domenica 11 luglio 2010

I conti della Corte e quelli della politica

LA REPUBBLICA PALERMO - DOMENICA 11 LUGLIO 2010
Pagina I
Le inascoltate grida della Corte dei conti
Francesco Palazzo

Ogni anno il giudizio della Corte dei conti sull´operato della Regione potrebbe delineare i temi di una campagna elettorale. Occorrerebbe fare esattamente il contrario di quanto i magistrati contabili stigmatizzano. Non è difficile, basta leggersi le relazioni sugli ultimi otto esercizi finanziari. Nel 2002, per esempio, la Corte rimarcava il vizio di andare all´esercizio provvisorio di bilancio. Abitudine abbandonata per qualche anno e ora ripresa. Si ricordava, e il monito è attuale, che è possibile ricorrere a prestiti per finanziare spese di investimento e non per far fronte alla spesa corrente. Si faceva una disamina della legge 10 del 2000, che aveva proceduto alla riorganizzazione del personale. Dopo tre anni, si evidenziava allora, nessun obiettivo era stato raggiunto. Possiamo dirlo anche dopo 10 anni? Per quanto riguarda il personale, la Corte snocciola annualmente le cifre dell´affollamento degli organici della Regione. Nel 2002 c´è un incremento delle retribuzioni pari al 20,7 per cento e ancora non avevamo visto niente. Rintracciamo pure la ramanzina, quanto mai odierna, circa il ricorso agli uffici speciali e sull´eccessivo uso di incarichi esterni, perché «le strutture interne, se meglio utilizzate, potrebbero assicurare altrettanto positivamente, e meglio, i risultati voluti, con economie di spesa». Nella relazione sull´esercizio 2003, si torna sull´elevato numero dei dirigenti, con un rapporto di 1 a 6,7, tra gli stessi e il comparto. Oggi la media è ancora più imbarazzante. Nella relazione per l´esercizio 2004, si rammenta che si può ricorrere a incarichi esterni soltanto in casi particolari. Nel 2010 i casi particolari sono diventati la norma. Nella relazione relativa all´anno 2005, la Corte si sofferma sul ritardo con cui si è arrivati al contratto dei dipendenti, «che dovrebbe valere per il futuro e che, invece, finisce per avere un effetto sanante di situazioni già scadute». Non si è abbandonata questa prassi, tanto che il contratto corrente è ampiamente scaduto. Nel giudizio di parificazione per l´anno 2006, è elogiata la norma di legge che dispone la diminuzione del numero dei componenti gli uffici di gabinetto. Se consideriamo che recentemente si è posto vanamente lo stesso problema, non pare proprio che quella norma di legge sia stata rispettata. C´è sempre la puntatina sul precariato, che «crea comprensibili aspettative, la cui soddisfazione vanifica la ragione che aveva generato l´assunzione a tempo determinato, cioè il blocco di quelle a tempo indeterminato per ridurre la spesa pubblica». Basta vedere la guerra santa per i precari degli enti locali, ingaggiata nelle ultime settimane da governo, partiti, sindacati e sindaci, per infilarci direttamente nella cronaca. Nella relazione per l´anno 2007, si pone l´accento sull´aumento incontrollato della spesa pubblica, sul quale vorremmo capire se davvero è stato posto un freno o se siamo di fronte a operazioni di facciata. Il rimedio, per la Corte, è quello di tornare al controllo preventivo sulle spese. Nella relazione relativa al 2008, letta il 30 giugno 2009, ci si sofferma sulla legge regionale, del dicembre 2009, che ha ridotto i dipartimenti regionali da 37 a 32 (oggi sono 28). Non proprio una rivoluzione, dal momento che già la legge 10 del 2000 fissava il numero dei dipartimenti proprio in 32. Sulla sanità si registra ancora un forte aumento di spesa. Dagli 8 miliardi e mezzo del 2007, si è passati a 11 miliardi e mezzo. Un solo accenno, proprio sulla sanità, legato al giudizio di parificazione, per l´anno 2009, pronunciato il 30 giugno 2010. Il governo regionale è soddisfatto perché è stato rilevato un risparmio di 118 milioni di euro. Tuttavia, a parte il fatto che il procuratore ha tralasciato la qualità dei servizi sanitari, «la cui valutazione non rientra nelle mie competenze», che è invece il punto centrale, va detto che la spesa tanto giubilata sulla sanità, pari a 8 miliardi e 775 milioni di euro, è comunque superiore a quella del 2007, anno in cui si verifica un vertiginoso aumento di ben un miliardo di euro. In definitiva, tranne alcuni dettagli, si può dire che le impietose disamine degli ultimi otto anni della magistratura contabile, ancora attendono qualcuno che le prenda sul serio. Senza retorica o propaganda. Basterebbe solo adoperarsi, come scrive quest´anno la Corte dei conti a proposito dei precari, «non per la prossima campagna elettorale ma per le prossime generazioni».