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Notizie chiesa locale
e universale
28 marzo 2026
Palermo si prepara
alla Pasqua: viaggio tra le parrocchie del territorio
Pasqua,
Passione e Resurrezione. Sono questi gli argomenti forti di questo
periodo liturgico ed esistenziale. Intorno a queste tematiche abbiamo
dialogato con sette presbiteri della arcidiocesi di Palermo.
Danisinni
Fra Mauro
Billetta, parroco francescano a Danisinni, constata che quando si affaccia sulla
piazza su cui si erge la chiesa di Sant’Agnese gli appare un paesaggio
controverso, sfregiato dalla non curanza ma illuminato sia da chi sta decorando
le case con i colori dell’acqua e i motivi dell’arte normanna, che dall’asilo
nido rinato. Quest’anno, aggiunge, si sente di più la fatica della Quaresima,
visti gli scenari di guerra.
Risuona in lui
la frase del Vangelo: “Li amò sino alla fine”. Mette insieme il Cristo
crocifisso, inerme, e i tanti fragili che attraversano la piazza. Che sanno di
avere solo il necessario per un giorno ma che sono fiduciosi, con un sorriso
disarmante, tanto che quando bussano alla chiesa per ricevere è molto di più
quello che lasciano.
Le persone del
quartiere, rivela, hanno il volto “macinato” dalla fatica quotidiana e al
contempo un sorriso che dice di quella promessa del vino buono e del buon pane
che ha bisogno della fatica prima di essere gustato. La Pasqua a Danisinni,
riflette, è celebrata con i tratti di questo passaggio che porta sempre a un
inedito e, anche quando tutto sembra perduto, apre strade nuove.
Nei giorni
scorsi, ci dice, la notizia della scarcerazione di uno dei giovani con cui
hanno costituito una cooperativa sociale gli ha dato la certezza che possono
davvero accostarci alla mensa per celebrare la Pasqua.
Brancaccio
Per don
Sergio Ciresi, parroco di San Gaetano a Brancaccio, l’affacciarsi
sull’uscio della chiesa significa guardare le strade, i palazzi segnati dal
tempo, i luoghi dove giocano i bambini, le facce di chi lotta per tirare
avanti.
E si chiede
come collegare Passione e Resurrezione nel territorio. E’ la stessa domanda –
afferma – che si pone da quando è stato chiamato a Brancaccio. La Passione dice
di viverla ogni giorno, nella disoccupazione che morde le famiglie, nella
solitudine degli anziani, nella rabbia dei giovani senza futuro, nelle donne
che subiscono violenza, nella dipendenza che distrugge vite.
A Brancaccio
la croce per lui è carne, è sangue. È la stessa che ha portato il Beato Pino
Puglisi. Declinare la Passione per don Sergio significa non scappare dalla
croce, aprire le porte della parrocchia, accogliere chi bussa, ascoltare senza
giudicare, stare accanto a chi piange come le donne di Gerusalemme, scendere
nel “sepolcro” del quartiere. Perché proprio qui, ne è sicuro, in mezzo a tanto
dolore, la Resurrezione irrompe con una forza che nessuno può fermare. La vede
nei volti di chi ritrova dignità grazie a un lavoro onesto; nei ragazzi che
scelgono di non piegarsi alla logica della strada e si formano; nelle famiglie
che si riconciliano; nelle mamme che rialzano la testa; nei volontari che
donano tempo e cuore; nei bambini che sorridono perché qualcuno ha creduto in
loro. Ne è sicuro.
“Cristo è
risorto e con Lui può risorgere anche Brancaccio!”. Una resurrezione, conclude,
che non toglie la croce, la riempie di senso perché si devono vivere l’una
dentro l’altra, in una mano i chiodi della croce e nell’altra il lenzuolo vuoto
del Sepolcro.
Lo Zen
Per don
Giovanni Giannalia, parroco allo Zen 2, nella parrocchia di San Filippo
Neri, l’abbraccio di Cristo sulla Croce stringe quel luogo, come tutti i luoghi
della Terra, e ne costituisce la speranza.
Fin dal suo
arrivo, ci rappresenta, ha avuto l’impressione che il Signore amasse con amore
di predilezione questo pezzo di Palermo. Come pastore va in cerca dei segni
della Risurrezione che poi, precisa, è il frutto maturo della Passione.
Qui padre
Giovanni ha visto morire Gesù e lo ho visto anche tante volte risorgere. Per il
resto, confessa, si segue l’onda della passione e del sentimento, tra
entusiasmi e abbandoni repentini che riportano spesso al punto di partenza.
Eppure ci
consegna un leggero ottimismo su questo quartiere che non è fatto solo di case
e di mattoni, conclude, ma di persone che, come Cristo, possono risorgere. E
spera anche lui, ci lascia così, di risorgere con loro.
Porto
Don Rosario
Giuè, rettore della chiesa di Santa Maria di Porto Salvo, riflette pure lui sui
temi della Settimana Santa. La storia di Gesù, precisa, è annuncio di un tempo
nuovo ma questo dava fastidio al tempio, ai potenti che gliela fecero pagare.
Succede a tante persone in luoghi di guerra, di fatica.
I cristiani
per lui non possono fare finta di non essere immersi in questa situazione, la
comunità ecclesiale deve farsene carico, denunciare, solo così può parlare di
resurrezione. Una fede libera è una fede che sta dentro la laicità della storia
e la presenta nella fede al mistero di Dio. Che tutto avvolge, anche se a volte
è silenziosa la sua voce.
Un appello per
la sofferenza, per don Rosario, ma anche per una Chiesa che dovrebbe trovare
nuovi linguaggi, nuove passioni. La passione della croce, conclude, è la
passione umana, credere fino in fondo che le cose possano cambiare. Una
Resurrezione, vista come grazia e come impegno.
Sferracavallo
Don Francesco
Di Pasquale è parroco a Sferracavallo, nella parrocchia
dedicata ai santi medici Cosma e Damiano. Sottolinea che l’immagine fuori
l’uscio della chiesa è bella, c’è il mare. La parrocchia non è semplicemente in
un quartiere, ci ricorda che per gli abitanti è “u paisi”.
Per lui è una
porta aperta, larga, come Panormus, tutto porto. Quando esce per le strade
impiega ore perché nella borgata la gente parla, si confronta. Soprattutto
nell’imminenza della festa dei santi.
Sferracavallo,
prosegue, attira la città, i turisti, è una borgata aperta, che accoglie.
Accenna ai riti pasquali che stanno preparando. La Domenica delle Palme,
nell’ex cava di Sferracavallo, si svolge dal 1990, ci racconta, la
rappresentazione della passione di Cristo. Non soltanto una manifestazione,
precisa, ma Vangelo che diventa carne attraverso le persone.
Poi la
processione del Venerdì Santo. Affacciarsi sull’uscio della chiesa, conclude,
significa anche domandarsi come avvicinare alla comunità cristiana tutti,
proprio tutti, come diceva Papa Francesco. L’augurio di don Francesco è che
tutti possano vivere il tempo di passione con amore, ciascuno nel proprio
ambito, perché solo così sarà resurrezione.
Altavilla Milicia
Concludiamo il
nostro viaggio con due suggestioni provenienti dall’alto. La prima dal
Santuario della Madonna di Altavilla Milicia, la seconda dal Santuario dove
risiede Rosalia.
Don Giosuè Lo
Bue è il parroco della Basilica parrocchiale Madonna della Milicia.
Quando si affaccia sull’uscio della chiesa, riflette, c’è davanti la meraviglia
che invita a guardare verso orizzonti più ampi. La fede, ci dice, è seguire il
Signore risorto con la gente che serve nel territorio.
Dall’altro
lato, completa il ragionamento, il Signore è anche il crocifisso. Allora
l’invito è prendere il largo, gettare le reti, andare controcorrente, ripartire
da dove si sperimenta la sconfitta, la fatica, la fragilità. Nel territorio,
tra le tante fragilità, ne elenca tre. La perdita di speranza, i giovani che
vanno via per cercare un futuro e il territorio che spesso viene deturpato e
ciò non aiuta a guardare la bellezza. Allora lo sguardo pasquale, come
testimoni del Risorto, conclude, è quello di lavorare oggi per rendere più
abitabile e più bello il territorio e quindi la vita che in esso si svolge.
Santa Rosalia
Don Natale
Fiorentino è il parroco del Santuario di Santa
Rosalia. La sua prospettiva, e da “acchianatore” seriale me lo aspettavo,
individua ogni viandante che arriva, in qualsiasi momento dell’anno al
Santuario, come una persona che vive un “passaggio”, un’esperienza pasquale.
Molti fedeli,
aggiunge, salgono mentre stanno vivendo una “Passione dolorosa” di qualche
tipo. Intraprendono l’Acchianata per sperimentare una “Resurrezione”, sperando
nell’aiuto della Santuzza. Precisa che Il portone del Santuario è sempre aperto
e spalancato sulla città ed è un invito a provare a fare un “passaggio” dalla
morte alla vita.
Da pochi
giorni il Santuario presenta all’esterno, c’informa il parroco, la sua Via
Crucis, la ‘Acchianata’ di Gesù al Calvario. Nell’ultima stazione, in cima alle
scale, c’è una piccola croce, conclude don Natale, con un cuore d’argento. Un
ex voto per “grazia ricevuta” portato alla Santuzza. Un passaggio personale,
uno dei tanti, dalla passione alla resurrezione.