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14 maggio 2026
Il forte monito dell’Arcivescovo dopo i danneggiamenti e le intimidazioni mafiose
Francesco Palazzo
“Chi usa la violenza non è un uomo, ma si riduce ad animale”. Era l’estate del 1993 e don Puglisi pronunciò questa frase durante un’omelia in risposta alle intimidazioni mafiose contro la Parrocchia di San Gaetano, se stesso e soprattutto nei confronti di esponenti del Comitato Intercondominiale Hazon, con cui 3P collaborava, cui in una notte di giugno erano state incendiate le porte di casa.
È uno dei concetti espressi da don Corrado Lorefice il 13 maggio a Sferracavallo, guidando la Via Matris dopo le pesanti minacce rivolte ai commercianti del luogo, alla presenza del parroco della Chiesa S. Cosma e Damiano don Francesco Di Pasquale, dei parroci di altre parrocchie e di fedeli al loro seguito.
Il Parroco di Tommaso Natale, chiesa di S. Giovanni Apostolo, don Giovanni Lo Giudice, il parroco di Sant’Ambrogio, don Silvio Sgrò, Vicario Episcopale, il parroco dell’Addaura, don Nino Rocca. Noi crediamo, ha precisato l’arcivescovo, che lo Stato è capace di rispondere ai problemi della città degli uomini, lo dobbiamo gridare a voce alta, nessuno deve pensare che si può sostituire alle istituzioni, non lo permettiamo a nessuno, perché marcare il territorio lo fanno i cani, gli animali (ecco il riferimento a Puglisi), noi vogliamo camminare liberi per le nostre strade. In un intervento denso di significati, l’arcivescovo ha anche ricordato che l’atto di condivisione delle ferite è liberazione.
Noi possiamo dire, ha continuato, la parola che possono temere tutti, a maggior ragione quelli che pensano di farci paura, la solidarietà nella condivisione delle ferite è fonte di salvezza. Poi, riferendosi al vicino tratto dell’autostrada dove 34 anni fa, tra pochi giorni è l’anniversario, la mafia uccise Falcone, la moglie Francesca e gli agenti della scorta, ha ricordato che abbiamo superato tanto a Palermo, supereremo pure questo, combattendo le false istituzioni che si vogliono sostituire allo Stato, alla sua Costituzione che ci vuole liberi e realizzati nel lavoro e nella dignità di tutti.
Nessuno deve stare zitto, ha quasi gridato don Corrado, se parliamo, se gridiamo, se stiamo insieme nessuno può limitare la nostra vita e le nostre attività. Poi l’Arcivescovo, questa volta con il sorriso, ricorda quando nei tempi passati veniva a Palermo per qualche incontro e sentiva alla fine come una devozione quella di venire a Sferracavallo e mangiare buon pesce.
A Sferracavallo si deve venire, ha proseguito, nella gioia, con serenità a gustare quello che è capace di offrirci. Non è soltanto un messaggio rivolto a Sferracavallo, ma a tutta la città. Don Corrado in questo è chiaro. Contro quelli che vogliono marcare il territorio come gli animali, riprende il ragionamento puglisiano di prima, se dobbiamo essere allo Zen saremo lì, se dobbiamo essere a Sferracavallo siamo a Sferracavallo, se dobbiamo essere ovunque ci saremo, dobbiamo stare insieme per condividere le ferite, perché la condivisione è certezza di vittoria.
È una Via Matris e l’Arcivescovo cita il Magnificat, il cantico di Maria nel Vangelo di Luca, che esprime il rovesciamento dei valori umani, gli umili vengono innalzati e i potenti e i superbi abbassati. O quelli che si credono potenti, sottolinea Lorefice. Oggi c’è di nuovo la tentazione, così ha concluso don Corrado, di sostituirsi a Dio, di pensarsi onnipotenti. Ogni cultura mafiosa è delirante, rafforza il concetto la guida della chiesa palermitana, perché un uomo pensa di sostituirsi a Dio.
Noi a maggior ragione diciamo, e così chiude don Corrado, che riconosciamo l’unico onnipotente che è il figlio di Maria e figlio di Dio. È una chiesa, questa palermitana, sempre più presente nel territorio con il suo vescovo e un numero sempre crescente di parroci. Non soltanto per dire la propria su atti violenti o delinquenziali, basti pensare alla lotta al traffico di droga. Ma pure in momenti in cui la città si ferma per ricordare biografie positive, belle.
Basti ricordare, per restare all’ultimo periodo, le esequie della professoressa del Vittorio Emanuele e quelle che si celebreranno venerdì 15 maggio, sempre in Cattedrale, della piccola tifosa rosanero Alessia La Rosa. Portata via da un male che non le ha lasciato scampo, ma che è rimasta viva e presente per tutta la città che le ha dedicato un continuo pellegrinaggio recandosi in massa al Barbera per renderle omaggio. Riuscendo anche ad unire le tifoserie palermitane e catanesi, come ha ricordato, in un’intervista molto bella sulla piccola Alessia, il presidente del Palermo, Dario Mirri.
Finendo con la Via Matris, don Francesco Di Pasquale riflette sulla buona risposta del quartiere, dei commercianti, c’erano centinaia di persone. Sferracavallo, evidenzia, rimane una borgata come tutte le altre, con le problematiche della nostra città, che non vanno trascurate. Ci auguriamo, prosegue, che anche le borgate marinare possano avere maggiori attenzioni almeno nelle cose più importanti, come il controllo del territorio.
Adesso tocca ad altri, sottolinea, fare la loro parte dopo avere raccolto le proteste, le preoccupazioni, e anche le speranze, dei cittadini delle borgate che sono state segnate da vili attentati. Aggiungiamo che oggi diversi lidi di Isola delle Femmine hanno trovato inequivocabili intimidazioni estorsive.
Don Francesco conclude ricordando la vocazione turistica di Sferracavallo, il mare, i ristoranti e l’ambiente circostante, molto bello perché offre la possibilità di passeggiare sul lungomare di Barcarello e godere dello spettacolo della natura. Ci auguriamo, chiosa don Francesco, che il bene e il bello possano contagiare coloro che spesso vivono nel buio, nelle tenebre, lontani da Dio.
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