lunedì 6 luglio 2026

Leone XIV a Lampedusa e le visite di Francesco

Porta di Servizio

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Il Papa a Lampedusa, la preghiera della Chiesa per il mondo che soffre

Francesco Palazzo
5 luglio 2026 

https://www.portadiservizio.it/2026/07/05/il-papa-a-lampedusa-la-preghiera-della-chiesa-per-il-mondo-che-soffre/



Le immagini, fatte di posture, gesti, sguardi, sfondi, contingenze, casualità, più delle parole, e insieme ad esse che le accompagnano, ci dicono quasi tutto. Iniziamo dall’immagine. Finiremo con le parole.

Quella che più mi è arrivata nella visita di Papa Leone XIV nel comune di Lampedusa e Linosa è rappresentata, dopo che aveva attraversato la porta d’Europa, dal suo arrampicarsi su un tratto scoglioso, pare un tetto di un bunker della seconda guerra mondiale, con la papalina che vola via, il saluto ai naviganti degli equipaggi in mare e il raccoglimento scrutando l’orizzonte.

Un altro Papa in Sicilia
Dopo 8 anni, era il 18 settembre del 2018 quando Francesco visitò a Palermo i luoghi di Puglisi, la missione di Biagio Conte e celebrò sulla spianata del Foro Italico dove don Pino era stato proclamato beato, un altro Papa, Leone, arriva su un’altra isola della Regione Siciliana. Una meta uguale a quella del predecessore che l’8 luglio del 2013, appena eletto al soglio di Pietro, scelse proprio Lampedusa.

Il saluto di Lorefice
Nel denso video messaggio di saluto al Pontefice in arrivo, che ha anticipato questa visita lampedusana del 4 luglio, dal titolo “Ero straniero e mi avete accolto”, l’arcivescovo di Palermo monsignor Corrado Lorefice nel sottotitolo scrive proprio “Leone XIV, una visita nel solco di Francesco”.

Lorefice ricordava e riportava la riflessione che il Papa ha fatto durante la recente visita nelle Canarie. Siamo pescatori di uomini e lì dove ci sono uomini e donne che vogliono attraversare il mare, o qualsiasi confine o muro, non si può non essere presenti come Chiesa. L’americano di Chicago, Robert Francis Prevost, sceglie proprio il 4 luglio, festa dell’indipendenza degli Stati Uniti, per fare questo viaggio in terra di Sicilia. In un’isola tra isole di cui si compone la nostra Regione. Per dire al mondo intero che l’indipendenza, non solo ovviamente quella degli Usa, e la libertà che sempre l’accompagna, e da cui non può essere disgiunta, pena lo svuotamento di entrambe, non possono essere portatrici di isolamenti, barriere, divisioni, negazioni, limiti, muri. Altrimenti sono soltanto parole.

I passi evangelici pronunciati nel video di monsignor Lorefice (“…ero forestiero e mi avete accolto” e “qualunque cosa avete fatto al più piccolo dei miei fratelli l’avete fatto a me”), stanno lì, difficilmente eludibili, direi impossibili da ridurre a mere dichiarazioni di principio e non fatte diventare carne, da una società che in larga parte ancora si dichiara cristiana e cattolica.

Una Chiesa che accoglie
Francesco e Leone tracciano il solco di una Chiesa che ha il volto e l’impegno sino al sacrificio di don Pino Puglisi, la testimonianza e l’applicazione radicale del Vangelo di Biagio Conte e l’accoglienza come tratto distintivo.

Il “todos, todos, todos”, la celeberrima espressione usata da Papa Francesco durante la Giornata Mondiale della Gioventù a Lisbona nell’agosto 2023, con la quale ha voluto indicare che nella Chiesa, e di riflesso nelle società, c’è posto per chiunque, nessuno escluso, pare, mutatis mutandis, lo stesso orizzonte pastorale di Leone.

La politica ha il faticoso e certo non facile compito di tradurre tutto questo in fatti concreti. Non perché lo dicono i Papi, ma in quanto ce lo impone l’umanità. Cosa sarebbe infatti la politica, l’arte di amministrare le polis, che tutti ci riguarda, se dovesse perdere per strada l’umanità?

Le parole di Papa Leone
Finiamo, come anticipato all’inizio, fissando alcune parole che Leone ha pronunciato durante l’omelia lampedusana. Tra le tante riporto tre tessere.

La prima, all’inizio, quando dice che “Gli Apostoli, come sapete, hanno navigato nel Mediterraneo e sperimentato l’ospitalità degli abitanti delle sue isole e delle sue coste, da millenni crocevia di civiltà. Il Vangelo risuona dove i popoli si incontrano, le persone si accolgono, le loro vicende si intrecciano, le diverse culture si pongono in dialogo. Diventa muto, invece, dove ognuno fa di sé stesso un’isola, dove il contatto è evitato, lo scambio è interrotto”. È un programma di governo pastorale, a Lampedusa e Linosa come in tutti i luoghi del globo e in ogni relazione che voglia sentirsi tale.

La seconda tessera è quando ricorda, oltre che Francesco, i suoi più antichi predecessori, Giovanni XXIII e Paolo VI, i Papi del Concilio Vaticano II, e Giovanni Paolo II, il Pontefice che, nel maggio del 1993, ad Agrigento (nella cui provincia ricade la municipalità di Lampedusa e Linosa) dopo aver incontrato i genitori di Livatino, sotto il Tempio della Concordia, pronunciò la famosa invettiva (Convertitevi!) rivolta alla mafia.

La terza tessera sono le ultime parole dell’omelia, quando saluta la comunità di Lampedusa e Linosa, con “O’scià!”, saluto affettuoso tipico dei lampedusani, che deriva dalla lingua dialettale e che significa letteralmente “fiato mio”, “mio respiro”.

Se l’altro, l’altra, il mondo, le relazioni sono il mio, il nostro, respiro, i giorni della storia che costruiamo con i nostri comportamenti non possono che avere le dimensioni dell’accoglienza richiamate da questo viaggio di Leone. Un americano che si è fatto siciliano per un giorno e che difficilmente dimenticherà questo 4 luglio.

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