mercoledì 13 febbraio 2008

Regionali siciliane 2008: le finte liti nel centrodestra, le estenuanti attese nel centrosinistra


LA REPUBBLICA PALERMO - MERCOLEDÌ 13 FEBBRAIO 2008

Pagina I
L´ANALISI
La guerra del centrodestra spiazza l´opposizione
FRANCESCO PALAZZO




Forse pecca d´ingenuità chi non crede alla ferocia guerresca che caratterizza il centrodestra isolano sulla scelta del candidato alla guida della Regione nelle elezioni di aprile. Ci sembra di sentire gli stessi strali che a livello nazionale, qualche mese addietro e non dieci anni fa, caratterizzavano i rapporti tra Forza Italia, An e Udc. L´idea berlusconiana di cancellare - in quei gazebo rimasti poi desolatamente vuoti - Forza Italia e fondare il Partito unico del popolo della libertà provocò reazioni durissime degli alleati. Il quadretto che ammiriamo oggi è cambiato. La forza del potere attenua gli spigoli finti, accorcia distanze inventate e relativizza di molto improbabili identità. Vedrete che l´Udc, nel panorama nazionale, starà dove deve stare. E che in ambito regionale il centrodestra riuscirà nella quadratura del cerchio, individuando un solo candidato che riuscirà a mietere a piene mani da quel granaio di voti che la Sicilia continua a essere per la parte conservatrice dello schieramento politico.Una cosa intanto è certa. E qui entra in ballo anche l´altra parte dello schieramento politico. Le scelte per la Sicilia, ossia di quale governo dare a questa regione e di che qualità dovrà essere, non sono né al primo, né al secondo, né al terzo punto dell´agenda politica odierna. Agli scontri personali, secondo noi fittizi e solo buoni per lo spettacolo, all´interno del centrodestra, fanno da contraltare le dilazioni, i rimandi che caratterizzano il centrosinistra isolano. Quello che conta, per ambedue le parti, è lo scenario nazionale. Prima si debbono sistemare le cose a Roma e poi si penserà alla Sicilia. Scenario consueto, tutto già visto, non ci meravigliamo più. Il punto è che il centrodestra può permetterselo, visto che poi chiunque candidi in Sicilia, se unito, vince, preso atto che ha dalla sua un paccone di voti che attualmente supera il 65 per cento. Forse il Partito democratico, che giustamente e legittimamente intende porre la candidatura per la presidenza, anziché subirla come nel 2006, dovrebbe presto rendersi conto che il tavolo su cui gioca il centrodestra non è lo stesso sul quale giochicchia il centrosinistra. Allora non è il caso di inseguire il centrodestra dilatando ancora le attese di chi vorrebbe sapere, a due mesi dalle elezioni, con quale candidato o candidata si cercherà di conquistare Palazzo d´Orleans. E, soprattutto, con quante liste, e se ben assortite, si affronterà il bastimento di consensi dell´ex Casa delle libertà. Che sarà ancor più alimentato dalla voglia che ciascun partito avrà di rivelarsi indispensabile elettoralmente. A Palermo come a Roma. Si dice che non c´è più tempo per le primarie, e questa ormai è un´evidenza. Anche se di tempo per dire che non c´era tempo se n´è sprecato parecchio lo stesso. Quello che può accadere è che il centrodestra nel giro di qualche giorno, ossia più o meno lo stesso spazio temporale che impiega per creare partiti nuovi di zecca, risolva le sue apparenti guerre intestine, posizionandosi su un unico nome. In questo caso il centrosinistra potrebbe rimanere con il cerino delle infinite discussioni acceso in mano. Se così sarà, si potrà dire che le dimissioni di Cuffaro hanno colto più di sorpresa il centrosinistra, che le aveva chieste a gran voce smuovendo anche le piazze e che quindi doveva essere subito lesto a indicare una forte e prestigiosa candidatura, che non il centrodestra, che le ha subite.

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