lunedì 30 marzo 2026

Diocesi di Palermo: sette presbiteri ci raccontano i territori e si raccontano tra Passioni, Pasque e Resurrezioni.

 

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28 marzo 2026

Palermo si prepara alla Pasqua: viaggio tra le parrocchie del territorio

 




 Pasqua, Passione e Resurrezione. Sono questi gli argomenti forti di questo periodo liturgico ed esistenziale. Intorno a queste tematiche abbiamo dialogato con sette presbiteri della arcidiocesi di Palermo.

Danisinni

Fra Mauro Billetta, parroco francescano a Danisinni, constata che quando si affaccia sulla piazza su cui si erge la chiesa di Sant’Agnese gli appare un paesaggio controverso, sfregiato dalla non curanza ma illuminato sia da chi sta decorando le case con i colori dell’acqua e i motivi dell’arte normanna, che dall’asilo nido rinato. Quest’anno, aggiunge, si sente di più la fatica della Quaresima, visti gli scenari di guerra.

 Risuona in lui la frase del Vangelo: “Li amò sino alla fine”. Mette insieme il Cristo crocifisso, inerme, e i tanti fragili che attraversano la piazza. Che sanno di avere solo il necessario per un giorno ma che sono fiduciosi, con un sorriso disarmante, tanto che quando bussano alla chiesa per ricevere è molto di più quello che lasciano.

Le persone del quartiere, rivela, hanno il volto “macinato” dalla fatica quotidiana e al contempo un sorriso che dice di quella promessa del vino buono e del buon pane che ha bisogno della fatica prima di essere gustato. La Pasqua a Danisinni, riflette, è celebrata con i tratti di questo passaggio che porta sempre a un inedito e, anche quando tutto sembra perduto, apre strade nuove.

 Nei giorni scorsi, ci dice, la notizia della scarcerazione di uno dei giovani con cui hanno costituito una cooperativa sociale gli ha dato la certezza che possono davvero accostarci alla mensa per celebrare la Pasqua.

Brancaccio

Per don Sergio Ciresi, parroco di San Gaetano a Brancaccio, l’affacciarsi sull’uscio della chiesa significa guardare le strade, i palazzi segnati dal tempo, i luoghi dove giocano i bambini, le facce di chi lotta per tirare avanti.

 E si chiede come collegare Passione e Resurrezione nel territorio. E’ la stessa domanda – afferma – che si pone da quando è stato chiamato a Brancaccio. La Passione dice di viverla ogni giorno, nella disoccupazione che morde le famiglie, nella solitudine degli anziani, nella rabbia dei giovani senza futuro, nelle donne che subiscono violenza, nella dipendenza che distrugge vite.

A Brancaccio la croce per lui è carne, è sangue. È la stessa che ha portato il Beato Pino Puglisi. Declinare la Passione per don Sergio significa non scappare dalla croce, aprire le porte della parrocchia, accogliere chi bussa, ascoltare senza giudicare, stare accanto a chi piange come le donne di Gerusalemme, scendere nel “sepolcro” del quartiere. Perché proprio qui, ne è sicuro, in mezzo a tanto dolore, la Resurrezione irrompe con una forza che nessuno può fermare. La vede nei volti di chi ritrova dignità grazie a un lavoro onesto; nei ragazzi che scelgono di non piegarsi alla logica della strada e si formano; nelle famiglie che si riconciliano; nelle mamme che rialzano la testa; nei volontari che donano tempo e cuore; nei bambini che sorridono perché qualcuno ha creduto in loro. Ne è sicuro.

“Cristo è risorto e con Lui può risorgere anche Brancaccio!”. Una resurrezione, conclude, che non toglie la croce, la riempie di senso perché si devono vivere l’una dentro l’altra, in una mano i chiodi della croce e nell’altra il lenzuolo vuoto del Sepolcro.

 Lo Zen

Per don Giovanni Giannalia, parroco allo Zen 2, nella parrocchia di San Filippo Neri, l’abbraccio di Cristo sulla Croce stringe quel luogo, come tutti i luoghi della Terra, e ne costituisce la speranza.

 Fin dal suo arrivo, ci rappresenta, ha avuto l’impressione che il Signore amasse con amore di predilezione questo pezzo di Palermo. Come pastore va in cerca dei segni della Risurrezione che poi, precisa, è il frutto maturo della Passione.

Qui padre Giovanni ha visto morire Gesù e lo ho visto anche tante volte risorgere. Per il resto, confessa, si segue l’onda della passione e del sentimento, tra entusiasmi e abbandoni repentini che riportano spesso al punto di partenza.

 Eppure ci consegna un leggero ottimismo su questo quartiere che non è fatto solo di case e di mattoni, conclude, ma di persone che, come Cristo, possono risorgere. E spera anche lui, ci lascia così, di risorgere con loro.

Porto

Don Rosario Giuè, rettore della chiesa di Santa Maria di Porto Salvo, riflette pure lui sui temi della Settimana Santa. La storia di Gesù, precisa, è annuncio di un tempo nuovo ma questo dava fastidio al tempio, ai potenti che gliela fecero pagare. Succede a tante persone in luoghi di guerra, di fatica.

 I cristiani per lui non possono fare finta di non essere immersi in questa situazione, la comunità ecclesiale deve farsene carico, denunciare, solo così può parlare di resurrezione. Una fede libera è una fede che sta dentro la laicità della storia e la presenta nella fede al mistero di Dio. Che tutto avvolge, anche se a volte è silenziosa la sua voce.

Un appello per la sofferenza, per don Rosario, ma anche per una Chiesa che dovrebbe trovare nuovi linguaggi, nuove passioni. La passione della croce, conclude, è la passione umana, credere fino in fondo che le cose possano cambiare. Una Resurrezione, vista come grazia e come impegno.

Sferracavallo

Don Francesco Di Pasquale è parroco a Sferracavallo, nella parrocchia dedicata ai santi medici Cosma e Damiano. Sottolinea che l’immagine fuori l’uscio della chiesa è bella, c’è il mare. La parrocchia non è semplicemente in un quartiere, ci ricorda che per gli abitanti è “u paisi”.

 Per lui è una porta aperta, larga, come Panormus, tutto porto. Quando esce per le strade impiega ore perché nella borgata la gente parla, si confronta. Soprattutto nell’imminenza della festa dei santi.

Sferracavallo, prosegue, attira la città, i turisti, è una borgata aperta, che accoglie. Accenna ai riti pasquali che stanno preparando. La Domenica delle Palme, nell’ex cava di Sferracavallo, si svolge dal 1990, ci racconta, la rappresentazione della passione di Cristo. Non soltanto una manifestazione, precisa, ma Vangelo che diventa carne attraverso le persone.

Poi la processione del Venerdì Santo. Affacciarsi sull’uscio della chiesa, conclude, significa anche domandarsi come avvicinare alla comunità cristiana tutti, proprio tutti, come diceva Papa Francesco. L’augurio di don Francesco è che tutti possano vivere il tempo di passione con amore, ciascuno nel proprio ambito, perché solo così sarà resurrezione.

Altavilla Milicia

Concludiamo il nostro viaggio con due suggestioni provenienti dall’alto. La prima dal Santuario della Madonna di Altavilla Milicia, la seconda dal Santuario dove risiede Rosalia.

Don Giosuè Lo Bue è il parroco della Basilica parrocchiale Madonna della Milicia. Quando si affaccia sull’uscio della chiesa, riflette, c’è davanti la meraviglia che invita a guardare verso orizzonti più ampi. La fede, ci dice, è seguire il Signore risorto con la gente che serve nel territorio.

 Dall’altro lato, completa il ragionamento, il Signore è anche il crocifisso. Allora l’invito è prendere il largo, gettare le reti, andare controcorrente, ripartire da dove si sperimenta la sconfitta, la fatica, la fragilità. Nel territorio, tra le tante fragilità, ne elenca tre. La perdita di speranza, i giovani che vanno via per cercare un futuro e il territorio che spesso viene deturpato e ciò non aiuta a guardare la bellezza. Allora lo sguardo pasquale, come testimoni del Risorto, conclude, è quello di lavorare oggi per rendere più abitabile e più bello il territorio e quindi la vita che in esso si svolge.

Santa Rosalia

Don Natale Fiorentino è il parroco del Santuario di Santa Rosalia. La sua prospettiva, e da “acchianatore” seriale me lo aspettavo, individua ogni viandante che arriva, in qualsiasi momento dell’anno al Santuario, come una persona che vive un “passaggio”, un’esperienza pasquale.

Molti fedeli, aggiunge, salgono mentre stanno vivendo una “Passione dolorosa” di qualche tipo. Intraprendono l’Acchianata per sperimentare una “Resurrezione”, sperando nell’aiuto della Santuzza. Precisa che Il portone del Santuario è sempre aperto e spalancato sulla città ed è un invito a provare a fare un “passaggio” dalla morte alla vita.

Da pochi giorni il Santuario presenta all’esterno, c’informa il parroco, la sua Via Crucis, la ‘Acchianata’ di Gesù al Calvario. Nell’ultima stazione, in cima alle scale, c’è una piccola croce, conclude don Natale, con un cuore d’argento. Un ex voto per “grazia ricevuta” portato alla Santuzza. Un passaggio personale, uno dei tanti, dalla passione alla resurrezione.

 

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