fare che una sbiadita fotografia. Ma si potrebbe pure partire da più lontano per tracciare la parabola dell'ignoto. Perché no. Da Portella della Ginestra, ad esempio, visto che è si è appena celebrato il primo maggio. E però, pur ignorando tanto, non appena qualcuno da fuori esprime una mezza idea, sbagliata, giusta, figuriamoci, se ne sentono tante in questa terra sul tema, si alza il tiro al bersaglio a palle incatenate. Scagli la prima pietra chi non prova ogni volta una simile istintiva reazione. A mia? E come si permise? Faccia ammenda immediatamente il reprobo e si alzi il cartellino rosso della squalifica a vita. Grillo, sa che le dico? Chieda scusa a prescindere e ci capisca. La chiuda così. Le conviene. Qui, in Sicilia, di mafia e antimafia possiamo parlarne solo noi. Facciamo un sacco di improbabili ipotesi, più o meno come la sua, e non ci capiamo un granchè. Ma lo facciamo, da quasi due secoli, troppo bene.

venerdì 27 aprile 2012

Palermo. La colpa sarà sempre di quello di prima?

CENTONOVE
Settimanale di Politica, Cultura, Economia
27 Aprile 2012 - N. 16 - Pag. 2
La veggente, l'ex sindaco e il 25 aprile
Francesco Palazzo
Eppure venerdì sera, 20 aprile, mi era sembrato di leggerlo bene il cartello. Divieto di parcheggio per giorno 25 nella piazza antistante lo stadio Barbera. Così sabato mattina mi ha sorpreso la telefonata del portiere che mi riferiva di una visita dei vigili urbani che pressavano per lo spostamento immediato delle auto dalla piazza. Mi affaccio ed effettivamente vedo un consistente plotone di vigili in assetto d'emergenza. Come prima reazione, penso che ormai gli occhiali per leggere da vicino devo metterli sempre. Basta giovanilismi. La presbiopia incalzante e galoppante, immagino, e il buio, avevano trasformato l'uno in cinque. Sicuro di questo, mi vesto di corsa e scendo. Per prima cosa vado a leggere di nuovo il cartello, alla luce del sole e stavolta confortato dai miei preziosi occhiali. Sorpresa. Nessun errore, era proprio 25. Allora vado da un vigile e gli dico che la prossima volta stiano attenti a scrivere la data giusta. L'uomo in divisa si avvicina sorridente, mi guarda bonario e mi rivela che quel cartello è proprio giusto. Nessuno sbaglio, tutto regolare. Ma allora che diamine succede stamattina! Niente, afferma lui, solo che oggi deve intervenire una delle veggenti di Medjugorie e c'è il tutto esaurito allo stadio. Questione di ordine pubblico, le macchine dal centro della piazza devono sparire. La mia non è al centro e quindi l'allarme, almeno quel che mi riguarda, cessa. Il giorno libero può continuare come da copione. Ma una volta che sono stato sbattuto giù dal letto in questo modo, focalizzo meglio la storia. Quindi si fa spazio il ricordo che questa notizia venerdì, cioè il giorno prima, campeggiava con una foto, in prima pagina, annunciando la presenza di una moltitudine orante di 35 mila persone. Ma voi non l'avete letta, faccio al vigile. No, non l'ha vista. Lui è solo un operatore e non sa, esegue soltanto. Giusto, c'è chi dispone e chi mette in pratica. Mi avvicino allora ad un graduato del corpo. Stessa storia. Lui è pure un mero esecutore e non può che alzare le spalle. Vabbé, come non detto. Però mi dispensa una valutazione politica. Che in piena campagna elettorale serve come il pane. Speriamo, sibila sorridente, che la prossima amministrazione comunale sia migliore dell'ultima, in modo che queste cose non abbiano più ad accadere. Dico, scusi ma che c'entra? Voi non leggete i giornali? Un evento di questa portata, abbastanza conosciuto da giorni, non dovrebbe richiedere un'amministrazione tipo Stoccolma per organizzare, prima e in tempo per non far scapicollare centinaia di persone da casa tipo terremoto, i normali divieti che scattano puntualmente per le partite di calcio. E qui siamo al punto. Perché è pur vero che le ultime due legislature a Palermo non sono state il massimo della vita, anzi neanche il minimo. Ma possibile che si indichi il solito capro espiatorio pure in situazioni dove nulla c'entra chi ha governato la città negli ultimi dieci anni, solo per giustificare inefficienze e distrazioni da parte di una burocrazia che evidentemente non poco ha contribuito alla situazione in cui ci troviamo? Ora, questa storia, per carità, marginale, magari insignificante per molti lettori, mi è sembrata un presagio di ciò che potrebbe avvenire nel prossimo quinquennio. Il ritornello è già pronto e di facile uso. Chiunque si troverà ad amministrare Palermo potrebbe farsi tentare, per ogni cosa che non riuscirà a fare, per ogni emergenza che non saprà gestire, e temiamo che saranno tante, di usarlo a piene mani. La colpa potrebbe essere sempre di quello lì, quello di prima, noi non c'entriamo niente. Mi sa che è facile profezia. E non ci vuole nemmeno una veggente per esprimerla. Visto che è appena passato il 25 aprile dovremmo riflettere sì sul passato di cui ci siamo liberati, ma soprattutto sui tanti alibi che ci incatenano come comunità al nostro presente. Ah, detto per inciso. A mezzogiorno le macchine al centro della piazza erano rimaste esattamente al loro posto. Nessuno le aveva spostate e dei vigili non c'era più traccia.

mercoledì 18 aprile 2012

In Sicilia molto mare e pochi Monti.

LA REPUBBLICA PALERMO - MERCOLEDÌ 18 APRILE 2012
Pagina XIII
PERCHÉ IN SICILIA È IMPOSSIBILE UN GOVERNO "MODELLO MONTI"
Francesco Palazzo

«CI vorrebbe uno come Monti pure in Sicilia». Da più parti, in diversi ambienti politici e sociali, capita di sentire questa frase. Ci sono le condizioni perché ci possa essere una soluzione di questo tipo? Per rispondere, bisogna prima ricordare cosa ha spinto la politica nazionale verso il governo Monti. Innanzitutto, una situazione insostenibile delle casse pubbliche e un indebitamento stellare. In Sicilia il bilancio annuale naviga costantemente in acque perigliose. Per quanto riguarda l'indebitamento, fonti ufficiali ci dicono che a fine 2011 ammontava a 5,3 miliardi. Tale situazione finanziaria si è consolidata negli anni e non è da addebitare a questo o a quel governo. Ma ciò cambia poco la solidità dei fatti. L'altro motivo che ha generato una svolta a livello nazionale è stata l'incapacità dei partiti di imprimere qualsiasi svolta strutturale al sistema paese. Anche in Sicilia, da più di dieci anni, si parla di riforme in grado di far ripartire la regione. Maè sotto gli occhi di tutti che le buone intenzioni sono rimaste tali. Il terzo argomento che ha fatto propendere per un governo tecnico a Palazzo Chigi, è stato la litigiosità dei partiti. Su questo, la Sicilia non è seconda a nessuno. Si è liquefatta rissosamente la maggioranza di centrodestra e non se ne vede una pronta a garantire il ricambio. Anzi, quella che sino a ieri era maggioranza all'Ars, si è sbriciolata in vista delle amministrative di maggio. Ora, considerato che da noi coesistono le tre principali condizioni che hanno condotto la politica nazionale verso l'odierna configurazione, ci si può chiedere se le forze politiche e sociali siciliane siano in grado di mutare prospettiva. Ipotizzando una legislatura, la prossima, che metta insieme i principali partiti nel sostegno ad un esecutivo esterno alla ingarbugliata matassa che abbiamo davanti, in modo da tentare di rimettere in piedi l'isola. Dandosi appuntamento, dopo cinque anni, con la fisiologica contrapposizione elettorale tra interessi concorrenti. La risposta, lo stiamo vedendo, sembra essere negativa. Con nuove elezioni alle porte, assistiamo al valzer delle alleanze. Che non sfiorano minimamente i problemi della Sicilia, ma sono soltanto allocazione di ceto politico. Mete anguste, che forse serviranno alle carriere politiche di singoli personaggi, ma rischiano di portare la Sicilia sempre più verso una deriva economica e sociale. Il problema è che, per nostra sfortuna, l'ultimo parallelismo con la vicenda nazionale non è possibile farlo. Perché se a Roma il Capo dello Stato ha assunto un ruolo guida, in Sicilia non disponiamo di una figura simile. Occorrerebbe, da parte degli uomini e delle donne più avvertiti nelle forze politiche, sociali e imprenditoriali, un sussulto di responsabilità. Vistii tempi che corrono, mi sa che è speranza vana.

venerdì 6 aprile 2012

La leggenda del rigore a porta vuota

CENTONOVE
Settimanale di Politica, Economia, Cultura
N. 13 - 6 Aprile 2012 - Pag. 12
Palermo, rigori e autogol
Francesco Palazzo


A un certo punto si cominciò a parlare del famoso rigore a porta vuota. Metafora un po' spinta, a dire il vero, perché il calcio dal dischetto non è mai a rete sguarnita. Scarso per quanto possa essere, c'è sempre un portiere che ci prova a catturare il pallone. Ma poi quali sarebbe stata la genesi, il principio, il brodo di coltura, di questo tiro a rete avversaria abbandonata? Nel centrosinistra, a Palermo, si erano convinti che bastava una doppia sindacatura indescrivibile del centrodestra per diventare magicamente maggioranza. Così, per incanto, senza nemmeno sudare tanto. Fesseria col botto, ovviamente. Il centrosinistra, diciamo della foto di Vasto o di qualsiasi altra istantanea, in città non vale più del 35 per cento. Neanche Santa Rosalia, impegnandosi a fondo, ci può a farlo andare più in alto. E raggiunge tale numero, sia chiaro, solo quando è messo bene in salute e in forma smagliante. E non è il nostro caso. Dalla convinzione, errata, che si avesse già la vittoria in tasca, si è cominciato a fare melina, annacamenti vari, giri a vuoto. Tanto la palla era sul dischetto e bastava tirare. E che ci voleva. Pure un brocco ci poteva riuscire, mica occorreva arruolare un fuoriclasse. Che poi vallo a trovare, a Palermo, un fuoriclasse, un campione vero. E siccome il gioco era una storia semplice, ciascuno ha pensato bene di cominciare a spartirsi il bottino della vittoria prima ancora di averlo conquistato. Tanto era soltanto una pura formalità. Il pallone era lì, fermo e immobile da due lustri, la porta vuota, il portiere avversario chissà che fine aveva fatto, la folla acclamante, gli avversari, in grande difficoltà, facevano pure la ola. Questo fermo immagine, che era più un prodotto della mente che l'effettiva realtà, a un certo punto è diventato una specie di dogma irremovibile. Uno si poteva pure distrarre un po'. Prendersi una vacanza. Pure lunga. Tanto la cosa era fatta. Poi bastava tornare davanti allo schermo mentale per rassicurarsi e rassicurare. Dischetto, pallone, portiere (anzi no, il portiere non c'era, perché nella rappresentazione del centrosinistra palermitano il rigore è a porta vuota), arbitro con il fischietto in bocca sempre più spazientito pronto a dare il via all'esecuzione, tifosi in delirio, avversari sempre più boccheggianti, stramazzati e inermi ai bordi del campo. Tutto pronto. Sì, tutto pronto. Tiri tu o tiro io? Aspetta, e che fretta c'è! Non è giusto vincere facile, che poi uno che figura ci fa. Si sfoglia la margherita. Primarie sì, no, forse. Il tempo è ancora tanto, la sfera rotonda adagiata sul campo. Passano mesi. E meno male che lo slogan era Palermo è ora. Primarie sì. Partiti e movimenti, dopo essersi vomitati addosso di tutto, fanno un patto di non belligeranza in un albergo con le pistole sotto i tavoli. Si presentano quattro allenatori, due donne e due uomini (pardon giovani, che fa più trendy), per fare un mini torneo aziendale e ammazzare il tempo. Così, in amicizia. Scappano pure diversi cazzotti e qualche mitragliata. Ma serve solo per provare meglio gli schemi. Poi la conta ai gazebo è stata la festa dell'impossibile ma vero. Pure le schede elettorali da collezione abbiamo visto. E mi sa che quanto non abbiamo visto, e che forse un giorno sapremo, è anche peggio. Ora i gazebo sono stati disfatti e qualcuno è riuscito a trovare finalmente il pulsante per interrompere il fermo immagine. Non c'è più il pallone nel dischetto, non si vede nemmeno la porta, si è costretti a fare catenaccio in difesa, come sempre del resto, la squadra contraria ha trovato qualcosa negli ultimi giorni di mercato e i tifosi si sono divisi in due squadre e, quando sono calmi, si prendono a calci sugli stinchi, male parole su facebook e sputi in faccia. C'è chi dice che così si raccolgono più voti. Vedremo. Ma noi, in compenso, siamo più tranquilli e rilassati. Perché il rigore a porta vuota, effettivamente, non l'avevamo mai visto e non lo vedremo. Mentre questo epilogo lo conosciamo a memoria.

giovedì 5 aprile 2012

Palermo affogata nella munnizza dei programmi farsa.

LA REPUBBLICA PALERMO - GIOVEDÌ 05 APRILE 2012
Pagina I
Quei mille programmi scritti sull'acqua
Francesco Palazzo

Se la nostra vita di cittadini fosse contaminata virtuosamente da almeno una piccola percentuale di quello che si sente in campagna elettorale, vivremmo nel migliore dei mondi possibili. Ma ormai non facciamo più caso alle parole in libera uscita pronunciate dai candidati alle varie elezioni. Costituiscono soltanto un fastidioso rumore di fondo a cui abbiamo fatto l'abitudine. Come la sveglia che la mattina ci butta giù dal letto. La spegni, ti alzi, e non ci pensi più per l´intera giornata. Così come dimentichiamo per l´intera legislatura le mirabolanti imprese verbali di chi si fa avanti per occupare qualche importante poltrona. Chi si ricorda più degli slogan, dei programmi, delle buone intenzioni, delle elezioni degli ultimi anni? Anche nella gara della squadra di pretendenti che si appresta a scalare la montagna verso la conquista della poltrona di primo cittadino a Palermo, stiamo assistendo, a guardare i siti dei candidati o ascoltandoli, a un florilegio di proposte che ci sarebbe da gongolare di gioia. Se non sapessimo, appunto, che trattasi di una specie di esercitazione sportiva a chi la spara più grossa. Un gioco delle parti a somma zero. Visto che coloro che parlano spesso non sanno quello che dicono e coloro che ascoltano non vanno oltre il suono delle parole. Sia chiaro, in quanto a balle che volano in cielo non tutti sono alla stessa altezza. Ci sono i professionisti dell´illusionismo a oltranza, che non badano a spese, e i neofiti della promessa senza tanto impegno, che la buttano lì senza tante pretese. Ma per tutti vale la regola che si può dire tutto, purché si rimanga nel più etereo generico. Che è la categoria meno suscettibile di controllo, una volta che poi si dovranno realizzare veramente le cose. Prendiamo il bilancio del Comune di Palermo. Qualche candidato parla di risanamento dello stesso, qualche altro del cosiddetto bilancio partecipato. Ma non si dice in che cosa esattamente consiste questo risanamento e come si dovrebbero attivare i canali della partecipazione. Temiamo che alcuni conoscano il disastrato bilancio della città come noi la meccanica quantistica. Il risanamento della costa e il mare sono argomenti in cima ai pensieri dei candidati. Ma non si capisce in che modo si voglia procedere per adeguare la realtà agli slogan. Tutti vogliono poi creare lavoro, senza perdere, ovviamente, quello esistente, anche se nato in maniera parassitaria. Come faranno a generare nuova occupazione, viste le condizioni attuali dell'economia, con i privati che chiudono uno dopo l´altro e il pubblico che scoppia di addetti, rimane un mistero. Poi si parla di piste ciclabili, centro storico, ripresa del commercio, anziani, bambini, energie rinnovabili, cultura, arte, gastronomia, internet per tutti e via andare. Niente di preciso e valutabile nel dettaglio. E´ una specie di vocabolario del nulla. La politica del vago al comando, una gara a chi la spara più grossa. Dello scibile umano è rimasta fuori poca roba e magari da qui alla conclusione del ballottaggio colmeremo qualche piccola lacuna. Peccato, però, che non ci sia l´obbligo di allegare copie di questi faraonici programmi al momento della presentazione ufficiale delle candidature a sindaco presso le autorità competenti. Perché poi uno potrebbe, a tempo perso, chiedere lumi agitando quel tal documento programmatico depositato ufficialmente. Invece, chiuso il periodo elettorale e proclamato il vincitore, comincerà, lo sappiamo bene, tutta un´altra storia. Nel corso della quale per le tantissime cose promesse che non vedranno mai vita, cioè quasi tutte, e per quelle non promesse ma che ci vorrebbero come il pane, ma che allo stesso modo vedremo con il cannocchiale, sarà sempre colpa di qualcuno. Esattamente di qualcun altro, brutto e cattivo. Che il reo sia il governo regionale, in genere l´imputato principale, lo Stato che non fa fronte alle emergenze, l´Europa, la crisi globale dell´economia o il destino cinico e baro, poco importa.

lunedì 26 marzo 2012

Quelli che volevano essere Orlando e non ci sono mai riusciti.

lunedì 26 marzo 2012


Francesco Palazzo

Si è aperta la caccia all’uomo. Il sangue della contesa elettorale è già tutto in pancia e vuole la sua vittima. Sciami di cavallette impazzite rincorrono l’egoarca che si ricandida. E come si permette? Noi abbiamo il nostro nuovo messia a cui attribuire riti e sacrifici. Ci siamo costruiti il nostro bell’altare dell’esaltazione e del tifo organizzato. Abbiamo cambiato idea, in molti casi, dalla sera alla mattina, oppure da un momento all’altro. E’ bastata una schiacciata di occhio del nostro leader, una telefonata ordine da Roma, un’intervista imbarazzante di qualche capoccia che ha fatto indietro tutta, per mutare opinione. Due tra i ferrandelliani e borselliani più sfegatati se ne sono dette di tutti i colori su facebook. A un certo punto le loro aree convergono, i sentimenti cambiano colore e direzione e uno dei due fa: “Ma non eravamo amici, noi”? Ora tutte le energie sono canalizzate verso colui che si sta macchiando del peccato originale. E qui siamo alla truppa, ai piccoli partiti, ai movimenti. Che bevono dove trovano l’acqua. Ma è nel Partito Democratico che occorre guardare per capire qualcosa. I leader del PD dicono che questa di Orlando è una candidatura che aiuta il centrodestra. Eppure è una pratica che conoscono molto bene per averla praticata recentemente. Cosa è stata la candidatura alla presidenza della regione nel 2008 se non una grossa mano agli avversari? Un cappotto dalle dimensioni colossali. Da dove sono usciti sorridenti e beati. I leader del PD, inoltre, affermano che occorre rispettare il risultato delle primarie. Peccato che loro il risultato delle primarie del 2009, quelle con le quali elessero il segretario regionale, lo hanno ribaltato tranquillamente e ripetutamente. I leader del PD, infine, sostengono che occorre rispettare la volontà degli elettori. Gli daremmo pure ragione se non avessero utilizzato i voti dati alla Finocchiaro per entrare nella maggioranza e nel governo regionale. No, visti i loro precedenti, non possono essere questi i motivi che li spingono a criticare il sindaco di una primavera che probabilmente non sboccerà più. Il loro vero problema è che avrebbero voluto da sempre imitarlo e non ci sono mai riusciti. L’hanno fatto sempre per paura. Anche se la motivazione ufficiale è che lui è ingombrante sino all’inverosimile. Invece sono loro a essere evanescenti. Come quella lista, non so se ricordate, correva l’anno 1990, che si chiamò Insieme per Palermo e fu un flop. Lo avevano sostenuto durante i governi della primavera, in realtà era stato lui ad averli sdoganati. Si chiamavano ancora PCI. Quella lista era pronta per ospitarlo come primo nome e traino. Ma lui se ne andò con la Dc e mise le basi per le due sindacature degli anni novanta. C’erano rimasti male. Durante le due legislature non mancarono le critiche. Orlando di qua, Orlando di là. Ma alla resa dei conti, nel 2001, quando si trattò di proseguire un cammino, non erano più PDS ed erano diventati DS, non ce la fecero a farsi avanti per la poltrona di primo cittadino. Si scantarono. Come sempre. Ed attribuirono al prode Luca questa loro incapacità. Nemmeno dopo i primi cinque anni cammarateschi riuscirono a fare un passo in avanti. La candidata alle primarie da contrapporre all’amico più odiato la andarono a pescare fuori dal partito. Persero loro e dopo perse anche lui. Ora ci risiamo. I maggiorenti del PD, evidentemente poco convinti di quanto stanno facendo alla regione, si sono messi nuovamente dietro il pietrone e mandano avanti un altro. Schema classico. Ora, il punto, al netto di tutte le discussioni e polemiche, è che questa città ha bisogno in prima linea dei veri detentori dell’azione politica per avere qualche speranza di risollevarsi. Che abbiano il coraggio di metterci la faccia e rischiare. Il professore amante della Germania, con tutte le contraddizioni che il personaggio ha sempre presentato e presenta, l’ha capito. Gli ormai cinquantenni del PD preferiscono, ancora una volta, stare alla finestra e vedere come va a finire nell’arena. Amano rimanere nelle pieghe della cronaca invece di prendere coraggiosamente in mano il bandolo della storia. Forse il 6 e 7 maggio segnerà il tramonto dell’Orlando contro tutti e contro tutto. Ma almeno rimarrà memoria di qualcosa. Chi non ci prova mai, perché si scanta, è condannato all’oblio dei contabili di qualche decina di voti in più o in meno di una domenica di marzo. Il limbo dei ragionieri della politica. Che oltre l’ostacolo non sanno mettere mai il cuore. Ma solo la pancia e la testa.


Commenti da LiveSicilia

scritto da compagno


26 mar 2012 08:50 am trovo questa analisi perfetta.parliamo del pd che appoggia lombardo al governo regionale quel lombardo che se ferrandelli arrivasse al ballottaggio lo convergerebbe verso lui per ricompatterel’attuale maggioranza all’ars. questo è il pd in sicilia.ma non solo in sicilia, non si capisce un cavolo a livello nazionale proprio nel pd,ci potrebbe essere una spaccatura interna per la riforma dell’articolo 18 a livello nazionale quindi di quale partito parliamo.



scritto da convenevole

26 mar 2012 09:07 am Analisi superficiale e faziosa! Se dovessimo raccontare le incoerenze e contraddizioni di Orlando, servirebbero 15 articoli. Ma la situazione è molto più semplice. Orlando sta solo conducendo una vendetta contro un 30enne che l’ha battuto. Sappiamo benissimo che le grida all’inquinamento evai brogli sono solo un pretesto. I garanti hanno convalidato la vittoria di Ferrandelli e il loro presidente, proprio sul vostro giornale, ha dichiarato che la volontà dei cittadini andrebbe rispettata…ed è un grande costituzionalista ac dirlo. Ma prendiamo atto che ciò ha poco valore per l’autore dell’articolo! Le mosse di Orlando erano prevedibilissime, o vinceva lui o il voto non era valido. La sua candidatura e spinta solo da senso di rivalsa su chi l’ha battuta. Una specie di rivincita sulla pelle dei palermitani. Dubito che gli interessi tanto la città!



scritto da Mario Fagiolo

26 mar 2012 09:09 am Grande Palazzo



scritto da compagno

26 mar 2012 09:09 am io non capisco ancora come noi base riusciamo a buttarci la famosa zappa sui piedi.la gente parla che lombardo ha rovinato la sicilia insieme anche al pd e qui a palermo la gente ancora appoggia sto partito.anche ferrandelli che parla di polo civico, che ha sempre fatto la lotta a chi sta distruggendo la regione oggi ci siede insieme. fa le conferenze stampa solo con i politici e non più con i cittadini.ma di civico non c’è più niente?io ho votato per lui alle primarie sperando che dopo se avesse vinto avrebbe allontanato questi personaggi ambigui, invece guardando i nomi che si sanno delle sue liste si capisce che la lista più forte è quella del pd,che in futuro o vittoria o sconfitta queste persone saranno sedute con lui in consiglio comunale.mentre chi si è speso veramente si trova in liste satellite che difficilmente visto gli 11 candidati , visto le 4 liste di Ferrandelli raggiungeranno il quorum. anche questa cosa di fare 4 liste mi fa capire che a ferrandelli non interessa dei suoi candidati ma di prendere più consensi possibili. allora io dico perchè voterò orlando.io voterò orlando perchè, oggi orlando non avrebbe nessun interessi per candidarsi visto il ruolo che ricopre sia a nel partito che in parlarmento, e che non avrebbe nessun problema ad essere riconfermato a roma candidandosi in qualsiasi regione del sud italia. poi non venitemi a dire che , si è candidato per ripicca a ferrandelli, lui si è candidato dopo un vero fallimento delle primarie e di conseguenza del centrosinistra.si è candidato vedendo anche i nomi dei candidati tutte brave persone, ma politicamente e amministrativamente parlando senza esperienza, non che siano incapaci, ma bisogna sottolineare che oggi la citta vive un momento catastrofico in tutti i settori, quindi non possiamo dare in mano la città a persone che ipoteticamente possano fare bene. oggi palermo ha bisogno di certezze, queste certezze oggi le da solo un candidato leoluca orlando.sottolineo che non c’è lo con nessuno degli altri candidati.che secondo me fra 5 anni possono essere i migliori candidati a sindaco di palermo , dopo aver fatto la gavetta.invito tutti a riflettere, la bacchetta magica non c’è la ha nessuno, ma l’esperienza oggi potrebbe fare la differenza.



scritto da IN EFFETTI

26 mar 2012 09:38 am Quello che non capirò mai è che qualunque cosa faccia il PD va criticata , invece i partiti padroni come IDV e i partiti con le loro contraddizzioni interne o i partiti che per mancanza di linea politica adeguata ai tempi si sono autoridotti a percentuali veramnte basse, questi qui non si toccano mai. Il PD ha tantissime contraddizzioni come purtroppo c’è li hanno tutti i grandi partiti , forse lui ne ha qualcuno in più , lo ammetto. Però una cosa dobbiamo riconoscerla , è l’unico partito che davanti al suo simbolo non c’è scritto nessun nome di segretario o leader, qualcuno obbietterà, ma perchè non ne hanno nessuno…….io dico semplicemene , perchè vuole essere un partito democratico di tutti….non ci riesce ancora, siamo d’accordo , non so se ci riuscirà mai ad esserlo, però non va dietro ad un nome ma dietro a degli uomini e alle loro idee . Queste potranno essere giuste o sbagliate , ma è una garanzia per tutto il paese. Dobbiamo andare oltre al PD ? Forse si forse no, la storia ci dirà cosa succedà. Un’altra cosa la volevo dire riguardo all’esito delle primarie interne quelle che servono ad eleggere il segretario reggionale, io non penso che un partito debba ricorrere alle primarie per eleggere questa carica, per questo bastano i congressi , soprattutto se vengono fatti bene e sono veritieri, proprio il caso Lupo ha dimostrato il limite di questa formula. Il PD mi sembra un cantiere sempre al lavoro, mi sembra più che un partito che si “scanta”, perchè se fosse tale non farebbe parlare di se e delle sue scelte a volte anche clamorase, ma di un partito che è portato ad auto limitarsi pur di avere a fianco degli alleati, in fin dei conti una critica che gli viene posta in questi giorni è stata di mettere troppi candidati interni alle primarie facendo vincere magari, l’unico candidato esterno. Un’altra contestazione è quella di fare le primarie di coalizione e non di partito, e per quale motivo si fa l’uno e non l’altro PER SCANTO ? o per favorire l’unità, infatti quando vince un candidato diverso dal PD, il PD lo accetta senza parlare, quando avviene il contrario alcuni non riconoscono il risultato (sic). è facile sparare sul bersaglio grande perchè in um modo o nell’altro qualcosa riesci a prendere, ma pensiamo pure alle contraddizzioni dei partiti + piccoli, che io accetto come stimolo costruttivo per migliorarsi. P.S. : NOTARE che termino con una volontà unitaria e costruttiva , forse il PD mi ha contagiato ?



scritto da compagno

26 mar 2012 09:52 am @in effetti. purtroppo il pd in sicilia ha sbagliato le scelte appoggiando lombardo alla regione. poteva mandare a casa questo governo regionale e vincere le elezioni invece di prestare il fianco al governatore.a livello nazion ale dovrebbe essere il partito di riferimento del centro sinistra ma non lo è mai. lo ha dimostrato con le scelte fatte con la candidatura di veltroni all’epoca.meglio dare in mano il partito a berlusconi che fare alleanze con la sinistra. insomma non ne azzecca mai una.spero però che non sbaglierà con l’art 18 se no è la fine di questo partito.e le conseguenze si avranno anche qui a palermo per il voto del 6 e 7 maggio.



scritto da Nunteregghepiù

26 mar 2012 09:54 am Ottimo Palazzo



scritto da convenevole

26 mar 2012 09:55 am La differenza è che il PD è un partito vero dove si discute collegialmente e con una pluralità di voci e proposte, spesso contrastanti come su succede in democrazia. L’idv e i minori sono partiti fantasma, dove un padrone ordina e chi dissente viene buttato fuori.. Cosi la coerenza è facile. Ma si capisce anche perché tre quarti del gruppo idv di Palermo (per altro tutti giovani) hanno seguito Ferrandelli abbandonando il padre padrone Orlando!



scritto da carmelo

26 mar 2012 09:58 am Grande Francesco Palazzo, la tua analisi è più efficiente di una risonanza magnetica, cogli nel segno quando parli della dirigenza del PD e la paragoni alla statura e alla determinazione di un animale politico quale è Leoluca Orlando.

Permettimi di riprendere la conclusione del tuo articolo:

“Forse il 6 e 7 maggio segnerà il tramonto dell’Orlando contro tutti e contro tutto. Ma almeno rimarrà memoria di qualcosa. Chi non ci prova mai, perché si scanta, è condannato all’oblio dei contabili di qualche decina di voti in più o in meno di una domenica di marzo. Il limbo dei ragionieri della politica. Che oltre l’ostacolo non sanno mettere mai il cuore. Ma solo la pancia e la testa”.



scritto da bla bla bla

26 mar 2012 10:05 am al gentile Palazzo,

per amore d’onestà, vorrei ricordare sommessamente che Orlando, uomo che perse 2 volte, per ben 2 volte scappò dall’isola per andare a Roma, anzicché restare a formare una opposizione seria.

Viva la coerenza di chi ama Palermo.



scritto da sergio ruffino

26 mar 2012 10:07 am che menate disperate per difendere l’ultimo atto disperato di Orlando, ma ormai anche questa è stroria.



scritto da Francesco Menallo

26 mar 2012 10:09 am Ma avete dato un’occhiata allo zoccolo duro di Ferrandelli, anche prima che si rendesse pubblico l’appoggio di cracomia e lombardo? Si? Allora vi sarete certamente accorti che c’è gente che della regione non puo’ fare a meno…….



scritto da max

26 mar 2012 10:12 am Ottimo articolo,complimenti al giornalista che l’ha scritto.



scritto da IN EFFETTI

26 mar 2012 10:18 am @ compagno. Ti invito a fare qualche passo indietro e ritornare a qualche anno fa. Si sono appena svolte le elezioni reggionali, il centrodestra ha vinto e Lombardo Governa, Il PD è l’unica forza di centrosinistra presente all’assemblea reggionale. Da suito si capisce che i programmi del governo ereditati da cuffaro sono dannosi per la Sicilia, ma non solo nascondo interessi paurosi a favore di chi sappiamo noi. Inoltre per la crisi incombente si chiedono tagli e maggiore efficienza ai governi locali, la reggione siciliana con questa maggioranza non vuole rinunciare ai primi e non vuole mettere ordine nei secondi. Il Pd ha un compito fare opposizione e incuniarsi tra le forze del centrodestra per far scoppiare le sue contraddizzioni e far cadere il governo. Per far ciò alcuni del centrodestra si dichiarano disponibili ma a condizione che non si vada al voto (poltrone). Il PD può o rinunciare alla possibilità di far cadere il governo di destra, o la possibilità di sperare d’andare alle elezioni , o accettare la rottura del centrodestra e dare un appoggio al governo reggionale fatto da molti tecnici e con un progetto di bloccare i piani di cuffaro e di migliorare la spesa. Se sceglie il secondo caso e si va alle elezioni è molto probabile , al contrario di quello che dici tu, che il centrodestra si ricompatta che vincano nuovamente, in fin dei conti è passato poco tempo dalle ultime elezioni è il quadro politico non sembra molto mutato, ovvero la sicilia è di tendenza conservatrice nella sua grande maggioranza. Quindi rivincerebbero senza questa volta avere altre discrepanze e allora il progetto di rompere quest’asse fallirebbe. Se invece applica il terzo caso, si rompe l’alleanza a destra , si creano le condizioni che ciò accada anche a livello nazionale (FINI), si tolgono alcuni progetti di cuffaro (termovalorizzatori) , si riforma la sanità ecc..ecc.. a questo punto molti si domandano che fare ? e qui entriamo nel capitolo più attuale , ovvero unire il centrosinistra con il terzo polo o chi ci sta di loro per mettere all’opposizione la destra ? o lasciare il terzo polo in balia della destra e schierarsi con solo il centrosinistra ? Per rispondere a questa domanda senza retaggi culturali bisognerebbe avere altre info, ovvero con quale legge elettorale si va a votare ? poi è giusto dividee il campo nazionale da quello locale ? inoltre ma confondere l’elezioni cittadine con la politica reggionale è corretto o si fa solo il gioco al massacro ? Come vedi io cerco di rispondeti in maniera politica senza cioè mettere veleni e gettare fango, tutti stiamo cercando in buona fede di dare una maggiore speranza a questa terra , si può anche sbagliare ma il tempo è galantuomo . ciao.



scritto da compagno

26 mar 2012 10:30 am @francesco menallo,sono ‘d’accordo con te, oltre che voglio vedre cosa farà sel l’anno prossimo alle regionali dopo aver fatto questa scelta oggi, dovrà sostenere pd mpa perchè questa sarà la coalizioni, oltre che potrebbe non pèrendere nemmeno un consigliere visto le 4 liste di ferrandelli,dimenticavo car vizzini ha una lista con ferradelli, mi sembra che si chiami riformisti con ferrandelli.ma vizzini non era quello che criticava ferrandelli che appoggiava la borsellino.ma io non ci capisco pi niente, adesso questa persona è buona prima no. ma veramente qui si prende in giro i cittadini. liste satelliti per prendere i voti e non raggiungere il quorum visto gli 11 candidati.ma quanta gente rimarrà delusa penso tantissima.



scritto da compagno

26 mar 2012 10:46 am @in effetti, ma la tua analisi politica la capisco, ma i governi tecnici sono sempre nati come traghetti per arrivare alle elezioni non per amministrare.visto le conseguenze che poi creano.senza dubbio si sono evitate tante catastrofi me ne sono state fatte altre. oggi ricade la colpa al pd delle miriadi di consulenze, dei fondi europei gestiti male o mai sfruttati, che potevano dare anche una boccata d’aria fresca ai comuni.ma il fatto che il pd ha continuato allo stesso modo dei partiti di destra.permettendo a questo governatore di fare il bello ed il cattivo tempo.ma all’inizio poteva essere come diceva lei in effetti però non capisco perchè ancora oggi il pd appoggi lombardo.questo 6 e 7 maggio poteva essere il momentto giusto per prendersi il governo regionale ed ottenere unità del centro sinistra e non si avrebbero avuto problem i nemmeno qui a palermo, sarebbe stato una vittoria totale del centrosinistra. ma no questo non si può fare perchè il pd non ha finito il suo operato a livello regionale deve continuare a far fare danni a lombardo. che alla fine lui già a palermo ha vinto.la sua maggioranza all’ars è salva ha un’altro hanno per fare quello che vuole.ferrandelli che secondo me è all’insaputa di tutto, il suo compito lo ha finito adesso non importa chi vince . tanto lombardo non penso sia il prossimo candidato a presidente dell’ars,quello che voleva lo ha ottenuto. cmq la situazione politica hai ragione @in effetti è veramente complicata. qui a palermo potrebbe vincere il centrodestra e l’anno prossimo alla regione potrebbe succedere la stessa cosa. insomma cmq vada non è una vittoria per i cittadini



scritto da LUIGI

26 mar 2012 11:01 am La verità sta da entrambe le parti, ma, qualsiasi sia il motivo che ha spinto Orlando a candidarsi, mi sembra assurdo che non si rilevi quanto detto da Palazzo e cioè che il Partito Democratico, partito riformista italiano maggiormente rappresentativo, sostenga il Governo Lombardo: questo è il segnale di quanta poca importanza venga data alla Sicilia. I dirigenti nazionali del PD fanno un parallelismo assurdo, ovvero proiettare un’eventuale intesa nazionale col Terzo Polo alla situazione politica siciliana. Il Terzo Polo siciliano non è il Terzo Polo di Roma, lo chiarisce anche la doppia candidatura di Aricò (Mpa e Fli) e Costa (Udc)! Che il Pd sostenga Lombardo è il segno del fallimento della politica riformista siciliana del partito democratico! Detto ciò, posta quindi la gravità di un atteggiamento così superficiale e disinteressato del Partito Democratico dalle vicende della Sicilia, non vedo perchè crocifiggere Orlando: sarà quel che sarà, lo conosciamo, ma è l’unico che, col suo partito, si sta contrapponendo realmente all’incicucio lombardiano e poi, cari palermitani, è stato il solo in grado di dare un po’ di luce a questa città, è così! Certo, se poi volete far fare a Costa o a Ferrandelli….ma per cortesia, QUALI GIOVANI!!!!!



scritto da attenzione

26 mar 2012 11:04 am vizzini con ferrandelli uno degli artisti che lo appoggiavano vedi ernesto maria ponte con fli.



scritto da lilli

26 mar 2012 11:14 am condivido in pieno l’articolo



scritto da Monica

26 mar 2012 11:24 am Ma scusate una considerazione piccina,piccina. Ferrandelli non è andato a casa di nessuno per chiedere appoggio. Lo ha detto in maniera chiara: Sono andati a chiamarlo a casa sua per proporgli l’appoggio. Non facciamo i falsi moralisti o i puritani della politica: le elezioni si vincono con i voti. VOGLIAMO STRAPPARE QUESTA CITTA’ ALL’EGEMONIA DI DESTRA? OPPURE VOGLIAMO DISCUTERE, CRITICARE, LITIGARE, IL MIO E’ IL MEGLIO, IL TUO E’ PEGGIO E COSI’ VIA, MENTRE GLI ALTRI GOVERNANO E CI CONDIZIONANO LA VITA? SIAMO NOI GLI ARTEFICI DEL NOSTRO DESTINO.



scritto da attenzione

26 mar 2012 11:46 am @monica, mi scusi ma in politica si dice anche no si fanno delle scelte,quindi se ferrandelli ha accettato l’appoggio di questi personaggi politici e anche giusto che orlando si candidi e dia la possibilità di chi non apprezza questi politici passa votare a sinistra, senza criticarlo visto che lui personalmente non ha firmato nessun documento.



scritto da attenzione

26 mar 2012 11:55 am in politica le alleanze si fanno in due, gli accordi politici poi alla lunga si pagano,e poi noi di sinistra non siamo abituati ad allearci con tutti per vincere per forza.abbiamo anche una morale e un orgoglio e preferiamo perdere con onore ed onorare i voti facendo opposizione come ha fatto per 5 anni ferrandelli. oggi non sembra più lui, mi alleo con il diavolo l’importante che vinco. il problema signora Monica è il dopo, non vincere.il problema è amministrare, il problema alla fine non è nemmeno chi fa il sindaco, ma la squadra che c’è dietro.qui si sentte di parlare sempre di ferrandelli e dei suoi alleati politici che nessuno di loro oltre tutto è candidato,quindi senza metterci la faccia. ma chi sono i candidati al consiglio comunale chi sono i candidati nelle liste, chi è la probabile giunta non si sa sta lavorando da più di un anno ferrandelli, ma noi conosciamo solo lui. quindi voteremo solo il sindaco.



scritto da Riccardo

26 mar 2012 12:01 pm Un bel pezzo di giornalismo: coraggioso e libero. Complimenti!



scritto da Monica

26 mar 2012 12:23 pm La libera scelta è l’unica cosa che probabilmente ci rimane e per questo il rispetto verso questa deve essere sacra. La condivisione può essere invece opinabile. Sono daccordo con il fatto di dire no e quindi esercitare la propria convinzione anche a costo di perdere, ma il perdere significa, per noi di sinistra, continuare a sopportare una continuità politica di stile cammaratiano. La discesa in campo di Leoluca Orlando rappresenterà una frammentazione dei voti a sinistra, anche perchè Leoluca Orlando non toglierà certamente voti a Costa o ad Aricò. Quindi i voti saranno tolti a Ferrandelli. Il fatto di dissentire e non guardare un aspetto più grande, non lo condivido. A me poco importa chi possa governare, ma che a governare non sia sicuramente qualcuno della maggioranza precedente. Sono loro, non solo Cammarata, i responsabili dello sfacelo. Quindi i consensi tolti a Ferrandelli non agevoleranno ne Ferrandelli, ne Orlando che non avrà mai quelli di Ferrandelli. Un vecchio proverbio dice: tra i due litiganti il terzo gode. Il sornione di Aricò si sfrega le mani in quanto vede molto più vicino un suo ballottaggio insieme a Costa. Questo è il bello del popolo di sinistra fare filosofia fino all’estremo. Saremo costretti a scegliere tra due candidati di destra. L’unica soluzione? Cambiare città.



scritto da gianluigi

26 mar 2012 12:59 pm Più grandi gli articoli, più piccola la politica.



scritto da attenzione

26 mar 2012 13:06 pm @manica allora signora facciamo l’allenza con il diavolo pur di vincere, a costo di amministrare peggio di cammarata,cioè non mi importa della squadra non ci credo se questo è il pensiero, io sono inorridito. poi orlando non togli solo voti a ferrandelli li toglie a tutti.uno dei rischi che al ballottaggio ci sia proprio chi terrorizza tutti orlando. poi vorrei capire ma se non si vuole la maggiaranza di cammanrata io non vorrei nemmeno la minoranza, mi scusi. si dice che un ottima minoranza garantisce un buon lavoro della maggioranza.questo è un proverbio politico.



scritto da attenzione

26 mar 2012 13:15 pm cmq analizzando i programmi rimango ancora più stupito si legge di tanti bellissimi progetti. ma dove sono i fondi per realizzarli. si parla di soluzioni per le aziende non realizzabili. visto che si devono fare immediatamente. e i tempi tecnici non ci sono visto che dall’anno prossimo i debiti andranno a fare parte dei debiti comunali.insomma qui si fa la lotta tra tutti ma di concreto niente.



scritto da Convenevole

26 mar 2012 13:23 pm scusate, scusate…

Forse dimenticate che Orlando sosteneva la Borsellino alle primarie, e di certo non sdegnava l’appoggio del segretario provinciale (Di Girolamo), regionale (Lupo) e nazionale (Bersani) del PD che sostengono fermamente le larghe intese estese al terzo Polo. A chi commenta la politica senza bazzicare nella politica, ricordo la dichiarazione di Lupo in una recente e infuocata direzione provinciale del PD: “L’ALLEANZA CON LOMBARDO ALLA REGIONE NON E’ MINIMAMENTE MESSA IN DISCUSSIONE DALLA CANDIDATURA DELLA BORSELLINO A PALERMO”!! non mi sembra che Orlando abbia gridato all’inciucio del peggior centrismo del pd siciliano!!!! FINIAMOLA. Sono tutte accuse vuote e pretestuose. Orlando ha governato per anni la città a braccetto con la DC e non mi sembra di certo l’esempio della sinistra più pura e intransigente. La politica si sa è l’arte del compromesso. E Orlando è stato senza dubbio un grande artista dei compromessi, che gli hanno consentito di governare, e anche bene, Palermo. Non venitemi a dire che la sua candidatura è in alternativa all’inciucio centrista…per favore!!! La sua è solo una VENDETTA, contro un 30enne coraggioso che lo ha sfidato e battuto… Di Palermo a Orlando non gliene frega niente, tanto meno della sinistra (e non so quanto dell’antimafia viste le sue affermazioni su Falcone). E poi non mi parlate di coerenza… la sua stessa candidatura è una contraddizione totale: vi ricorda nulla l’aramaico? Ma per favore!



scritto da attenzione

26 mar 2012 13:44 pm no guarda se rispondi a me non @convenevole se lei risponde me allora, smentisce il suo candidato visto che criticava fortemente durante le primarie il sig vizzini ed oggi che fa accetta di inserire una intera sua lista a suo sostegno. io non parlo del pd di cracolumia e company ma di questo.visto che quelli c’erano sempre stati con lui. prima questo era personaggio vicino a cammarata.quindi anche alla signora @monica vorrei dire non ne parliamo.ricordatevi che poi se si fanno accordi poi chi li ha fatti passa alla cassa dei vincitori. ecco perchè è importante la squadra. ma orlando domanda è stato veramnete così un cattivo sindaco? penso che è riuscito a portare economia occupazione e a far stare meglio questa citta visto anche i tempi di buono stato dell’intera italia. oggi grazie al berlusconismo e la cattiva gestione di una regione come la sicilia visto lo statuto speciale da psrte delle giunte che ci sono state. la situazione è questa. la colpa è di orlando?vorrei che rispondesse il sig@convenevole



scritto da Convenevole

26 mar 2012 14:10 pm Orlando è stato un grande sindaco, ha comunque creato alcuni mali che oggi sembrano irrimediabili. Io ne riconosco le qualità, ma oggi ne constato con costernazione i suoi errori! Mi limito a fare solo le seguenti osservazioni: le primarie sono state vinte da un candidato (confermato dai Garanti, il cui presidente è un noto professore costituzionalista, e le indagini dello zen sono sulla regolarità o meno del ritiro di alcune tessere elettorali, non sulla presenza di schede finte o minacce di morte agli elettori, bisogna distinguere le tessere dalle schede, ma immagino che lei conosca la differenza, come ben sa che se ci sono errori sul ritiro delle tessere la responsabilità è degli addetti del comune che non si sono accertati sulla validità della delega); Orlando avrebbe dovuto riconoscere il verdetto e non fomentare dubbi, sospetti e accuse, avvelenando il clima e dividendo il centrosinistra; Orlando ha fatto una conferenza stampa in cui, per annunciare la sua candidatura, ha solo attaccato il PD e Ferrandelli, dimenticando che è la destra ad aver distrutto Palermo; Orlando si candida per la 4° volta in un totale di 5 elezioni a sindaco da quando esiste l’elezione diretta del sindaco a Palermo; Ferrandelli è una sua creatura di cui Orlando dovrebbe essere fiero e che avrebbe dovuto presentare come il candidato che garantiva continuità col suo lavoro ma adattamento alla modernità dei tempi e come segnale di cambiamento, freschezza e novità; Orlando rappresenta un passato positivo per Palermo, ma non si può pensare che per far risorgere Palermo dobbiamo guardarci alle spalle! Ferrandelli rappresenta l’impegno di tantissimi giovani che vogliono poter credere che a Palermo c’è spazio anche per loro; Orlando sta costruendo una candidatura in contrasto con questa speranza per portare avanti al sua vendetta verso chi ha osato sfidarlo e batterlo, e questo a Palermo NON SERVE!!! Potrei continuare ancora per ore, ma ho fame!



scritto da attenzione

26 mar 2012 14:25 pm @manica e @convenevole che farà adesso ferrandelli si presenterà in consiglio per salvare la città dal dissesto o disertera?queste sono le decisoni caraggiose andare e votare.qui si vede se uno ha la maturità per fare il sindaco prendendosi la responsabilità. oppure si dimettono i consiglieri e mandano in dissesto il comune



scritto da Monica

26 mar 2012 14:40 pm Alla fine si trarranno le conseguenze e si addebiteranno le responsabilità.



scritto da ANTONIO

26 mar 2012 15:55 pm Ho tentato di leggere tutti commenti, poi ho rinunziato perchè o le critiche si fanno con serenità e coscenza o è meglio stare zitti. Anche perchè spesso le analisi si fanno conoscendo poco o niente o per inesperienza o per età giovane.

Andiamo per ordine: l’articolo di Palazzo è ineccepibile e Compagno ha sostanzialmente centrato il problema. Il Pd in Sicilia è figlio di quel pci che in Sicilia, a parte Pio La Torre e Napoleone Colajanni (ed in qualche misura anche Li Causi), ha partorito poco e niente come politici, consegnado di fatto la Sicilia ai mafiosi e relativi politici.Di fronte a tutto ciò, gli atteggiamenti di Ferrandelli (cui rimprovero solo l’ingenuità, non certo l’arrivismo) sono conseguenziali. LeoLuca Orlando non poteva fare altro, se veramente amava questa città. E chi dimentica cosa ha fatto per questa città, mi dispiace, pecca d’ignoranza. E chi gli rimprovera l’eccessivo presenzialismo fa il gioco di quella destra che l’ha sempre criticato perchè Orlando non si è mai prestato a giochi e giochetti di potere, avendo a cuore sempre e solo la città e la sua riabilitazione culturale. Del resto che la destra sia ignorante a livello culturale salta agli occhi nella distruzione sistematica attuata in questi anni.Ed il pd in Sicilia non è confuso, è succube di questa situazione (quando non addirittura connivente, vedi Lombardo).Un consiglio per “in effetti”: giustissimo criticare (viva la libertà d’opinione), ma, per favore, un minimo d’ortografia!! Ho letto la prima volta “reggione” ed ho pensato ad un refuso (comprensibilissimo)! Ma poi la seconda, la terza, la quarta……regione con una “g” mannaggia!!!!



scritto da Politico

26 mar 2012 16:00 pm Berlusconi ha vinto: siamo tutti berlusconizzati.

Siamo divisi in tifoserie, e rifiutiamo qualunque tipo di ragionamento che non confermi le nostre idee.

L’autore dell’articolo, essendo un giornalista, fa un’analisi sui fatti che osserva. Non dice chi bisogna votare e non sostiene un candidato. Anzi, ne riconosce i limiti. Allo stesso tempo analizza lucidamente una classe dirigente di sinistra, quella ex pci-pds-ds-pd, che in Sicilia e a Palermo ha sempre mostrato il peggio, e allontanato, volutamente e scientemente, ogni voce dissonante, ogni intelligenza autonoma.

Uno può anche dissentire, certo, ma non discutendo di altro. Si deve entrare nel merito. E non mi pare che alcun punto sia contestabile prove alla mano.

Ciò detto Palazzo non sostiene che Ferrandelli non debba essere candidato, o che sia giusto sostenere Orlando. Spiega, piuttosto, come sia strana e curiosa la politica, e forse questa riflessione potrebbe servire un po’ a tutti.



Invece le risposte(non tutte) sono in pieno stile “Ultras curva nord”: ragionamenti zero, livore mille. Ma la politica è una cosa seria. Per questo chi fa politica è felice di avere i cori invece dei ragionamenti.

Berlusconi ha vinto, ci ha cambiati. E gli altri ci bagnano il panuzzo.



scritto da honhil

26 mar 2012 16:33 pm Un pezzo di storia politica palermitana testimoniata da un grande giornalista.

«Pansa: l’Orlando tignoso seppellisce le primarie



A Palermo l’ex sindaco, oggi Idv, si ricandida per la quarta volta dopo aver sostenuto (e perso) Rita Borsellino



A volte raccontare la politica italiana fa ritornare giovani. Il motivo è uno solo: nella casta le facce nuove sono rare e quelle vecchie restano al potere per anni. Così ti capitano fra le mani signori che hai conosciuto molto tempo fa, ma oggi ancora in sella. È il caso di Leoluca Orlando, il numero due dell’Italia dei Valori, che venerdì per l’ennesima volta si è candidato a sindaco di Palermo.



Quando ho conosciuto Orlando? Forse nel febbraio 1986, quando andai a Palermo per seguire il maxiprocesso alla mafia. In quel momento, a Palazzo delle Aquile, la splendida sede del municipio, sedeva come sindaco Leoluca. Aveva 39 anni, era democristiano, ma piaceva a molti, compresi i socialisti.

Qualcuno dirà: «Impossibile!». Eppure era così. In quel gennaio, Bettino Craxi, presidente del Consiglio, andò in visita ufficiale a Palermo e disse di Orlando: «Il valore principale della mia presenza qui sta nell’atto di fiducia che il governo, e io personalmente, compiamo nei confronti degli amministratori di questa città». Orlando piaceva anche a me. E insieme a lui mi piaceva il suo consigliere spirituale e politico, il gesuita padre Ennio Pintacuda. Ero stato molte altre volte a Palermo, di solito per raccontare stragi di mafia o misteri irrisolti, come la scomparsa di Mauro De Mauro, un collega dell’Ora fatto sparire da Cosa Nostra. Ma dal 1985, con Orlando sindaco, si respirava un’aria meno fetida. Anche la palude della politica siciliana sembrava meno repellente. Nel maggio 1990, alle elezioni amministrative, Orlando si ripresentò. Il suo avversario più pericoloso non stava in agguato a Palermo, bensì a Roma. Era Giulio Andreotti, in quel momento capo del governo per la sesta volta. Nel corso della Tribuna elettorale del 3 maggio, Paolo Mieli gli chiese: «Se lei fosse cittadino di Palermo, voterebbe per la Dc e darebbe la preferenza al sindaco uscente, Leoluca Orlando?».



Il Vecchio Mandarino guatò Mieli con gli occhi a fessura. Poi le labbra a salvadanaio lasciarono gocciolare una replica al vetriolo: «Se fossi a Palermo voterei certamente per la Dc, ma dal numero due in poi». Era una bocciatura per Orlando e un invito a votare per Mimmo Di Benedetto, uomo di Salvo Lima, il proconsole andreottiano in Sicilia. Anch’io pensai: povero Leoluca, il Mandarino ti ha fatto davvero uno scherzo da prete. In realtà, a fare lo scherzo da prete ad Andreotti furono gli elettori democristiani di Palermo. Votarono sì per lo Scudo crociato, regalandogli un risultato da record. Ma non ubbidirono al Presidente del consiglio e alla sua pubblicità negativa. Su 200 mila voti di lista, Orlando raccolse 70 mila preferenze. Il secondo eletto al consiglio comunale, Totò Cuffaro, oggi in carcere, si fermò a quota 19 mila. L’anti-Orlando sponsorizzato da Andreotti risultò quarto, con 14 mila voti.



La vittoria di Leoluca durò pochissimo. Alla Dc siciliana non importava un fico della volontà degli elettori. In agosto, a fare il sindaco di Palermo venne spedito un candidato del Grande Centro. Si chiamava Domenico Lo Vasco e di lui non ricordo assolutamente nulla. Orlando seguitò a combattere, incontrando altri avversari. Primo fra tutti il presidente della Repubblica, Francesco Cossiga. Irritato per una replica di Leoluca, a proposito della guerra a Cosa nostra, il capo dello Stato lo bollò con sarcasmo: «È un ragazzo intemperante che ha danneggiato la lotta contro la mafia!». E già che c’era, Cossiga se la prese anche con Pintacuda: «Un prete fanatico che crede di essere nel Paraguay del 1600. I superiori dovrebbero riservargli uno sguardo più attento». Poi venne la stagione terribile del 1992, con le stragi che uccisero Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Orlando continuava nella battaglia contro la mafia e la politica mafiosa. Si stava allargando e aveva creato un movimento, la Rete. In veste di leader del piccolo partito, nel gennaio 1993 Leoluca venne a trovarmi all’Espresso. Viaggiava scortato dalla polizia di Stato. Gli agenti erano marcantoni con facce da ragazzi. Armati di pistole Beretta che sembravano cannoni.Orlando era sempre l’uomo delle sorprese. Quel giorno mi spiegò che voleva fondare un giornale quotidiano, da far nascere a Palermo e in grado di arrivare al nord, seguendo il percorso inverso delle grandi testate. Disse: «Caro Giampaolo, sono venuto a trovarti perché sarai tu a dirigere il nostro giornale».

Risposi subito no. E non mi lasciai convincere dal fervore di Leoluca che, scuotendo il ciuffo, parlava, parlava, parlava. Compresi che era partito per la tangente. Ritornato alla guida del comune di Palermo, adesso puntava a diventare un leader politico nazionale. L’occasione si presentò all’inizio del 1994, non appena si aprì la campagna elettorale dominata dallo scontro fra Silvio Berlusconi e Achille Occhetto. La Rete si riteneva un cardine dello schieramento di centrosinistra e Orlando mise subito in mostra una vena di razzismo politico abbastanza suicida. Riunì la Rete a Riccione e lanciò un grido di guerra: «Nell’alleanza progressista non voglio né Ottaviano Del Turco né Giorgio La Malfa».



Quale fosse la colpa di La Malfa non la rammento. Del Turco andava bocciato perché da effimero segretario del Psi non aveva espulso dal partito Craxi e Gianni De Michelis. Orlando e il suo numero due, Nando dalla Chiesa, non smisero neppure per un istante di urlare questo anatema. Leoluca aveva l’aria dell’invasato in preda a un trionfalismo pericoloso. Era convinto di passare dal municipio di Palermo a Palazzo Chigi. Si diceva sicuro di vincere a mani basse in tutta la Sicilia. I Verdi gli proposero un accordo elettorale, ma li mandò a quel paese. All’inizio di febbraio s’iniziò la rissa per l’assegnazione dei collegi elettorali. Orlando chiese per la Rete la maggioranza di quelli siciliani. Stava avanzando il disordine. Tanto da spingere Massimo D’Alema a descrivere lo stato dell’alleanza progressista con un aggettivo solo: «Catastrofico».



Una leggenda vuole che sia stato Orlando a coniare l’immagine della Gioiosa Macchina da Guerra, poi rubatagli da quel furbone incauto di Occhetto. Sta di fatto che non poteva esserci uno slogan più autolesionista e iettatorio. Berlusconi vinse e Occhetto fu costretto a lasciare la poltrona di segretario del partito, passandola a D’Alema. Pensavo che anche Orlando, prima o poi, si sarebbe ritirato a scrivere le proprie memorie. Ma la politica è la droga più potente. E impone a chi la usa di non mollare mai.



Siamo ai giorni nostri. Da tempo Orlando ha fatto coppia con un leader che appariva lontanissimo da lui: Tonino Di Pietro. E invece tra i due sembra esserci una sintonia indistruttibile. Si spiega soltanto così, e con la voglia di restare sulla scena, la decisione di candidarsi per l’ennesima volta a sindaco di Palermo. Un gesto da tignoso amante del caos che distrugge le primarie e dà inizio a un’altra guerra interna al centrosinistra. Posso confessare che non me ne frega nulla? Mi accorgo di essere sempre di più in sintonia con un detto di Beniamino Andreatta. A proposito di Orlando l’ha citato Stefano Ceccanti, esimio giurista e senatore del Partito democratico: «Attenti alla gelosia dei vecchi che vogliono morire governando».



di Giampaolo Pansa



LIBERO NEWS»



scritto da Convenevole

26 mar 2012 16:33 pm @Politico:

L’articolo di Palazzo dà un quadro incompleto e viziato da una mal celata antipatia per una parte politica, facendo trapelare per riflesso il suo favore per la causa di Orlando. Questo è quanto si coglie leggendo tra le riga con l’attenzione di chi ama e conosce la politica: saper cogliere le posizioni dietro la patina di una tanto impossibile quanto pretesa obiettività. E poiché non condivido queste posizioni le contesto con argomentazioni e ragionamenti, al loro volta contestabili ma, mi creda, meno molto meno “calcistiche” di quanto sia il livore che le sue parole non riescono a nascondere nemmeno tra le righe. Lo dico in nome di tutti quelli che esprimono il loro disappunto e dissenso, perché è esattamente il contrario che rappresenterebbe tifoseria ceca!



scritto da Eretico

26 mar 2012 18:25 pm Ottimo articolo, Francesco, come sempre. Mi sono accorto che ricorrono alla testata di famiglia del cavaliere “Libero” per argomentare contro Orlando. Non c’è bisogno di commentare.



scritto da compagno

26 mar 2012 19:20 pm Cmq bisogna capire oggi qmale candidato sia meglio oggi per palermo.i candidati giovani privi di esperienza politica amministrativa .o il vecchio esperto.bisogna anche capire che voteranno i consiglieri domani.visto che si vota il bilancio.chi dei candidati a sindaco avrà il senso e il dovete morale di salvare il comune dal dissesto votando introduzione dell’imu e l’aumento delle altre.o si dimetteranno per potersi candidare.e di conseguenza mandare in dissesto il comune e condannare i cittadini av5anni di sacrifici e se nn basta visto che



scritto da compagno

26 mar 2012 19:22 pm E se non bastasse visto il.personale in soprannumero mandare qualche migliaia di persone in casa integrazione e mobilità



scritto da Maria D’Asaro

26 mar 2012 19:38 pm Che dire, caro Francesco: ci stiamo impegnando al massimo per riconsegnare Palermo al centro-destra. La qual cosa, dopo il decennio horribilie di Cammarata, poteva riuscire solo a un centro sinistra sgangherato e diviso, ondivago e privo di una solida base progettuale. Mi pare che tutto interessi ai candidati di centro-sinistrà fuorchè trovare la migliore strategia per governare la città. Temo che la doppia candidatura Orlando/Ferrandelli potrebbe addirittura impedire che uno dei due vada al ballottaggio e possa regalare addirittura il Comune a Costa al primo turno. Più miopi, stupidi e masochisti di così…Un abbraccio.



scritto da Ettore

26 mar 2012 20:30 pm Ma guarda un pó…

Chiedere ad un Cracolici o un Lumia di candidarsi a Sindaco…

Ricordo a tutti che D’ALEMA diventó presidente del Consiglio solo per aver pugnalato PRODI.

In Italia ed in Sicilia MAI nessun comunista o ex- tale andrà al governo con le Elezioni.



scritto da compagno

26 mar 2012 22:40 pm Io continuo a dire ma domani in consiglio ferrandelli si presenta o no visto che si vota per salvare il comune dal dissesto o si dimette e di conseguenza dice si al dissesto ma salva la candidatura .o perché non ci spiega la lista fatta da vizzini per lui. Visto che vizzini era con cammarata?perché non dice a quelli della gesip che i suoi sostenitori e qualche suo candidato li vuole vvedere senza lavoro?oppure che se domani non si ha la maggioranza per l’aumento delle tasse tutto quello che dicono loro per salvare le aziende comunali.non e attuabile.ma non e solo ferrandelli anche Arico.lui ha le stesse responsabilità domani.siete veramente sicuri che questa città non abbia bisogno di una personata capace a livello politico amministrativo ?



scritto da Monica

27 mar 2012 09:24 am Ecco mome ci vedono dall’esterno.

http://video.corriere.it/opinioni/sorpasso/index.shtml?videoid=0b3de086-74da-11e1-9cbf-6c08e5424a86

Non ci meritiamo questo.



scritto da freccia

27 mar 2012 10:58 am Grazie a Leoluca Orlando, gigante in mezzo a troppi nani.




venerdì 23 marzo 2012

Concorso esterno. La mafia ci crede.

CENTONOVE
Settimanale di Politica, Cultura, Economia
N. 11 del 23 marzo 2012
Ma quale concorso esterno!
Francesco Palazzo

Non ci crede più nessuno al concorso esterno in associazione mafiosa? Ci credono senza dubbio, dall'unità d'Italia ad oggi, le associazioni mafiose. E questo dovrebbe bastare per crederci anche noi. Lo abbiamo ripetuto sino alla noia. Senza un gradimento esterno, che può andare dalla semplice collusione alla vera e propria correità, di personaggi che gravitano nella cosiddetta area grigia, le mafie avrebbero avuto breve vita. Le mafie, Cosa nostra in particolare, prima ha servito la politica, poi se ne è servita. La politica, prima ha avuto in mano la barra del timone, poi si è fatta sopraffare dalle cosche. Dal dopo stragi, cioè dal biennio 1992-93, il rapporto mafia-ambienti esterni si è fatto più magmatico, meno diretto. E, per tale motivo, ancora più pericoloso. Seguire i soldi e gli interessi e molto più complicato che andare dietro alle tracce di sangue. Quest'ultimo ventennio, contraddistinto dalla cattura di latitanti eccellenti e anche da condanne altrettanto importanti di pezzi della classe dirigente dell'isola proprio per concorso esterno, che ormai hanno il bollo dell'ultimo grado di giudizio (a proposito del fatto che non ci crede più nessuno), doveva rispondere alla necessità di tranciare i rapporti tra la galassia mafiosa, da un lato, la politica e l'economia, dall'altro. Ci ha tentato la magistratura, alla quale però, come vediamo, basta un risultato avverso in un processo, peraltro non ancora conclusosi, per essere messa alla berlina. Non ci ha provato per niente la politica. Che sta sempre sulla soglia dei tribunali per commentare condanne o assoluzioni. Non mancando mai, non so se ci avete fatto caso, non appena un pezzo grosso viene indagato o rinviato a giudizio, di fargli arrivare la propria solidarietà. Come se la magistratura fosse un ordine eversivo che ogni tanto si mette a perseguitare ingiustamente qualcuno. Il risultato di tutto questo è davanti ai nostri occhi. Da un secolo e mezzo, la lotta alla mafia segue più gli umori, l'emotività, la convenienza politica e non i ragionamenti coerenti basati sui fatti. Certo, ogni tanto, qualche ora prima di tutte le scadenze elettorali, il solito buontempone si esce fuori il codice etico. Che non serve a nulla, se non a perdere tempo e, in qualche caso, pure la faccia. Visti i figuri che si continuano a mettere nelle liste, in barba a qualsiasi eticità. Sia chiaro, anche la magistratura non è che scherza in quanto a scontri tra fazioni. Al momento, pare, le correnti sono due. C'è chi preferisce soltanto addebitare singoli reati ai colletti bianchi, ritenendo in tal modo, pur facendo meno rumore, di ottenere il massimo risultato finale. C'è chi invece, davanti a quadri probatori abbastanza rilevanti, pensa che sia corretto ricorrere al concorso esterno in associazione mafiosa. E ci sono state condanne e assoluzioni sia in un caso che nell'altro. Mica i processi devono concludersi tutti allo stesso modo. Invece, a seconda che si condanni o si assolva si alza il solito polverone, In un senso o in un altro. Si fanno due passi in avanti, ma solo apparenti, se le procure vincono, e poi, siccome c'è una sentenza contro, se ne percorrono quattro indietro. Sino al prossimo responso sfavorevole all'imputato. E allora si farà un'altra virata. A chi faccia bene questo tipo di andatura sinusoidale nella lotta alle cosche è semplice capirlo. Certamente non ci guadagna la democrazia, sicuramente ci guadagnano le mafie. Da tanto tempo, da più parti, si chiede al legislatore di tipizzare meglio questo tipo di reato. Ma non è mai il momento giusto. Una volta perché c'è la maggioranza di centrodestra larga e si teme uno stravolgimento della fattispecie di reato. Un'altra volta perché c'è sì un governo di centrosinistra, ma siccome i numeri sono scarsi, allora si teme di non farcela. Ora c'è il governo tecnico. Ma il ritornello è lo stesso. Meglio non toccare niente. Insomma, il parlamento non si vuole occupare di un reato che coinvolge spesso la politica. Non l'ha fatto ieri, non lo fa oggi, probabilmente non lo farà nemmeno domani. Lo scioglimento del nodo mafia-politica, così facendo, rimarrà tutto sulle spalle della magistratura e sulla mutevolezza di giudizio delle singole corti giudicanti. Il potere mafioso, in tutte le sue articolazioni, non mancherà di apprezzare.

domenica 18 marzo 2012

Il taglio delle primarie.

LIVESICILIA

18 marzo 2012

Zen e primarie, una storia semplice

Francesco Palazzo
               
Noi non ci facciamo mai mancare niente. Abbiamo appena scoperto, con vero piacere, le primarie che si possono fare a fette senza problemi. Noi avremmo pensato che un evento del genere deve essere tutto commestibile e anche di alta cucina politica. Non è così. Si toglie la parte marcia e la mela del consenso torna lucida e mangiabile. Le primarie che si autorigenerano, potremmo chiamarle. Made in Sicilia. Siamo, o no, un laboratorio politico? Anticipiamo sempre. Come mai, in tutto questo anticipare, siamo sempre in fondo alle classifiche di tutto, un giorno qualcuno ce lo spiegherà. Ma questo è un altro discorso. Torniamo alle primarie. Una cosa del genere, a mia memoria, non è mai accaduta neanche nelle elezioni vere e proprie. Mai, infatti, ho avuto sentore di intere sezioni annullate e di voti corrispondenti mandati a farsi benedire. Ma il Partito Democratico, che al momento comanda le operazioni dal fortino di via Bentivegna, ritiene tutto ciò una specie di peccato veniale. Due Padre Nostro e quattro Angelo Custode e via. In un seggio-gazebo ci sono dei problemi tanto gravi da meritare l’interessamento della magistratura? Zac. Tagliato. E tutto torna, per alcuni esponenti politici, come nuovo. Quei problemi sono stati generati da una circostanza che non riguarda tutti i contendenti? Zac. Cancellati i voti di tutti e quattro i candidati. In fondo, parafrasando Sciascia, che spero mi perdonerà per l’incauta citazione, era una storia semplice. Ma se io avessi votato lì, al seggio segato, allo ZEN dico, me la prenderei. Ma io non ho votato lì. Il mio euro l’ho dato nel seggio di piazza Europa. Sì, nella Palermo bene. La chiamano così e non ho mai capito cosa significa. Nel caso specifico è un quadrilatero di gazebo dove il bonton prevale, mentre nelle lande periferiche, o anche appena superata la cortina di ferro del salotto della città, può succedere di tutto e di più. Tipo gente che distribuisce monete da un euro come se fossimo nelle favelas. Io la domanda me la sono posta. Pensate che se uno dei gazebo della zona centrale della città, mettiamo quello del Politeama, fosse stato ritenuto contaminato e perciò eliminato, la decisione avrebbe avuto lo stesso impatto sulla validità delle primarie e sui commenti del giorno dopo? Domanda retorica. Le grida si sarebbero sentite sino a Monte Pellegrino. Allo ZEN, invece, l’hanno presa bene. Ora, il punto è abbastanza serio. Non per i vincitori. Loro, pur avendo letto le parole durissime e autorevoli della commissione dei garanti circa il clima complessivo in cui si sono svolte le primarie, pur avendo registrato la cancellazione di un pezzo del capoluogo siciliano, il più sofferente e abbandonato, che è quanto dire, hanno ripreso i festeggiamenti e vogliono prendersi, cosi dicono simpaticamente, Palermo. E noi li facciamo festeggiare in santa pace. Non si interrompe un’emozione. Però, capite, il messaggio che viene dalla politica allo ZEN, oggi San Filippo Neri, perché quando non sappiamo cambiare le cose mutiamo i nomi, e per esso a tutte le periferie di questa martoriata comunità, giunge forte e chiaro.Possiamo fare a meno di voi. L’operazione è agevole e indolore. Zac. Basta un attimo e il dente è tolto. Sì, vi chiediamo i voti, sappiamo che nelle periferie si vincono e si perdono le elezioni. Ma, in fondo, anche se non lo capite nemmeno, siete dei voti e dei vuoti a perdere. E parlo anche per fatto personale, essendo nato e cresciuto, e tornando spesso, in uno di quei posti che gli esperti chiamano, bontà loro, quartieri difficili, a Brancaccio. Dove Don Pino Puglisi cercava la qualità del consenso e trovò un bel proiettile in testa una sera di settembre. Un luogo, Brancaccio, dove un seggio-gazebo neanche c’era. Ho dovuto accompagnare io stesso i miei anziani genitori al lontano, per loro, Ponte Ammiraglio per votare. Ma anche se ci fosse stato, ora so che, in caso di sospetto inquinamento, si poteva anche tagliare senza sconvolgimenti eccessivi da parte di nessuno. Zac. E anche Brancaccio sarebbe scomparsa nel silenzio generale. Meno male che il seggio-gazebo lì non c’era. Perché mi avrebbe fatto molto male.

Commenti da LiveSicilia

scritto da Palermo Centro


18 mar 2012 08:20 am Credo comunque senza togliere il primato di delinguenza che affibbiate allo zen che nel seggio delle primarie del politeama votino pure Borgo Vecchio ed altre zone non certo abitate da benestanti o esenti da presenze losche!

Per il resto sono d’accordo come possono pensare di sembrare credili a dire che le primarie sono regolari ed anno sancito un vincitore?



scritto da Antonio Lo Nardo

18 mar 2012 08:27 am E’ cominciata l’operazione di delegittimazione dei garanti delle primarie.

E se (dopo gli elettori, dopo i garanti delle primarie) anche i magistrati non si dovessero pronunciare come pretendono i sostenitori di Rita Borsellino ? Che faranno, diranno che si tratta di “toghe lombardiane” ?



scritto da Saverio Cipriano

18 mar 2012 09:33 am @antonio amico mio!!!! Questo pezzo a prescindere da tutto e tutti,da chi sostiene lombardo,o da chi lo ostacola e’ un pezzo di verità, se noi di centrosinistra non riusciamo ad esser d’accordo nemmeno su un’analisi che riguarda la legalità e la democrazia in questa città vuol dire che siamo messi proprio male!!! Penso che il berlusconismo e’ entrato profondamente nella dimensione umana della nostra parte, adesso pur di difendere i personalismi mettiamo sotto i piedi le ragioni ed i principi che dovrebbero alimentare il nostro impegno politico! E’ venuto il momento che voi sostenitori di Ferrandeli e del governo Lombardo diate un segnale di unita aiutando a trovare un candidato di spessore condiviso, perché se così non fosse risulterà evidente a tutti che tra voi e la cultura della destra individualista e regressiva che ha portato questa città al disastro non c’è nessuna differenza!!!!



scritto da Fabrizio

18 mar 2012 09:37 am Io ho votato allo ZEN e ho votato Rita Borsellino. Per questo mi sento tre volte defraudato. Dalla rappresentante di lista che ha inquinato le primarie, dalla decisione dei garanti (che però rispetto, la loro è una valutazione tecnica, non politica) che ha invalidato il mio voto libero e soprattutto dal mio partito di riferimento, che decide di non annullare una competizione evidentemente drogata. Ma tanto chi mi sente, ho anche provato a manifestare il mio dissenso ma sono stato accusato dal “vincitore” delle primarie e dai suoi supporters fanatici di essere un chianciananna. La città vuole un vincitore, se lo tengano, non pretendano però che io lo voti.



scritto da Antonio Lo Nardo

18 mar 2012 10:00 am Caro Saverio,



come dobbiamo valutare il lavoro di Ferrandelli in ambito sociale a Palermo ?

Io credo che, con la sua Ubuntu, con il suo stare sempre tra “gli ultimi”, e cercando di metterli nelle condizioni di auto-aiutarsi, abbia fatto del bene.



Quanto alla competizione drogata.

Sia io sia tu, convinti sostenitori di diversi candidati, dovremmo rispettare il lavoro degli “scrutatori”, dei rappresentanti dei candidati, dei garanti, etc. E, mi pare, i loro pronunciamenti hanno confermato la regolarità del tutto.



Quindi potrei benissimo ribaltare il tuo ragionamento, dicendo che il berlusconismo è entrato tra di noi, con il disconoscimento e la delegittimazione dei “giudici terzi” tutte le volte che i loro giudizi non ci piacciono.



scritto da Fabrizio

18 mar 2012 10:29 am Sia chiaro a tutti che non voterò mai più un partito che non riconosca il valore del mio voto.



scritto da Saverio Cipriano

18 mar 2012 10:36 am @antonio perché sfuggi dal tema posto da Francesco palazzo ripartendo dal giochino “ho vinto io la palla e mia” vincere a tutti i costi non mi interessa altrimenti avrei fatto altre scelte di vita, ti invito pertanto a fare commenti inerenti l’articolo. Tutto il,resto lo conosciamo gia’!!! Un abbraccio



scritto da Anello (al naso)

18 mar 2012 10:56 am APPELLO URGENTE.

Prego inviare ambulanza 118 per soccorrere coloro che chiamano berlusconismo la millenaria disonestà umana. ATTENZIONE: POSSIBILI GESTI INCONSULTI.



scritto da Antonio Lo Nardo

18 mar 2012 11:35 am Io non avevo commentato il merito dell’articolo di Palazzo.

Avevo detto che è funzionale a quella tattica di delegittimazione.



Palazzo si pone il problema del modo con il quale il “centro” guarda alle periferie, allo zen. Ed è vero che la decisione dei garanti lascia l’amaro in bocca. Ma io penso che, proprio sotto questo profilo, cioè quanto all’attenzione nei confronti delle periferie, l’area dei sostenitori di Rita Borsellino ha poco da insegnare agli altri tre candidati,



scritto da Kalogero

18 mar 2012 12:12 pm Concordo con Anello (al naso): meglio, molto meglio sarebbe inserire Berlusconi, n.q.(???) di eccellente rappresentante vivente della “millenaria disonestà umana”, al primo posto di una classifica interminabile che ogni giorno si arrichisce di nuovi nomi eccellenti (???).

Così potremmo tranquillamente evitare di ricorrere ad ambulanze e possibili gesti inconsulti !



scritto da Mariele

18 mar 2012 12:18 pm Quoto anello al naso.

Quando finirà questo stucchevole tirare in ballo Berlusconi?



Una signora indagata dalla magistratura perchè deteneva certificati elettorali altrui per esempio, diventa magicamente effetto del berlusconismo.



Casomai è Lomabardo che bisogna ringraziare, perchè ha mostrato e fatto toccare con mano a noi siciliani, di quale pasta sono fatti i detentori della questione morale.



scritto da Nunteregghepiù

18 mar 2012 12:22 pm @Antonio Lo Nardo intanto, allo stato dei fatti, pare sia una delle poche a non aver bisogno di appoggiarsi ai “padroni delle tessere” per ricevere consenso nelle periferie.



scritto da Saverio Cipriano

18 mar 2012 12:27 pm Bene Antonio se anche a voi la decisione dei garant lascia l’amaro in bocca abbiate la forza e l’onesta morale di individuare voi una figura che ci riporti all’unita tutti a partire dai valore se cosi non fosse vi assumete la responsabilità di mandare un messaggio devastante a questa città martoriata e cioè che il fine giustifica i mezzi……anche quelli che state usando per evitare che la direzione provinciale del pd si riunisca per scegliere un’altro nome!



scritto da IN EFFETTI

18 mar 2012 12:57 pm Quando si va a votare, si fanno delle scelte, queste scelte pesano tantissimo. Sono per lo meno 3 gli ambiti che vengono esaminati dai politici e non solo.

Li metto in ordine casuale e non di importanza.

1°: Se si ottiene una maggioranza politica per governare in futuro.

2°: Se il candidato “x” è stato eletto e quante preferenze a preso .

3°: Se il partito “x” ha guadagnato o se ha perso e di quanto.



Nel punto 3 si può ben cogliere il carattere referendario che un appuntamento elettorale, qualunque sia, ha.

Sarebbe quindi opportuno cogliere il lato positivo che questo dato ci offre. Come nel caso delle primarie svolte a Palermo dove si sono scontrati nella stessa coalizione diversi punti di vista sulle alleanze da perseguire e dato che non si è riusciti a trovare un punto d’incontro politico tra le parti per via dei tanti veti e dei tanti veleni, allora il risultato che le primarie avrebbero dato era una specie di referendum indiretto, che avrebbe messo la parola fine a tutti i problemi. Ma così non è stato, anzi lo scontro è stato altissimo proprio per i motivi già citati è il risultato ha ampliato le divisioni. Le priamarie che dovevano sollevare i partiti dalle scelte e delegava questo alla gente su questo scopo sembra che abbiano fallito. La gente ha scelto, a molti questa scelta non è piaciuta e allora non l’hanno condivisa ( facendo una magrissima figura). Ora abbiamo un’altra occasione , abbiamo la possibilità di indire un’altro referendum indiretto quello delle elezioni amnistrative, che a prescindere se Ferrandelli( che dovrebbe essere appoggiato da tutti primo perchè ha vinto le primarie secondo perchè si sta votando per il sindaco di Palermo e non per il governo della reggione) vinca o meno, ci darebbe uno spacato della situazione politica dei vari partiti con bocciature e vittorie…se ci saranno o i miei dubbi. L’on. Cracolici ripete da tempo che lui è d’accordo per l’appoggio a Lombardo ma certo da solo non poteva sostenerlo ma in questa scelta tutto il partito ha votato a favore anche coloro che hanno appoggiato la Borsellino. Perciò è calunnioso dare la colpa solo a due o tre persone anche se molto influenti nel partito. Quindi le lezioni , come lo sono sempre, sarebbero un banco di prova per capire la tenuta del Pd in questo caso è vedere se gli lettori appoggiano la politica di questi anni oppure no. Allo stesso tempo si vedrebbe chiaramente se la politica messa in campo dagli altri è piaciuta o meno…cosa c’è di più democratico di dare ai cittadini la possibilità di scegliere ? per questo penso che il problema Ferrandelli non esiste perchè in realtà lui può diventare sindaco e con questo avrebbe una sua maggioranza ma dai risultati dei partiti se vincono o perdono dipende la loro politica futura e le allenze che andranno a proporre. Questa è in relaltà una risposta semplice ad un problema che abbiamo fatto diventare gigantesco. Mi domando a questo punto chi è che non vuole misurarsi e mettersi in gioco ? Perchìè si è creato tutto questo ? Forse si vogliono aquisire voti non con proposte politiche forti ma avvelenando i pozzi e dando la colpa all’avversario ? Non è una pagina bella per la politica tutta , e qui non faccio distinzione tra sinistra e destra perchè in tutti gli schieramenti sapiamo che esistono situazioni marce…cerchiamo di non buttare la mela marcia insieme a tutto il cesto..il cesto “sano” siamo tutti noi poveri abitanti di questa città che tanto amiamo ma tanto ci fa soffrire. Spero di dare un contributo alla situazione ma sente chi vuol sentire….



scritto da pietro

18 mar 2012 14:35 pm http://www.youtube.com/watch?v=hQ82lBaMORI



scritto da isaia panduri

18 mar 2012 16:33 pm Qualunque cosa deciderà di fare il PD, perderà una parte del proprio elettorato. Rimane da capire se:

Perderanno più elettori concentrandosi a sostenere Ferrandelli (ad oggi pienamente legittimato come candidato, al netto delle decisioni delle primarie e dei garanti delle stesse);

Perderanno più elettori tirando fuori dal loro magico cilindro un nome nuovo, che arriverebbe alle elezioni senza aver avuto il minimo avallo dalla base elettorale. Un candidato “imposto” (è difficile chiamarlo in altro modo), che non si era candidato spontaneamente e che tuttavia si “sacrificherebbe” per il partito e la città.

Da ex elettore PD penso che, se il candidato rimarrà Ferrandelli, voterò al primo turno per l’M5S e al secondo per Ferrandelli. In caso di nuovo candidato PD imposto dall’alto, al secondo turno mi asterrò.



scritto da Comunista

18 mar 2012 16:41 pm I garanti sono la parte migliore delle primarie.ma non scherziamo,attenzione alle critiche!rispetto x 3 persone perbene che gratis et amore dei hanno sacrificato il loro tempo senza nulla in cambio,ma solo x amore di palermo e del centrosinistra. Volevo l’annullamento totale delle elezioni,ma rispetto i 3 ottimi garanti guidati da un mito dell’antimafia come peppino di lello e da 2 stimati giuristi come scaglione e verde.la loro decisione é ineccepibile tecnicamente,leggete i verbali e le motivazioni.l’attacco ai garanti sarebbe un suicidio politico,una grottesca imitazione del peggio offerto dalla destra quando critica i giudici..i comunisti non ci stanno ,anche considerando lo spessore umano e professionale dei 3 garanti,che noi comunisti stimiamo! Cmq palazzo non ha criticato i garanti,leggete bene!e caso strano,uno dei pochi giornali a criticare i garanti è stato libero di belpietro (ma perchè non si fanno gli affari loro)



scritto da Caico Giovanni

18 mar 2012 17:41 pm Quando Rita Borsellino si renderà conto che è semplicemente la sorella del Giudice Borsellino? Perchè non si dedica a qualunque altra cosa che non sia la politica?



scritto da Marzia

18 mar 2012 18:25 pm Interessante profezia datata 2 Settembre 2011 di Orlando…

http://www.rosalio.it/2011/09/02/leoluca-orlando-se-falliscono-le-primarie-mi-candido/

Dobbiamo dunque aspettarci che il 21 marzo sia la data in cui ufficializzerà la propria candidatura… Il 21 marzo… così potrà dire: “Mi candido per una nuova primavera siciliana!”.

MAH!!!!!!



scritto da Francesco Palazzo

18 mar 2012 20:33 pm Vi ringrazio per i commenti postati sinora, tutti molto stimolanti. Volevo precisare che non era, e non è, nelle mie intenzioni delegittimare nessuno,basta leggere bene ciò che ho scritto. Ho solo cercato di trovare, insieme a voi, una risposta alla seguente domanda. Possono essere ritenute valide, politicamente intendo, al netto di tutte le decisioni tecniche e di tutte le polemiche,delle primarie dal cui risultato è stato cancellato un pezzo di Palermo, peraltro il più sofferente,per i motivi che sappiamo? La risposte, per me, sono due. Si o no. E non è che rispondendo affermativamente si passa dalla schiera dei cattivi, e rispondendo no, si diventa buoni. Però è giusto che, se non su un unico candidato, si converga insieme almeno su qualche punto condiviso. Magari non servirà per l’oggi, ma potrebbe servire per domani.



scritto da siamo alle solite

18 mar 2012 22:04 pm condivido pienamente le parole di saverio cipriani nei suoi commenti, se si ama veramente questa città e la politica è al servizio dei cittadini trovate un nuovo candidato che unisca il centrosinistra e ferrandelli faccia un passo indietro ed eviti di festeggiare come l’articolo sottolinea dove un pezzo di città continua ad essere emarginata.



scritto da Maria D’Asaro

18 mar 2012 22:16 pm Mi piace un casino, come scrivi e quello che scrivi. Zac.



scritto da Beppe

19 mar 2012 07:43 am Inutile perdere fiato ed energie…sono elezioni perse dal centrosinistra. E vinte dal centrodestra…Vogliamo spingerci oltre? Vincerà, ahimé, Costa, per ovvie ragioni di numeri e di alleanze. I palermitani, lamentosi per quanto possano essere, andranno a votare per chi il pdl vorrà. E il centrosinistra avrà sciupato la più ghiotta delle occasioni per vincere qualcosa.

P.S.: ritengo queste primarie davvero un insulto per il centrosinistra palermitano e per la popolazione intera, ma ormai ci hanno insegnato a non indignarci più per nulla!



scritto da lele

19 mar 2012 09:15 am Ok. Vediamo di cercare di vedere attraverso la palla di vetro un pezzo di futuro di Palermo subito dopo le elezioni per vedere come si sono messe le cose, senza valutazioni o opinioni personali su ciò che è giusto o ingiusto.

La sinistra ha presentato due candidati, uno è Ferrandelli e l’altro è espressione di sel-idv-comunisti. Costa è riuscito a diventare il nuovo sindaco di Palermo con l’appoggio dichiarato di pdl-udc-grande sud-pid. Ma vediamo chi ha avuto vantaggi e chi no.

Ovviamente grandi vantaggi per il pdl-pid-udc-grande sud per la riconquista di palermo e per le conseguenze che avrà a livello regionale.

Sconfitta per Lombardo e Fli che non sono riusciti ad allargare il loro consensi nel cuore politico della Sicilia. Sconfitta per Lumia e Cracolici per non essere riusciti a convincere la gente sul progetto di un centrosinistra allargato ai moderati del terzo polo. Conseguenzialmente a questo punto seguono vantaggi per Idv e Sel, il cui obiettivo è da sempre sconfessare questo allargamento del pd al centro.

Ricordo che tutti i politici di alto livello, provinciale, regionale e nazionale, agiscono in base ai vantaggi propri o del proprio partito, il più delle volte infischiandosene delle reali esigenze di una collettività. Questo è vero sia a destra quanto a sinistra.

Quindi valutiamo l’operato dei big politici non tenendo conto delle loro belle parole, ma avende bene in mente quali obiettivi vogliono invece raggiungere.

In merito alla questione delle primarie a mio modo di vedere Orlando e compagnia non si faranno scrupoli a riconsegnare Palermo al centrodestra, l’obiettivo di cui sopra verrebbe raggiunto.



scritto da enzi

19 mar 2012 12:52 pm Buona analisi. Per me la risposta è no. Non si può eliminare una parte di Palermo e pensare che le primarie siano valide politicamente.