lunedì 20 aprile 2026

Giovanna e Pino, i due professori del Vittorio Emanuele e l'eredità che lasciano

 Porta di Servizio

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18 aprile 2026

La prof e il “parrinu”, dal liceo alla Cattedrale: due percorsi che si incrociano

Francesco Palazzo



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Il liceo classico Vittorio Emanuele II, a Palermo, è il Vittorio Emanuele II. Prima ancora che una scuola, anche per chi come me che non ne ha mai calcato il suolo o salito e sceso le scale, è un punto di riferimento in città.

Tipo l’orologio della stazione o l’Ecce Homo. Se dobbiamo indicare qualcosa da quelle parti spesso, in alternativa alla vicinissima Cattedrale, si prende come riferimento il grande manufatto chiaro dedicato, a caratteri cubitali, al primo re dell’Italia unita.

In questi giorni, la pur brevissima distanza tra il Duomo della città e il Vittorio Emanuele II si è del tutto annullata in occasione delle esequie della professoressa Giovanna Somma che amava i gatti. E che ha incontrato l’ultimo giro, che giunge magari quando siamo felici, stiamo dando un bacio o spiegando Pirandello, mentre faceva quello che più amava. Insegnare. E anche imparare.

Difficile che l’insegnamento di qualsiasi cosa non percorra anche questo secondo momento, indistricabile dal primo. I ragazzi e le ragazze in genere lo capiscono quando avviene. La conseguenza è che impareranno più a farsi domande che a disegnare risposte sulla tela della vita.

Non conoscevo la docente. Ma ci sono degli avvenimenti che ti colpiscono molto più di altri. Così come la morte, avvenuta sempre in questa metà aprile già piena di calda primavera, dell’avvocato Carlo Pezzino Rao. Che ci ha insegnato anche lui, nel senso che ci ha dato l’esempio, perché solo così si può trasmettere davvero qualcosa, l’amore per quella che chiamava la “Costa di Levante”. Che noi abbiamo da tempo derubricato con scarsa fantasia, quasi a volere mettere un marchio indelebile, a Costa Sud.

E dunque il Vittorio Emanuele II e la Cattedrale. E perciò, la mente cerca sempre collegamenti per farci trovare strade percorribili,  Pino Puglisi e Giovanna Somma. 3P insegnò pure lui al Vittorio Emanuele. Un giorno entrò in una classe con un grosso scatolone di cartone vuoto. Ci saltò sopra e lancio ai giovani e molto sorpresi astanti il grande quesito. Cosa sono? Alla classe, che aveva già possibilmente classificato la cosa nella sezione ‘il professore è ubriaco’, rivelò, siamo sicuri con la sua solita ironia e gli occhi sorridenti, la risposta. “Sono un rompiscatole”.

Se chi insegna non è il rompiscatole che infrange le certezze adolescenziali, non ha fatto in pieno, sino in fondo, il proprio dovere. Possiamo ipotizzare che la professoressa Somma, visti i segni che stanno lasciando depositati sui social coloro che l’hanno incrociata, sarà stata parecchio “rompiscatole” e stimolatrice di domande.

In Cattedrale, durante il funerale, la “prof” e “u parrinu” di Brancaccio si sono di nuovo incrociati in un venerdì pieno di sole e di caldo, quasi estivo. E magari i tanti discenti presenti, meglio usare questo termine che coniuga e mette meglio insieme ragazze e ragazzi, hanno subito accostato, perché lo sanno fare e sono di gran lunga migliori di quanto pensiamo, i due percorsi. Il prete ucciso dalla mafia e la docente che insegnava a capire e a ragionare, unici antidoti alle dinamiche mafiose.

Ci potranno pensare subito, tra un anno o tra venti, ma quando legheranno le lezioni di Pino e Giovanna scopriranno che quello che doveva essere un giorno di lutto, di pianto e tristezza, era in realtà l’ultima lezione, da interpretare nella piena libertà che ogni percorso scolastico regala, della “prof”. Una lezione che non può fermare neppure il gong dell’eterno riposo che conclude e sigilla ogni rito esequiale. Perché quando si dona tutto di sé stessi sino alla fine, come Pino e Giovanna, la vita non si ferma più.

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