venerdì 8 maggio 2026

"Leggi bbonu i carti e parra cca genti". La celebrazione in memoria dei giornalisti siciliani uccisi dalla mafia.

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7 maggio 2026

L’arcivescovo Lorefice ai giornalisti: “Cercate sempre la verità”

Francesco Palazzo



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“Leggi bbonu i catti, e parra cca ggenti” (leggi bene le carte e parla con la gente) è la famosa massima di Mario Francese, cronista di nera del Giornale di Sicilia ucciso dalla mafia il 26 gennaio 1979. Durante l’omelia, in occasione della Celebrazione Eucaristica dedicata agli otto giornalisti siciliani uccisi da Cosa nostra dal 1960 al 1993, tenutasi nel pomeriggio di ieri 6 maggio a Palermo, presso la chiesa di San Francesco di Sales, protettore dei giornalisti, l’arcivescovo monsignor Corrado Lorefice ha ricordato, pronunciandola in siciliano, questa doppia esortazione di Francese.

Li ha citati uno per uno, don Corrado, gli otto giornalisti ammazzati dagli uomini del disonore. Cosimo Cristina, Mauro De Mauro, Giovanni Spampinato, Mario Francese, Peppino Impastato, Giuseppe Fava, Mauro Rostagno e Beppe Alfano. Alla presenza di molti giornalisti e giornaliste, di rappresentanti dell’amministrazione comunale, del consiglio comunale, di autorità militari, nonché  del nuovo Presidente della Corte d’Appello di Palermo Antonio Balsamo e di tante persone e giovani, l’arcivescovo ha aggiunto, commentando un passaggio delle letture, che ‘dimorare’ è un termine caro a un vero giornalista. Che è un ricercatore di notizie, di fatti, un artigiano, così lo ha chiamato con un’immagine suggestiva, che rimane sul pezzo, si sporca le mani per approfondire i fatti.

Gli otto giornalisti, ha continuato, sono stati amanti della verità e della giustizia e per questo hanno perso la vita combattendo la struttura di peccato e di perdizione che è la mafia. Poi, riprendendo un altro passaggio evangelico, “Nessuno ha amore più grande di questo dare la vita per i propri amici”, riferendolo agli otto giornalisti, ha pure ricordato che sulle tombe del vescovo salvadoregno Oscar Romero e di don Pino Puglisi, uccisi per il loro ministero, è stata riportata questa frase, questo sacrificio martiriale, del dare la vita per i propri amici.

Essere veri giornalisti, ha concluso l’arcivescovo, significa abitare la storia cercando la verità, anche sino al sacrificio di sé stessi, come hanno fatto coloro di cui si fa memoria. Finché ci saranno uomini e donne disposti a dare anche la vita, il male non prevarrà.

La celebrazione, organizzata dell’Ucsi (Unione Cattolica Stampa Italiana) Palermo e dell’Ufficio Diocesano per le comunicazioni Sociali e Ufficio Stampa dell’Arcidiocesi di Palermo, è stata preceduta da due interventi, quello di Roberto Immesi, presidente palermitano dell’Ucsi, e di Luigi Perollo, Responsabile Diocesano dell’ufficio per le Comunicazioni Sociali. Perollo ha portato all’attenzione di tutii che la preghiera che si aggiunge alla memoria la fortifica, la rende più radicata nelle nostre vite. Immesi ha sottolineato che come giornalisti cattolici si è voluta onorare la memoria di chi ha dato la vita per questa professione con lo specifico proprio, ossia con una celebrazione eucaristica. Grazie alla disponibilità dell’arcivescovo di Palermo e dell’Eparca di Piana degli Albanesi, alla loro presenza, ha aggiunto, si è realizzata per la prima volta una iniziativa che si vorrebbe trasformare in un appuntamento fisso da ripetere ogni anno.

Alla fine della celebrazione il nuovo Presidente della Corte d’Appello di Palermo, Antonio Balsamo, ci ha detto che i giornalisti sono stati di un’importanza fondamentale nella lotta contro la mafia. In particolare, lui ricorda sempre il grandissimo lavoro fatto da Mario Francese. In un periodo storico, ha precisato, in cui era ardua una ricostruzione delle dinamiche della mafia, Francese è riuscito a tracciare un quadro delle attività, delle dinamiche e della modernizzazione di Cosa nostra, che ha aiutato a fare luce su un’intera stagione della nostra storia. L’auspicio, ha concluso, è che ci siano tante persone animate dalla sua stessa carica ideale e dalla stessa capacità di suscitare indignazione e coscienza civile.

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