martedì 6 gennaio 2026

Brancaccio, il presepe vivente nella piazza per don Puglisi

Porta di Servizio

Notizie Chiesa locale e universale
4 gennaio 2026
Brancaccio e il presepe vivente nel segno del Beato Puglisi
Francesco Palazzo
 



Valentina ci porta a Casa Betania, luogo di aggregazione giovanile confiscato alla mafia attaccato alla parrocchia, e ci offre un caffè. Elia e Diego sono due boy scout che vengono ogni sabato da Falsomiele a fare volontariato. In fondo a Casa Betania è nata, con l’aiuto dei giovani del Rotary di Lercara Friddi, una ludoteca intitolata a Nino Agostino e Ida Castellucio.

Siamo a Brancaccio, presso la parrocchia di San Gaetano e Maria Santissima del Divino Amore, nel quartiere di Palermo dove il Beato don Pino Puglisi fu presbitero dal 1990 al 15 settembre del 1993, quando gli uomini del disonore decisero che poteva bastare.

Un presepe per la pace
Qua non ci sono colpi di armi da fuoco contro la chiesa, come accade allo Zen, ma tre parrocchie, tante associazioni e il Consiglio di Circoscrizione che presentano il presepe vivente che andrà in scena a Brancaccio il 5 e 6 gennaio dalle 16 alle 20, in un terreno a 200 metri dalla parrocchia. Forse per questo alla conferenza stampa di presentazione ci sono solo io come giornalista. Le buone notizie a Brancaccio non fanno notizia. Per quanto anche qua può capitare che dei ragazzini con pistole finte facciano il gesto di spararti.

Il 6 pomeriggio verrà pure l’arcivescovo, monsignor Corrado Lorefice. Pippo Sicari, che è il regista, annuncia un flashmob con la partecipazione di tutti i 70 personaggi, la Madonna che parlerà con Gesù Bambino, una preghiera di pace di tutto il popolo al pargolo e la deposizione delle armi dei militari.

Fare luce contro le ombre
Don Sergio Ciresi, parroco a Brancaccio da due mesi, tiene a valorizzare la rete che si è costruita, spera che la cosa prosegua per prendersi sempre più cura del territorio. “È già un miracolo, – sottolinea – lavorare insieme, fa rallentare magari ma porta lontano. Abbiamo osato – prosegue – perché un cristiano è sempre vigile, all’erta, attento, al fine di prendersi cura dei luoghi e relazionarsi con tutto e tutti al meglio”. “Padre Puglisi – riflette – ci chiama a essere testimoni di speranza, soprattutto come adulti”.

Pippo Sicari aggiunge che questo evento a don Puglisi piacerebbe tanto, perché il suo “se ognuno fa qualcosa” vuole significare fare insieme ciò che da soli non si riesce a realizzare. “Bisognerebbe togliersi le scarpe ed essere puri – prosegue – prima di varcare la soglia della parrocchia, qua sono entrati Papa Francesco, don Pino Puglisi e Biagio Conte”.

Sottolinea che vi sono ancora, oltre le luci, molte ombre. E allora ritiene che “per neutralizzare queste ultime occorre che iniziative come questa del presepe vivente si ripetano”. Anche se, facendo il medico per decenni, è entrato in tante case e ha visto che ci sono tante belle famiglie. A quasi 70 anni, conclude, è la prima volta che registra questa imponente partecipazione attorno a un’iniziativa.

I ragazzi, tessere preziose
“La richiesta del presepe vivente nasce dal Comitato dei genitori di Brancaccio”, dice il presidente della circoscrizione Giuseppe Federico. Per il consigliere comunale Gianluca Inzerillo “questa iniziativa deve essere vissuta come una rinascita del quartiere” e propone di costituire un gruppo che faccia da pungolo per la costruzione della nuova chiesa. Di cui si ricorda una lontanissima prima pietra e sulla quale però il nuovo parroco informa di avere riavviato le procedure.

Don Gabriele Virga, che è qui da quattro anni, sottolinea che questo “deve diventare un metodo e che il presepe vivente sta dando alla Provvidenza la possibilità di esprimersi attraverso una grande pluralità di voci, senza blindarsi ciascuno nel proprio orto. Al termine dei campi estivi, don Puglisi – ricorda – portava i ragazzi davanti al Pantocratore del Duomo di Monreale e diceva che ciascuno di loro era una di quelle preziose tessere”. Don Sergio aggiunge che ci sarà un lavoro programmato nelle scuole e che si celebreranno messe per le strade.

L’impegno del quartiere
Oltre alla Parrocchia di San Gaetano, partecipano al presepe vivente Quelli della Rosa Gialla, Al reves Sartoria sociale, L’arte di Crescere, Calapanama, Asd Only Dance, Terre Buone, Associazione Nautilius Sant’Erasmo, Centro di accoglienza Padre Nostro, Castello e Parco di Maredolce, Associazione cuore che vede, Associazione Sorriso Equiturismo, la parrocchia Maria Santissima delle Grazie a Conte Federico e quella del Santissimo Salvatore a Settecannoli.

Giusy Scafidi, dell’Associazione Castello e Parco di Maredolce, sottolinea l’importanza di quanto messo in campo col presepe vivente registrando tuttavia la carenza di giovani; il consigliere di circoscrizione, Pasquale Tusa, propone una festa dell’intera circoscrizione mentre Pino Russo, esponente storico della sinistra a Brancaccio, testimonia la ricchezza di lavorare insieme sotterrando le diffidenze.

Don Sergio: “Facciamo rete”
Alla fine rimangono due sedie messe una di fronte all’altra in diagonale e il discorso continua a quattr’occhi con il parroco, don Sergio, che vuole procedere con una programmazione pastorale, detesta l’improvvisazione e intende percorrere insieme le strade dello spirito e della socialità.

Dopo due mesi, chiedo che tipo ‘presepe’ parrocchiale e sociale ha trovato a Brancaccio. Mi risponde che ha verificato una situazione in cui i personaggi sono molto scollegati e dove manca la Casa di Nazareth che può fare da collante. E don Puglisi? “Ha fatto antimafia – sostiene don Sergio – ma non era un prete antimafia. Don Pino agiva e denunciava giustamente – continua il parroco – adesso Brancaccio non è quella di trenta e più anni fa. Devono ancora esserci le denunce per quanto non è stato ancora risolto, ma occorre dare continuità, lavorando sempre più sull’esistente frutto del suo martirio. Quindi rete, programmazione, collaborazioni”.

Camminare insieme
Cosa significa un presepe per tutti? “La soluzione oggi – dice don Ciresi – è camminare insieme, ricostruire comunità valorizzando tutti i carismi”. Concorda con chi scrive che quello dello Zen è un messaggio di violenza che va oltre quel quartiere. La soluzione per lui è quella che le periferie debbano stare al centro.

Vita e speranza
Ma che tipo di “parrino” è don Sergio? Sostiene che “un prete deve essere un uomo di relazioni, deve parlare con tutti e deve sapere stare con tutti senza arroccarsi. Prima che aiutare, deve intanto ascoltare”. Sottolinea che quando è venuto a Brancaccio ha ricevuto tanti messaggi di altri preti disposti a sostenerlo. Quando è stato convocato in curia da monsignor Corrado Lorefice di tutto si aspettava, tranne che ricevere questa proposta. Ripete più volte una frase che è anche un programma di lavoro. “Forse è tornato il tempo di tornare per strada”. Con il Presepe per Tutti, Vita e Speranza a Brancaccio, così è stato chiamato nella locandina, ha iniziato questo impegnativo e al momento fecondo percorso.