mercoledì 31 agosto 2011

Soldi a palate e sottosviluppo

LA REPUBBLICA PALERMO - MERCOLEDÌ 31 AGOSTO
PAG. VIII

NUMERI
Quanto ci da' lo Stato
Francesco Palazzo

Spesa statale nelle regioni nel 2009: nel Lazio 30 miliardi 481 milioni. In Sicilia 24 miliardi 26 milioni. Posizione della Sicilia nella classifica nazionale: seconda.

venerdì 26 agosto 2011

FUGA PER LA VITTORIA

LA REPUBBLICA PALERMO - VENERDÌ 26 AGOSTO 2011
Pagina XIII

NUMERI

CERVELLI IN FUGA
Francesco Palazzo


Saldo migratorio intellettuale nelle regioni tra il 2004 e il 2007: in Emilia Romagna più 31 per cento di giovani laureati, in Sicilia meno 21 per cento. Posizione della Sicilia nella classifica: sedicesima.

domenica 14 agosto 2011

Province cancellate, anzi defunte.

LA REPUBBLICA PALERMO - DOMENICA 14 AGOSTO 2011
Pagina XIX
IL PASTICCIO SICILIANO DELL´ABOLIZIONE DELLE PROVINCE
Francesco Palazzo

La rivoluzione della cancellazione delle Province che doveva partire dalla Sicilia, non si farà. La Costituzione non lo permette. La notizia è stata diffusa dal governo regionale come un passo in avanti. Una specie di rilancio. Per il momento al buio. Delle Province siciliane si annuncia, infatti, addirittura la morte. Non subito, si faranno fuori spontaneamente, per lenta consunzione, si tratterà quasi di eutanasia istituzionale. Parallelamente vengono battezzati, come realtà antagoniste delle Province, ma vedremo meglio la proposta che verrà licenziata dalla giunta, i liberi consorzi dei Comuni. Che la legge, del 1986, istitutiva dell´ente territoriale intermedio tra Regione e Comuni, voleva promuovere chiamandoli Province. I consorzi sono previsti dall´articolo 15 dello Statuto siciliano, che comanda la soppressione delle circoscrizioni provinciali e delle propaggini pubbliche collegate. Questa parte dello Statuto, scritto da gente che aveva una qualche idea della Sicilia, ha una sua coerenza. Prima si sopprime un ente e successivamente se ne crea un altro. Invece, nel 1986 si è fatto una sorta di pasticcio lessicale e normativo, mischiando insieme ciò che lo Statuto divideva, ossia i consorzi e le Province. Il riformismo siculo odierno ci va al contrario. E rischia di peggiorare la situazione. Vorrebbe separare quanto la legge del 1986 aveva unito, senza abrogare però le Province, facendo semplicemente spazio, se si passerà dalle parole ai fatti, ai consorzi. Ciò pone, intanto, problemi di natura finanziaria, visto che lo Stato trasferisce finanziamenti alle Province e non ai consorzi. Ci vuol poco a immaginare la guerra istituzionale e l´impasse amministrativa che ne seguiranno, se davvero i due enti dovessero coesistere per un tempo indeterminato. Ci chiediamo, poi, come si fa ad affermare che un´istituzione passerà a miglior vita da sola. Voi ci riuscite a immaginare le sedi amministrative e istituzionali delle Province che, pian piano, visto che nessuno più busserà alle loro porte, abbandonano lentamente e inesorabilmente il campo? E se non lo facessero, si dovrà arrivare pure al punto di convincere, ad uno ad uno, gli elettori e le elettrici, dissuadendoli dal recarsi ai seggi quando, ogni cinque anni, verranno regolarmente convocati per rinnovare le amministrazioni provinciali? Inoltre, vanno segnalati due aspetti non secondari. Primo. Si dice che questi consorzi saranno a costo zero in quanto a personale, visto che dovrebbero usufruire di trasferimenti da altri enti, in primis le Province attuali. Ma, a parte il fatto che le nove Province avrebbero comunque sempre bisogno di addetti, qualcuno crede davvero che in Sicilia i liberi consorzi di comuni non diverrebbero altri carrozzoni catalizzatori di precariato poi da stabilizzare? Basterebbe citare l´esperienza degli Ato rifiuti, dove si è proceduto all´assunzione clientelare di un numero spropositato di operatori, i cui costi hanno reso ancora più disperati i bilanci di molti comuni. Secondo aspetto. Gli enti provinciali, attualmente, quando devono assegnare e realizzare un appalto per una strada, lo fanno secondo procedure già consolidate. Ma se domani un Comune, appartenente a un consorzio, non onorasse finanziariamente la propria partecipazione, cosa si farebbe? Si annullerebbe l´opera pubblica magari fondamentale per quel territorio? Si escluderebbe quel comune dal percorso della strada? Sia chiaro, l´idea di trasferire ai Comuni, e alle loro aggregazioni, sempre più competenze e risorse, è condivisibile. Ma è una riforma che va iniziata, rispettando forma e sostanza dell´ordinamento esistente e affrontando con gli attori interessati i problemi, all´inizio della legislatura, non quando è già suonata la campanella dell´ultimo giro. Perché se si vuole trovare una scorciatoia di questo tipo, ossia creare dal nulla i consorzi e tenere in vita le Province, più che un atto di vero decentramento verso le comunità locali, questa operazione rischia di apparire come un´azione dirigista di un potere centralistico. Con le idee piuttosto confuse.



sabato 13 agosto 2011

Putìn e picciriddi.

LA REPUBBLICA PALERMO – VENERDÌ 12 AGOSTO 2011
Pagina XIX

NUMERI

Gli asili fantasma
Francesco Palazzo

Presa in carico negli asili nido pubblici ogni 100 bambini tra 0 e 2 anni: in Emilia Romagna il 29,5%, in Sicilia il 5,2. Media italiana: 13,6%. Posizione Sicilia nella classifica: diciassettesima.

lunedì 8 agosto 2011

Noi siciliani ci differenziamo. Sempre.

LA REPUBBLICA PALERMO – DOMENICA 07 AGOSTO 2011
Pagina XIX
NUMERI
LE CIFRE DEL BIDONE
Francesco Palazzo

Raccolta differenziata rifiuti nel 2010: in Sicilia 7,7%, in Piemonte 54,3%. Media italiana: 31,7%. Posizione Sicilia: ultima. Incrementi raccolta differenziata dal 2000 al 2010: Sicilia + 5,1%, Sardegna + 48,8. Media italiana: 22,8%. Posizione Sicilia: ultima

venerdì 5 agosto 2011

L'aereo la cura della politica siciliana.

LA REPUBBLICA PALERMO – VENERDÌ 05 AGOSTO 2011
Pagina XIII
L´ETERNA ATTESA DEI SOLDI DA ROMA
Francesco Palazzo

Ci voleva poco. A momenti, alla regione, pure per annodarsi la cravatta la mattina, avrebbero richiesto i fondi FAS, ora finalmente sbloccati: quelli previsti dal governo nazionale per le aree sottoutilizzate. Si tratterebbe di risorse aggiuntive a quelle ordinarie. Da noi, al contrario, e lo stesso discorso si può fare per i miliardi che giungono dall´Europa, sono sostitutive del normale flusso finanziario che dovrebbe consentire alla macchina amministrativa di andare avanti da sola. Non si può muovere foglia, dalla sanità alla formazione, dalla riduzione dei ticket al rinnovo dei contratti ai dipendenti regionali, dalle infrastrutture agli sportelli multifunzionali, senza prima premettere che senza questi magici fondi non si può fare niente. Come premessa di un autonomismo, che addirittura ha minacciato un distacco della Sicilia dall'Italia, non c´è male. Non prendiamoci in giro. Nel giro di poche ore, ma solo in caso di eroica resistenza, potremmo portare i libri in tribunale. In realtà, questo continuo trattare con la capitale sulla propria sopravvivenza è il contrassegno, non nuovo ma che adesso raggiunge toni parossistici e surreali, della politica locale. Se è vero che la cura primaria per i siciliani è rappresentata dall´aeroplano, che li porta verso situazioni sanitarie più efficienti ed efficaci, come affermato dalla magistratura contabile, la stessa cosa si può dire di tutta la classe politica siciliana. Sulla tratta Palermo-Roma ha viaggiato il passato di questa terra e continua a transitare il presente e il futuro. Con un continuo vittimismo piagnone che francamente stanca sempre di più. L´ultima figurina dell´album dei ricordi sono i 45 milioni, FAS appunto, per salvare, sino alle elezioni a Palermo, il carrozzone Gesip. Come dire che il nostro precariato, superfluo, viste le piante organiche rigonfie di personale, è un affare nazionale. Come un tragico terremoto o uno spaventoso tsunami. Sui fondi europei, poi, riusciamo a superarci. Ci danno denaro a palate in quanto sottosviluppati e non riusciamo a spenderlo per come dovremmo, cioè per trasformarci da zona che soffre a regione che guarisce dai suoi mali. Siamo tra gli ultimi in classifica e dobbiamo stare attenti a non muoverci neanche un minimo verso l´alto, al massimo ci possiamo vistosamente annacare, ma restando sempre sul posto. Perché se si staccasse il tubo dell'ossigeno, che viene pompato da fuori, moriremmo asfissiati istantaneamente. E´ il massimo di tutto questo sapete cos´è? Che ci raccontano pure la storiella che siamo diventati, o staremmo per divenire, da qualsiasi parte ci giriamo, i più bravi di tutti. Sino al punto, ma è solo un esempio, che il nostro sistema sanitario è stato fatto oggetto di così tanti complimenti, che ora viene pure preso a modello di riferimento dalle altre regioni. Sarebbe opportuna, a questo punto, una bella campagna pubblicitaria per farlo sapere al resto d´Italia. Da finanziare, ovviamente, con i fondi FAS.






lunedì 1 agosto 2011

Borsellino, le scomode parole dimenticate dalla classe dirigente che lo commemora il 19 luglio.

LA REPUBBLICA PALERMO - DOMENICA 31 LUGLIO 2011
Pagina X

IL METODO BORSELLINO
Francesco Palazzo


«L´equivoco su cui spesso si gioca è questo: si dice che quel politico era vicino al mafioso, però la magistratura non l´ha condannato quindi quel politico è un uomo onesto. E no, questo discorso non va». Sono le parole di un giustizialista, di un esponente di estrema sinistra, di un forcaiolo, di un antimafioso da salotto? No, sono parole di Paolo Borsellino. Era il 26 gennaio 1989, doveva ancora cadere il muro di Berlino, e il magistrato si rivolgeva così agli studenti di Bassano del Grappa: «La magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale, però siccome dalle indagini sono emersi tanti fatti del genere, altri poteri dovevano trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi, che non costituivano reato, ma rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Questi giudizi non sono stati dati perché ci si è nascosti dietro lo schermo della sentenza». Sono trascorsi più di ventidue anni da quella conferenza, diciannove da via D´Amelio, eppure siamo sempre allo stesso punto. Queste riflessioni di Paolo Borsellino, non un giustizialista, non un forcaiolo, non un esponente di estrema sinistra, ma un uomo delle istituzioni, sono ancora più che mai valide. Dovrebbero ormai costituire solo memoria. Come mai, da allora, nei fatti, oltre la retorica, non si è fatto alcun passo in avanti, anzi si è, per certi versi, come tornati indietro? I partiti sono ancora lì, trepidanti e afasici, che discettano, ogni volta che se ne presenta l´occasione, sui tre gradi dell´ordinamento giudiziario, sui rinvii a giudizio. Mai che riescano ad intervenire prima. Salvo poi mischiare, confusamente, politica e giustizia. Spaccando in quattro, a secondo di come conviene, il capello della cronaca e dei fatti, per trovare un cantuccio, sempre più piccolo e buio, dove ripararsi e aspettare che passi la piena. In attesa che il giudice entri in aula per leggere la sentenza, che una Procura compia un atto, in un verso o in un altro, che si vada o meno a processo. Ecco qual è il vero uso politico della giustizia. Non sono le toghe che invadono il campo, ma è la politica che vuole utilizzarne, per propria interna incapacità ad autodeterminarsi, l´operato. Troppi, al cospetto delle parole limpide e senza sconti di Borsellino, sembrano tanti azzeccagarbugli del fatuo. Che affogano, nel bicchiere del potere, le parole semplici che dovrebbero pronunciare e che non sanno o non possono dire, se non quando è ormai troppo tardi per evitare gli schizzi di fango. E cioè che non importano i giudizi dei tribunali sui singoli, ma i loro comportamenti sulla scena pubblica e privata. Che talvolta emergono da circostanze acclarate e dalle stesse dichiarazioni dei protagonisti. Ma, insomma, si può ancora sostenere in buona fede, nel 2011, che si possono stringere tutte le mani e che non ci s´impiccia più di tanto della caratura criminale delle persone con le quali si viene a contatto? Chi non è in grado di distinguere tra una crocerossina e un criminale, seppure incravattato e profumato, non può ambire ad occupare ruoli istituzionali.