giovedì 30 ottobre 2025

Palermo Monza, fine dei sogni di gloria?

 ROSALIO

29 Ott 2025

Palermo – Monza, dal Barbera e dintorni è (quasi) tutto

Francesco Palazzo 

https://www.rosalio.it/2025/10/29/palermo-monza-dal-barbera-e-dintorni-e-quasi-tutto/



Con una squadra del sud, il Catanzaro, e una del nord, il Monza, il Palermo, che non aveva mai perso in questo campionato, rimedia due brutte sconfitte una dietro l’altra che sembrano mettere il cappello sopra un periodo non buono, per usare un eufemismo. Che per la verità era stato intravisto sia con i quattro pareggi precedenti, soprattutto in casa, contro squadre di livello, che con un gioco che ha convinto soltanto nelle partite più semplici.

Rispetto a Catanzaro con il Monza, che però è una squadra molto quadrata e al momento superiore al Palermo, si è veduto un primo tempo con qualche nota positiva ma con il resto della partitura piena di errori in tutti i reparti.

L’incontro viene subito messo sulla linea del nervosismo che dalla panchina dei rosa si riversa in campo. Si battibeccherà sino alla fine con il quarto uomo della compagine arbitrale. E non è affatto un buon segno. Settemila spettatori in meno e molti problemi in più per la squadra di casa. Casa si fa per dire, visto che il campo del Palermo sta diventando, come del resto nelle passate stagioni, un problema soprattutto per i rosa. I guai sono in difesa, a centrocampo o in attacco? Meglio la difesa a tre? Questo o quel modulo? Ci si può sbizzarrire nelle ipotesi e nelle analisi ma serve a poco. La verità è che una squadra che non funziona fa acqua da tutte le parti e con tutti i moduli.

Nel secondo tempo il Monza, dopo aver ghiacciato lo stadio alla fine del primo tempo, dà subito il colpo del KO a un Palermo dal centrocampo di burro e dalla difesa imbambolata. Questa partita somiglia molto a tanti incontri al Barbera degli anni di B recenti dopo la D e gli anni di Lega Pro. Eppure sono cambiati gli allenatori, c’è stato un certo turn over di calciatori, si sono applicati diversi moduli, si è modificata anche la guida sportiva. A un certo punto c’e una quasi rissa in più parti del campo. Non serve al Palermo metterla sul piano del nervosismo. Si perde solo tempo e si finisce per dare un ulteriore vantaggio a chi è già sopra di due gol a quindici minuti dalla fine. Una sera amara.

Intendiamoci, il Monza è reduce da tre anni di A ed è superiore al Palermo. Anzi il Palermo dovrebbe essere forte come il Monza. Almeno così era stato dipinto da una tifoseria che si infiamma, così come si sfiamma, troppo presto. Ma al di là di questo stop si ha l’impressione che questa squadra sia stata molto sopravvalutata in sede di pronostici iniziali. Altro che ammazza campionato. Ora tutto ha toccato terra e rialzarsi non sarà semplice.

I rosa vanno a dormire al quinto posto, ma alla fine di questa giornata, che si conclude nella tarda serata di oggi, mercoledì 29 ottobre, potrebbero essere anche più dietro. Sabato scende al Barbera il Pescara, che già lotta in zona retrocessione. Resta da capire quest’anno per quale obiettivo lotta il Palermo al di là delle buone intenzioni. Già sugli spalti iniziano i mugugni e i fischi. Il 3 a 0 fa svuotare lo stadio prima del fischio finale.


Questo pezzo l’ho iniziato a scrivere dopo il primo gol dei brianzoli. Era chiaro già prima della pausa che il Palermo era arrivato e non aveva più nulla da dire nei secondi quarantacinque minuti. E per una compagine che mira ai primi due posti è un atteggiamento sconfortante. La foto che vedete, con il Monza tutto raccolto a fare squadra, è di inizio partita. Il Palermo già dall’inizio invece appariva come una squadra disunita. Certo, prima o poi anche se vai in A alcune partite le perdi. Nel caso del Palermo la situazione appare, ma possiamo sbagliarci, già compromessa a prescindere dalle due sconfitte. Al momento pare una squadra in grado di arrivare tranquillamente ai play off.

In calce all’incontro registriamo una circostanza ormai solita, si gioca pochissimo, sono più le interruzioni che le fasi di gioco. Si dovrebbe porre un rimedio a ciò. Perché così le partite diventano davvero noiose.


lunedì 27 ottobre 2025

We Care, il Volontariato che non ti aspetti. Il tuo.

 Il Mediterraneo 24

25 Ottobre 2025

Dalla sartoria alla salute: viaggio con i volontari tra i laboratori di “WeCare Festival”

A Villa Trabia, nell'ambito di Palermo Capitale del Volontariato, si è svolta la due giorni promossa dal Cesvop e da associazioni del territorio, all’insegna del “We Care”. L’evento ha mostrato come il volontariato possa essere rete, creatività e sostegno concreto alla comunità

Francesco Palazzo

https://www.ilmediterraneo24.it/buone-notizie/dalla-sartoria-alla-salute-viaggio-con-i-volontari-tra-i-laboratori-di-wecare-festival/

https://www.facebook.com/share/p/19p5HPMDvP/ 




PALERMO. Il filo conduttore del “WeCare Festival”, la due giorni (24 e 25 ottobre) promossa e organizzata dal CESVOP, insieme ad altre associazioni del territorio a Villa Trabia, nell’ambito di Palermo Capitale del Volontariato, è chiaro: “Il volontariato che non ti aspetti. Il tuo”. Ed è proprio questo, ad esempio, il senso e il compito del Progetto MutaMenti. Ragazze e ragazzi di associazioni diverse che intendono sensibilizzare loro coetanei a entrare nella rete del volontariato. I concetti di rete e di sostegno al volontariato da parte delle istituzioni, cercando di evitare duplicazioni di interventi, ci vengono espressi anche dall’assessore alle Politiche sociali, Mimma Calabrò.

Valeria Perricone ci parla della Biblioteca Sociale del CESVOP, che ha sede dalle parti di Via Malaspina a Palermo e che è anche casa del volontariato. Tiziana Raia ci descrive l’associazione GEFYRA, che in greco significa ponte. Si occupano di prevenzione del disagio in età evolutiva, di famiglie e di salute mentale. Andrea Esposito ci parla dell’ambulatorio medico del Borgo Vecchio che fa parte della Rete degli ambulatori popolari. Sono assicurate prestazioni di cardiologia, neurologia, ginecologica ed esami ecografici. La Sartoria Al Reves, società di cooperativa sociale, si occupa del riuso e riciclaggio dell’usato lavorando anche con i disabili. Fanno anche borse, ci dice Caterina Chinnici, corsi di cucito per giovani disabili e provvedono pure a stampare sui tessuti. Il mercoledì c’è il corso di uncinetto. Quanto realizzato viene anche dato ai senza tetto e ai bambini delle case famiglia. L’altissima Feva, di origini nigeriane ma nata in Italia, frequenta il quinto anno del liceo classico. Ha fatto un corso di cucito, dice di essersi affezionata all’Associazione ed è venuta a trovarli presso lo stand.

La presidente dell’Associazione Da Zero a Cento, Barbara De Sieno, con sede a Carini, ci fa vedere un tavolo dove vengono dipinte borse partendo dallo slogan della due giorni, We care, prendersi cura, preoccuparsi. Fanno sia attività per piccoli, come il Teatro Ramshi Bai, che per anziani, come il corso di approccio ai device di ultima generazione, alle banche online e alla sicurezza informatica. Ma ci sono pure laboratori scientifici e origami. L’avvocato Claudia Pilato fa parte dell’associazione L’arte di crescere, nata per veicolare l’importanza, anche in termini di prevenzione per mamma e lattante, dell’allattamento materno. Hanno commissionato il primo murale, Sangu e latti, comparso allo Sperone. Assistono sia a domicilio che in sede come mutuo soccorso le donne dopo il parto. Hanno ricevuto 100 abiti da sposa di alta sartoria. Il 23 dicembre al Teatro Biondo con questi abiti faranno un evento. Il ricavato servirà a finanziare un’area fitness allo Sperone per le donne che hanno espresso questo desiderio.

Simona Maria Prestileo, Valerio Sanchez e Frank Cottone ci presentano l’associazione Rock 10 e lode. Organizzano eventi musicali per giovani e anziani. Il 7 novembre al Teatro Jolly ci sarà la finale del Green Music Contest. Hanno pure regalato piante a dieci ville di Palermo. In occasione delle piantumazioni ci sono stati pure dei piccoli concerti. Erika Lo Sasso, Responsabile della Formazione dell’ABIO, mentre gonfia palloncini, ci chiarisce il mandato dell’Associazione per il bambino in ospedale. Gestiscono una ludoteca all’Ospedale dei bambini di Palermo. La loro missione è rendere meno traumatico possibile il passaggio dall’ospedale, per un ricovero o una visita, ai bambini.

Nel pomeriggio, il boratorio di maieutica con Amico Dolci, esperienza di dialogo collettivo ispirata al metodo educativo di Danilo Dolci. Poi, in scena “La ricetta di Danilo”, spettacolo teatrale di Barbe à Papa Teatro, di e con Totò Galati, che racconta la storia del poeta e sociologo attraverso aneddoti, gesti quotidiani e la preparazione delle sue famose polpette, trasformando la cucina in un laboratorio di idee e memoria.

Mentre viaggio tra gli stand penso a Don Lorenzo Milani e al suo I care. Mi importa, ho a cuore. L’I Care di don Lorenzo, il We Care della due giorni del volontariato a Villa Trabia. Mi sembrano le coordinate di un mondo più umano e più giusto.

giovedì 23 ottobre 2025

Palermo Modena, con le grandi i rosanero segnano sinora il passo

 ROSALIO

19 Ott 2025

Francesco Palazzo

Barbera e dintorni, il Palermo contro il Modena conferma le difficoltà con le grandi

https://www.rosalio.it/2025/10/19/barbera-e-dintorni-il-palermo-contro-il-modena-conferma-le-difficolta-con-le-grandi/




Il Modena, nella prima partita con una squadra di livello, conferma che il primo posto, che adesso tocca quota 18 punti, è più che meritato. Il Palermo conferma invece un’altra cosa. Con le squadre di livello va sistematicamente in grande affanno.

È accaduto tre volte in casa con Frosinone, Venezia e oggi con il Modena e una volta fuori casa con il Cesena. Al momento basta per essere secondi ma queste quattro partite, con tre pareggi in casa, più di qualche dubbio lo lasciano per il prosieguo del torneo. Insomma, tutto quello che nelle partite più semplici del campionato ha luccicato tra i rosa, non era tutto oro e oggi lo si è compreso molto bene per la quarta volta. Una cosa che succede quattro volte in poche partite è un segnale da cogliere. Sia in termini di gioco da rivedere che di rafforzamento in sede di mercato non appena sarà possibile.

Oggi poteva finire male con una sconfitta, che non sarebbe stata immotivata e immeritata, visto il deludente secondo tempo dei rosa. Il fischio finale è stato infatti accolto con un sospiro di sollievo dai quasi trentatremila spettatori che oggi pomeriggio inondavano il Barbera.

All’uscita, ancora una volta, diversi grossi mezzi della Rap, oltre ai venditori abusivi di bevande e gadget vari dei rosanero, messi a sbarrare la strada dove stanno uscendo migliaia di persone verso oiazza Giovanni Paolo II. Un concetto di sicurezza forse da rivedere leggermente.

In tribuna autorità c’erano i familiari del giovane Paolo Taormina, che è stato ucciso a Palermo durante una serata nel cuore della movida. Scene toccanti, così come le parole sentite (Paolo vive) e gli striscioni (Paolo è figlio di Palermo e vive con noi, si leggeva in uno) delle curve. Certo, come sia possibile stigmatizzare la violenza, verbale o fisica che sia, e poi fischiare a più non posso i nomi della formazione avversaria quando scorrono a inizio partita, ululare contro i tifosi avversari, gridare «chi non salta insieme a noi cos’è un catanese pezzo di merda», lanciare la classica parola offensiva palermitana (suca) durante il rinvio del portiere avversario, è un processo mentale abbastanza singolare e tutto da spiegare. La violenza va spenta innanzitutto nel processo verbale e nelle teste.

La prossima i rosanero la giocano a Catanzaro, squadra al momento vicina alla zona bassa della classifica. Si torna al Barbera con il Monza, che invece al momento, con 14 punti, è dietro i rosanero di soli due punti e lo scorso campionato era in serie A dove è rimasto tre anni.

Vedremo se la squadra di viale del Fante riuscirà a risolvere questa difficoltà con le squadre più quotate e a mettersi con sicurezza in pole position nel torneo cadetto. Cosa che quest’anno viene data per fatta. Ma il pallone è rotondo e nulla nella vita è più incerto delle sicurezze assolute.

mercoledì 22 ottobre 2025

Vivi Sano. Un'associazione che recupera, crea e sostiene.

 Il Mediterraneo 24 

17 Ottobre 2025 

Dallo Zen al cuore di Palermo: Vivi Sano, la rete che semina bellezza e riscatto

Francesco Palazzo

Allo Zen, tra le aule della scuola Falcone, l’associazione Vivi Sano ha mosso i primi passi più di dieci anni fa. Oggi gestisce spazi di inclusione e rinascita come il Parco della Salute al Foro Italico, il Parco dei suoni, la Casa delle Ninfee al Giardino Inglese e il nascente Centro Sportivo Educativo Paolo Borsellino

https://www.ilmediterraneo24.it/buone-notizie/dallo-zen-al-cuore-di-palermo-vivi-sano-la-rete-che-semina-bellezza-e-riscatto/



PALERMO. L’appuntamento è all’Istituto Ciechi di Palermo, una spettacolare struttura lasciata dai Florio dalle parti di Via Montepellegrino. Mi chiedo cosa stiamo lasciando noi a chi verrà dopo. Trovo un ambiente quasi svizzero e tanti giovani uomini e donne diversamente abili che fanno attività ginnica seguiti da assistenti. Una ragazza allaccia le scarpe a un disabile, pacca sulla spalla e si ricomincia. Poi c’è Ibrahim, detto DJ, un ragazzo arrivato dal Senegal con uno dei tanti sbarchi che mi accoglie all’ingresso e mi accompagnerà fino alla fine. Questa è una delle sedi operative dell’Associazione Vivi Sano, ente del terzo settore che opera sul territorio dal 2013.

Daniele Giliberti, che ne è il presidente, mi dice che all’inizio erano una ventina, tra i quali diversi professionisti a voler rappresentare la società civile, oggi l’Associazione conta sessanta associati. Questo ospitato presso l’Istituto dei ciechi lo hanno chiamato il Parco dei suoni. Si occupano del potenziamento delle  autonomie e dello sviluppo delle abilità sociali delle persone con disturbi del neurosviluppo e deficit neurosensoriali. Giliberti mi fa vedere in fondo un muro. Mi racconta che tra poco si abbatterà.

Si sta per completare, a due passi da Via D’Amelio, dove il magistrato Paolo e la sua scorta trovarono la morte per mano (solo?) mafiosa, il Centro Sportivo Educativo Paolo Borsellino. A luglio è stato inaugurato il murale che ritrae Paolo Borsellino anche in un momento di svago, l’immagine dell’auto usata per l’attentato e un bambino che raffigura Borsellino da piccolo. Giliberti sottolinea, anche con riferimento all’ultimo terribile fatto di cronaca, che l’esperienze di civismo come la sua o di altre realtà palermitane devono servire per essere emulate da altri cittadini. Buone pratiche da replicare.

L’associazione Vivi Sano, continua il presidente, tra il 2013 e il 2016 ha lavorato allo ZEN nella Scuola Falcone e da anni si occupa di interventi di prevenzione e contrasto delle dipendenze patologiche. Dal 2018 lavora con docenti e alunni all’uso consapevole di smartphone e device e a progetti, regionali e nazionali, sulle dipendenze da sostanze. Uno di questi è condiviso con associazioni di Milano. C’è anche un’attenzione verso l’emergenza crack in città. “Stiamo svolgendo un progetto regionale con l’Associazione La casa di Giulio, che opera a Ballarò, con incontri di sensibilizzazione sui rischi che comporta l’assunzione di sostanze psicotrope”.

Contro le dipendenze i luoghi di socializzazione sono finalizzate alla pratica di attività sane. Parliamo anche dell’esperienza forse più conosciuta dell’Associazione, il Parco della Salute del Foro Italico, che quest’anno compie 10 anni. Qualche anno fa è stato oggetto di un incendio doloso. “Quello che mi ha colpito, dice Daniele, è che in risposta ad una gara di solidarietà in pochi giorni sono stati raccolti cinquantamila euro: 25 mila li abbiamo utilizzati per rialzarci, il resto lo abbiamo dato ad altre realtà che hanno vissuto episodi simili”.

Da maggio scorso è attiva dentro il Giardino Inglese, adesso Parco Piersanti Mattarella, La Casa delle Ninfee, come è scritto nella brochure “un autentico scrigno di storia, arte e natura”. La serra, progettata a metà ottocento da Giovan Battista Basile nel corso degli anni è stata vandalizzata. È stata affidata all’Associazione Vivi Sano, la quale, con una raccolta fondi largamente partecipata, l’ha fatta rinascere a nuova vita. Giliberti chiarisce i dettagli delle collaborazioni e dell’uso attuale. “Hanno dato una mano tanti sostenitori e lo Studio di Architettura Provenzano in condivisione con gli Uffici della soprintendenza per i Beni culturali e ambientali di Palermo. Per la parte botanica abbiamo avuto il supporto dell’Orto Botanico di Palermo che aveva collaborato alla realizzazione del giardino delle alofite mediterranee al Parco della Salute. La serra oggi viene gestita insieme a sei giovani con disabilità intellettive che curano la parte botanica seguiti da un terapista”.

Ma non fanno solo questo. Hanno mappato venti stazioni di visita del Parco Mattarella e della dirimpettaia Villa Falcone Morvillo per una completa visita guidata dei due siti. Fanno da ciceroni alle scolaresche. Daniele Giliberti ci racconta un fatto accadutogli proprio a ridosso dell’uscita secondaria del Parco Mattarella fu Giardino Inglese. “Il 17 maggio del 2021, mentre erano in corso i lavori per il recupero della serra, sento trambusto proveniente dalla strada. Era appena stata investita Ghendy, Gandolfa Ilarda, catechista e aderente all’Azione Cattolica. Ho avuto modo di tenere le sue mani negli ultimi minuti della sua vita. E credo che le cose non capitino per caso. Il vicepresidente dell’Associazione Vivi Sano è il Presidente nazionale di Azione Cattolica”. Ora nella serra del Basile recuperata uno spazio è stato intitolato proprio a Ghendy.


mercoledì 15 ottobre 2025

Leone XIV, Dilexi te - Ti ho amato. La mia analisi.

 Porta di Servizio

Notizie Chiesa locale e universale

12 ottobre 2025

Il primo documento ufficiale di Papa Leone XIV

Francesco Palazzo

 https://www.portadiservizio.it/2025/10/12/il-primo-documento-ufficiale-di-papa-leone-xiv/



Una premessa è d’obbligo. Descrivere e commentare una esortazione apostolica quale è la “Dilexi te”, ossia il primo documento ufficiale di Papa Leone XIV, è molto complicato. Soprattutto per chi come me non ha importanti studi teologici alle spalle e solo una superficiale conoscenza della storia delle tante realtà consacrate della chiesa, cui il Papa attinge, con una scrittura molto scorrevole e piacevole, a piene mani.

Sono soltanto, dunque, le seguenti, solo le impressioni che sono rimaste a chi scrive dopo una sola lettura, seppure attenta, del documento. Che ho compulsato senza interruzioni e che meriterebbe molteplici approfondimenti e altre letture a più livelli di analisi.

La prima cosa che mi ha colpito è la passione che pervade tutta l’esortazione. Chi pensava che la dimensione, come dire, sentimentale, emotiva, di questo pontefice fosse più di qualche gradino in giù rispetto a quella di Francesco, dovrà senz’altro ricredersi. E pure chi riteneva la scelta del Conclave come un passo indietro rispetto al papa argentino, anzi in controtendenza rispetto ai suoi principi guida, avrà più di un motivo per ripensarci. Non soltanto perché – a mio personale giudizio – nell’esortazione nulla va in un’altra direzione rispetto al papato precedente, ma anche per la dirimente circostanza che l’asse portante, il perno, il punto di partenza, è la frase, “Come vorrei una Chiesa povera e per i poveri!”, più di un programma di governo, che Papa Francesco utilizzò proprio all’inizio del suo pontificato.

Ed è proprio la povertà il filo conduttore del ragionamento molto convincente di Papa Leone. Che pure nel titolo si pone in continuità con Papa Francesco. La cui ultima enciclica è stata “Dilexit nos”, ci hai amati. Che adesso diventa “Dilexi te”, ti ho amato. Li il “ci hai amati” era riferito ad altro da noi. Qua il “ti ho amato” si gioca sul piano delle relazioni umane, orizzontali. In cui la prossimità verso chi non ce la fa, per tanti motivi, non soltanto quelli economici, diventa la cifra chiarificatrice e decodificante di un percorso di fede. Ti ho amato. Non, ti amerò. Non è un impegno indefinito e precario per il futuro, ma una constatazione che segue un’azione già posta in essere. Che ha dato i suoi frutti. In chi ha ricevuto e in chi ha donato.

Il Papa cita tutte le tante realtà cattoliche che si sono occupate nel tempo di assistenza alle povertà. Che sono sempre plurali e non sempre sono identificabili con i conti in banca. Leone XIV fa pure una carrellata molto godibile dei papi che si sono occupati della questione sociale. Citando ovviamente il suo quasi omonimo Leone XIII, il quale, con la “Rerum Novarum” a fine 800, inaugurò quella che da quel momento in poi si è chiamata dottrina sociale della chiesa. Da questo punto di vista il Papa, pur sottolineando l’importanza delle opere di carità, a partire dall’elemosina, che ci fanno incontrare la faccia dell’altro, mette in rilievo, citando ordini ecclesiastici e movimenti popolari, il fatto che gli interventi sulle povertà non possono che mirare alla promozione integrale degli individui. Culturale, umana, sociale, economica.

La citazione del Concilio Vaticano II, oltre ai motivi più pertinentemente teologici, va dritto al nocciolo duro dell’avventura conciliare aperta a sorpresa da Giovanni XXIII in pieno travaglio novecentesco. Cosa è stato il Concilio se non il tentativo, sempre in itinere sia chiaro, della Chiesa di mettersi meglio in contatto con il mondo. Rapporto Chiesa-Mondo. Questa fu la diade allora usata.

E cosa è questa visione e contaminazione con il mondo se non quella di guardarne soprattutto gli angoli di sofferenza individuale e collettiva, che riguardano tutti, in cui si tenta di trovare il bandolo della matassa della vita nel pianeta terra. L’esortazione papale non lascia spazio a fraintendimenti e dubbi. Una chiesa che non sappia vivere la dimensione della povertà, che ne faccia un semplice orpello, un ornamento inutile o peggio retorico, sarebbe portatrice di una fede falsa o poco cristiana.

Del resto la data di pubblicazione dell’esortazione è il 4 ottobre, festa di San Francesco, il principe della povertà, il nome programmatico scelto del predecessore di Papa Leone. A volere rimarcare pure in questo una qualche vicinanza con il Papa argentino, pur nelle differenze connaturate a ciascuno di noi, perché la Chiesa di tutto ha bisogno fuorché di fotocopie. Ma è chiaro che come Francesco parlava a tutti, anche questa esortazione è diretta a tante orecchie e coinvolge davvero tutti. A qualsiasi livello di responsabilità.


Questo primo importante documento richiama tutti a liberarsi dallo specchio dell’ego, o almeno a metterlo un po’ da parte, per ascoltare, direi auscultare, termine medico che indica un approccio molto più attento e personale, anzi fisico, il grido a volte silenzioso delle altrui povertà. E, perché no, pure delle proprie. Magari guardando sotto il tappeto dei beni materiali, compreso il denaro, su cui poggiamo gran parte dei nostri passi nel passaggio da questo mondo. Forse chi sa sentire le proprie povertà può percepire quelle degli altri. Che sono pure, aggiungiamo, le povertà di un mondo che stiamo lasciando davvero malmesso alle prossime generazioni.

Mandando a quel paese il concetto e l’impegno relativo alla sostenibilità dello sviluppo. È un documento da leggere personalmente e comunitariamente questo primo del nuovo Papa. Non soltanto nelle parrocchie o all’interno del solo mondo cattolico. A proposito di povertà, ci accorgeremo che ci arricchisce di qualcosa e ci apre scenari nei quali tutti, tutti, dovremmo riconsiderare le nostre storie.

Come scrivevo all’inizio, ho riportato solo qualche impressione per me significativa e omesso chissà quanto d’importante. Ma ciascuno può farsi direttamente la propria opinione leggendo direttamente al link del sito della Santa Sede dove l’esortazione di Papa Leone XIV è pubblicata, che è il seguente: https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/apost_exhortations/documents/20251004-dilexi-te.html.