giovedì 19 marzo 2026

Le comunioni e il mercato

 Porta di Servizio

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18 marzo 2026

Fede e mercato, cosa prevale? Le ragioni di una scelta coraggiosa

Francesco Palazzo

https://www.portadiservizio.it/2026/03/18/fede-e-mercato-cosa-prevale-le-ragioni-di-una-scelta-coraggiosa/



Fede e mercato, spiritualità e incassi, fuoriserie e meditazione. Il mercato, come l’occhio, vuole la sua parte, spesso quella più consistente. Del resto, nessuno può sottacere che dietro e accanto al mercato e alle lunghe filiere di guadagno che si muovono a latere di eventi come battesimi, comunioni, cresime e matrimoni, si dia da mangiare a tante famiglie.

La questione è stata sollevata dal mondo economico locale rispetto alla riforma riguardante comunioni e cresime messa in campo dall’Arcidiocesi di Palermo. È in atto una riforma del catechismo che prevede un percorso unico di 5 anni, e non più tre, che porterà peraltro a ricevere i sacramenti insieme, nella stessa celebrazione, a 12 anni circa.

Feste simili a matrimoni

Quindi unica festa per comunioni e cresime, guardata la cosa dal punto di vista del mercato, calo di feste e perciò rarefazione di guadagni. Ma tutto può avere questa unica unità di misura? O, meglio. Deve sempre prevalere il fatturato anche se, come in questo caso, si cerca di radicare meglio percorsi per farli andare oltre il rito di un giorno da leoni della fede e poi basta?

Sappiamo, perché i social sono pieni di immagini e video, cosa ormai significhino le feste legate alle prime comunioni. Stesso sfarzo in lungo e in largo, magari in molti casi con inevitabili indebitamenti, dei più scintillanti sposalizi di casate regnanti.

Ricordo la mia prima comunione, all’inizio degli anni Settanta. Un saio bianco che avevano indossato altri cugini prima e che avrebbero indossato altri parenti dopo di me, il giglio d’ordinanza, una semplice festa con pochi parenti, i più stretti, nel piccolo saloncino di casa e un tavolo con alcuni regali. Non perché fossimo poveri, ma per il motivo che si dava forse più importanza alla cosa in sé e non a tutto il resto.

E in effetti da anni frequentavo la parrocchia di San Gaetano a Brancaccio, la tappa del martirio di don Puglisi, ed avrei continuato a farlo sino all’età adulta. Allora le chiese erano piene, adesso molto meno.

Una scelta coraggiosa

Ma proprio per questo la decisione di monsignor Corrado Lorefice va apprezzata nel suo guardare lontano. Perché se avesse voluto aumentare l’audience delle parrocchie, lo share delle presenze, avrebbe potuto abbassare l’asticella del reclutamento, facendo contenti mercato e famiglie. Avrebbe conquistato tanti like sui social, unica unità di misura di questo tempo, tutti contenti, abili e arruolati. E invece ha scelto la strada più complessa e tortuosa. Meno pollici alzati e più contenuti nella costruzione di un percorso spirituale ardimentoso che impegni nella crescita pargoli e famiglie.

La fede nella società d’oggi

Scegliendo una unità di misura, la formazione e il radicamento nelle comunità parrocchiali, che somiglia molto a quella della nostra formazione fuori dai Templi. Riflettiamoci. Riteniamo corretto, infatti, far affrontare ai nostri figli cinque anni di elementari, tre anni di medie, cinque anni di superiori e almeno altri cinque anni di università per arrivare ad una formazione di alto livello spendibile,  purtroppo sempre più spesso lontano da casa, nel mondo del lavoro. A questo aggiungiamo anni di palestra, tennis, canto, nuoto, calcio e tanto altro.

Non appena si arriva alla dimensione spirituale, e si badi bene può essere legata al cattolicesimo ma anche ad altre prospettive religiose, si attiva il cronometro dell’impazienza e si tende a fare tutto di premura. Del resto questo spirito, religioso o laico che sia, cos’è alla fine per il mercato? Più o meno nulla.

E invece è tanto, quasi tutto, in una società che naviga verso incerti e perigliosi orizzonti storici. Sia a livello locale che globale. Ho finito di vedere, nello stesso pomeriggio in cui ho scritto questo contributo che leggete, la miniserie “Adolescence”. Vedetela. Parla dell’omicidio di una giovane e di come i genitori si interroghino, dopo che il figlio si dichiara colpevole, su cosa hanno fatto nella formazione del tredicenne.

Quale mercato

Ecco, il punto di domanda è il seguente per chi scrive. Ammesso, non possiamo negarlo, che il mercato sia l’acquario in cui tutti nuotiamo, dobbiamo però pure concordare che non tutte le sue declinazioni presentano lo stesso spessore qualitativo.

E allora: può essere che ragazzi e ragazze con un profondo percorso spirituale, confessionale o meno che sia, possano alimentare un mercato che produca magari lo stesso fatturato, ma che abbia dei connotati di umanità e di rispetto per sé stessi, per gli altri e per il mondo e che perciò risulti meno legato all’effimero e più ancorato a dimensioni, se non eterne, almeno più durature di un post o di un like?

La questione non è mercato sì o no, ma mercato “come” e con quali attori in campo. La scelta dell’arcivescovo va verso la qualità nella costruzione di adolescenti e famiglie consapevoli. Tali percorsi non depotenziano il mercato ma lo arricchiscono di consumatori consapevoli, in quanto meno fragili e più duraturi nelle loro dimensioni spirituali.

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