sabato 27 settembre 2008

Regione Siciliana: parentopoli o normalità?

LA REPUBBLICA PALERMO SABATO 27 SETTEMBRE 2008

Pagina XXIII
LA SINDROME DEI REGIONALI
FRANCESCO PALAZZO


Alla Regione ci sono circa 21 mila impiegati. Avere un enorme bacino di risorse umane al quale attingere dovrebbe rendere sereno chiunque si metta alla guida del governo dell´isola. Una parte non irrisoria di questi dipendenti si trova imbarcata a vita non in conseguenza di concorsi pubblici, ma per i più svariati motivi. Comunque sia, si è giunti a tale numero esorbitante. Invece di mettere un punto, si affidano incarichi a esterni. Con il risultato di allargare sempre più i cordoni della spesa per il pagamento degli stipendi. Un padre di famiglia si stupirebbe di tale comportamento. Se in casa c´è una risorsa in abbondanza si utilizza quella. Nessuno comprerebbe sempre lo stesso oggetto, stipando lo sgabuzzino sino a farlo scoppiare. Bisogna aggiungere i comandati da altre amministrazioni, spesso arruolati come dirigenti e perciò con contratti non da soglia di povertà. Alla Regione c´è un dirigente ogni otto impiegati. In linea di principio non si può affermare che gli esterni e i comandati non apportino professionalità. Se però le loro competenze coincidono con curriculum assolutamente ordinari, capite bene che se ne possono trovare anche tra i 21 mila di prima. Che, in più, hanno un´esperienza maturata negli anni in settori importanti. Basta cercare queste persone tra gli strutturati, dirigenti o semplici impiegati che siano. Ci sono. Si è mai visto un assessore che il giorno dopo il suo insediamento cominci con un´operazione di questo tipo? Eppure basterebbe dedicare a tale attività di cernita e valutazione non più di due mesi di lavoro. Completato il quale, si potrebbero censurare i più lavativi, con immediate ripercussioni sulle posizioni giuridiche e sugli stipendi, e premiare i più bravi, facendoli progredire giuridicamente e provvedendo a farli guadagnare secondo i loro meriti. Non parliamo di misteri religiosi, ma di una procedura normale. Perché in Sicilia non si può vivere la normalità? Se si procedesse in tal senso, sarebbe davvero impossibile, anche per banali ragioni statistiche potendo scegliere su 21 mila soggetti, ricorrere a esterni. Certo, se un genio bussa alla porta, è corretto impiegare risorse finanziarie per non farlo scappare. Ma le polemiche di questi giorni, senza offesa per nessuno, girano intorno a biografie geniali? Dobbiamo completare il quadro. Non è che le cose vadano meglio tra gli strutturati, gli interni, chiamati a lavorare negli uffici di gabinetto, nelle direzioni, negli uffici speciali, nelle società partecipate, dove si può arrivare a raddoppiare lo stipendio. Anche qui le segnalazioni «politiche» si sprecano. Del resto, per i partiti, per gli onorevoli dell´Ars (anche dell´opposizione?), per gli eletti negli altri livelli di rappresentanza, forse pure per qualche sigla sindacale, è molto importante avere gente fidata, interni o esterni poco importa, nei posti giusti, dove il potere regionale prende le vere decisioni. Una cosa è sicura. Una ripresa dell´amministrazione regionale passa dalla volontà di predisporre e attuare una rigorosa riforma del pubblico impiego. Allo stato attuale, i siciliani, la Sicilia, non ci guadagnano niente. Né dalle polemiche, presto inghiottite dalla quotidianità. Né dal giusto tentativo, estemporaneo poiché non inquadrato in un piano di modifiche globali, di favorire il calo delle assenze. Le quali sono solo una spia che tornerà a lampeggiare e non il problema. In un contesto dove i più bravi venissero premiati e i fannulloni fossero marginalizzati, i primi prevarrebbero, trascinando molti di coloro che attualmente lavorano poco e male. E allora la presenza in ufficio non sarebbe determinata dalla paura dei controlli, che aumenta la quantità e non la qualità, ma dalla certezza di essere valorizzati per quello che si è e per quanto si dà. Per attuare ciò non ci vuole l´apporto di grandi cervelli. Ma il coraggio della normalità di chi sa dove mettere le mani. L´altro giorno un interlocutore chiedeva perché questo sistema tiene. La risposta, al momento, è che ognuno prende ciò che può, nessuno è così veramente scontento da pensare di modificare lo stato delle cose. Come diceva quell´uomo politico: «la pentola deve bollire per tutti, altrimenti la pasta non si cala». E siccome la pentola continua a bollire un po´ per tutti, anche se c´è chi prende il polpettone e chi i rimasugli o solo il brodo, nessuno osa spegnere il fuoco per vedere cosa c´è dentro.

venerdì 19 settembre 2008

Sicilia: impiegati regionali in salute


LA REPUBBLICA PALERMO - VENERDÌ 19 SETTEMBRE 2008

Pagina XXIII
RUOLO E SALUTE DEI REGIONALI
FRANCESCO PALAZZO


Non c´è dubbio che l´effetto annuncio, in qualsiasi campo agisca, basta da solo a modificare lo stato di qualsiasi aggregato sociale. Se poi all´annuncio segue qualche impulso tendente a confermare il senso dell´operazione, ecco l´impressione che l´iniziativa in questione sia riuscita. Almeno per quanto riguarda la superficie del problema, perché in realtà, come in tutte le cose, ciò che importa davvero è la sostanza. L´annuncio che i dipendenti regionali si ammalino di meno, dopo la giusta stretta legalitaria messa in campo dal governo regionale, offre agli occhi dell´opinione pubblica, che si abbevera copiosamente e distrattamente dei soli titoli dei giornali, un fatto. Che, preso fuori dal contesto di riferimento, appare estremamente positivo. Il punto è capire cosa se ne faranno i siciliani di tanti impiegati sani come pesci. Questo dovrebbe dircelo la politica. È compito preminente dell´azione politico-amministrativa il volgere qualsiasi condotta, dalla fase della repressione emergenziale - una precondizione che pure ci vuole ma che rinvia la soluzione dei problemi - a un altro momento, che dovrebbe divenire strutturale. Quello in cui i cittadini hanno la certezza che un apparato amministrativo risponda stabilmente, senza sprechi e buchi neri, e al di là della buona volontà dei singoli, a criteri di efficienza e competenza. Sull´argomento, purtroppo per noi, la politica ha sinora avuto poco da dire e da proporre. Ora pare, ma siamo ancora alle dichiarazioni d´intenti e non è la prima volta che le sentiamo, che si voglia ricorrere a incentivazioni economiche e di carriera. Ci auguriamo non a pioggia per tutti e nella speranza che si abbia la consapevolezza che certe riforme non sono a costo zero. In periodo di vacche magre, forse sarebbe meglio dire prima dove si prenderanno i soldi e poi promettere modifiche. A ogni modo, il vero schiaffo per gli assenteisti malati immaginari, per coloro che usufruiscono allegramente di vari istituti, sui quali pochi controlli sono effettuati, o semplicemente per quelli, pur presenti, che non ne vogliono sapere di lavorare, non è quello di soggiornare per forza in ufficio o di stare più attenti nell´avere le carte formalmente in regola. Ma di vedere, concretamente, con effetti immediati sulla busta paga, che i più bravi e meritevoli, valutati magari da organismi esterni alla Regione e misurati in base a quanto hanno prodotto negli anni qualitativamente e quantitativamente, vanno avanti, scalano i gradini dell´amministrazione, guadagnano di più. Questa sì che sarebbe una rivoluzione. Perché, diciamolo francamente, quale soddisfazione può avere chi fa il proprio dovere tra gli impiegati regionali, quando continua a vedere che, pur in mezzo a controlli serrati che dichiarano tutti abili e arruolati, non c´è nessuna soluzione di continuità al livellamento verso il basso che regola la vita di impiegati e dirigenti? Quelli o quelle che s´impegnano all´interno degli uffici, e che notano tuttavia che uguale trattamento economico e giuridico è riservato anche a coloro che aspettano solo lo stipendio a fine mese e il compimento dell´orario a fine giornata, si sentiranno forse meglio nel sapere del calo in termini percentuali dei congedi per malattia? E come si sentiranno i siciliani quando qualcuno dirà loro, se agli annunci seguirà il nulla, che sinora poco è cambiato, andando alla polpa e lasciando stare l´osso, dentro la struttura elefantiaca rappresentata dall´amministrazione regionale? Prendiamo atto delle intenzioni dell´amministrazione. Vedremo in futuro. Ci si aspetterebbe una risposta di livello dei sindacati, che incoraggi fattivamente tale percorso, scoprendo le vere intenzioni del governo su tale cruciale tema. A oggi non sembrano giungere consistenti e omogenei segnali positivi, tranne la polemica sterile sull´attendibilità o meno delle statistiche governative riguardanti le assenze. A tutte le parti in causa deve però essere chiaro che il vero cambiamento passa dall´abbattere quel clientelismo scientifico, di massa, perciò senza meritocrazia, annidato spesso anche nella composizione degli uffici di gabinetto, della più grande industria siciliana.

venerdì 12 settembre 2008

Seminare disagio, raccogliere brutta politica e criminalità


LA REPUBBLICA PALERMO – VENERDÌ 12 SETTEMBRE 2008
Pagina XIII
LE CASE SBAGLIATE DELLA PERIFERIA
Francesco Palazzo

Sul versante emergenza casa apprendiamo, dopo un mese e mezzo di occupazione, degli sgomberi degli abusivi allo Zen 2 e, contemporaneamente, della difficoltà di assegnare un alloggio degli undici in questione, rimasto vuoto perché nessuno vuole abitarvi. Alla fine, se capiamo bene, le abitazioni dovrebbero essere 122. Immaginiamo la guerra che si scatenerà, tra assegnatari e irregolari, quando anche le altre 111 case cominceranno a essere definite. Sembra quasi un fatto normale e invece è incredibilmente insopportabile che si consegnano, a lavori ancora da ultimare, i dieci appartamenti alle famiglie assegnatarie, affinché queste evitino altre occupazioni. Infine c´è chi, tra gli sgomberati, afferma con rabbia che «vogliono la legalità, ma allo Zen tutto ha un prezzo, anche le case popolari sono in vendita con prezzi in nero che arrivano fino a quarantamila euro». Un quadro abbastanza desolante. Il quale è appeso a un´unica domanda: perché si continuano a costruire case in quartieri come lo Zen, e in altri posti simili, accrescendo situazioni d´illegalità diffusa e palese che ben conosciamo? A Palermo, ma il discorso vale per altre medie e grandi città siciliane, i siti dove è davvero difficile vivere una vita che abbia, almeno, i minimi connotati di civiltà e di sicurezza necessari, non sono pochi. Una politica attenta, prendendo atto di questo stato di cose, dovrebbe tentare, piuttosto che aggravare situazioni già pesantissime con nuovi insediamenti abitativi, un recupero del già esistente con programmi a media e a lunga scadenza. Prendendo atto, per le nuove esigenze di edilizia popolare, degli errori commessi in passato. Quando si è pensato, seguendo chissà quali criteri urbanistici, che poteva rivelarsi una buona soluzione quella di creare dei quartieri, belli magari sulla carta, ma che presto si sono trasformati, e non ci voleva molto a prefigurarselo, in non luoghi. Quest´ultima affermazione fatta con tutto il rispetto umano verso le persone che si trovano a vivere in determinate condizioni. Le quali persone non sono peggiori di altre. Avevano e avrebbero solo diritto, soprattutto le giovani generazioni, ad ambienti dove fare uscire il meglio di sé. Ottengono, al contrario, palestre di marginalità, dove è più bravo chi riesce a mettere in scena ciò che di più brutto riesce a esprimere. Ma una politica disattenta - ed è, lo capite, un pietoso eufemismo - non solo ha creato e continua a incrementare situazioni che non possono sfociare in nulla di buono. È stata anche capace di aggravare condizioni già molto difficili di altri quartieri storici periferici. Nei quali, sempre sull´onda di un´emergenza abitativa che viene da lontano, non si è riflettuto molto sulle conseguenze fatali che potevano scaturire dall´impiantare, dentro interi palazzoni, sfrattati dei centri storici, in rioni dove già le cosche mafiose facevano, per intero, il loro dovere. Un esempio, solo uno tra i tanti, è quello del quartiere Brancaccio. Dove, all´inizio degli anni Ottanta del secolo scorso, furono inviate tantissime famiglie disagiate. Creando di fatto, al di là delle colpe individuali e nel rispetto delle famiglie che vivono dignitosamente, un´ulteriore e sicura sacca di riserva per la manovalanza delle cosche mafiose del luogo e un innalzamento del traffico di droga e della criminalità spicciola dedita a vari reati. Dentro questa tenaglia, fatta di grande criminalità e di ordinaria delinquenza, presenti anche allo Zen e in altri spazi al margine di questa città, rimase infine stritolato don Pino Puglisi. Che proprio a Brancaccio, segnatamente per il recupero di quella zona degradata, svolse gli ultimi anni del suo presbiterato. Il 15 settembre ricorderemo il quindicesimo anniversario del suo omicidio per mano mafiosa. Anche se ormai dovrebbero essere chiaro che le mani mafiose colpiscono dopo che altri hanno ben dissodato il terreno. E il terreno si prepara, anche, creando e alimentando non luoghi. In cui l´esistenza diventa presto non vita. Che la mafia militare e la mafia politica comprano a prezzi stracciati.