venerdì 4 settembre 2026

La Santuzza, l'ascensione al monte e il reggente del Santuario

 Porta di Servizio

Testata Giornalistica di ispirazione Cattolica 

Notizie Chiesa locale e universale

3 settembre 2026

Santa Rosalia, il giorno dell’acchianata e don Natale: il santuario apre le porte ai pellegrini

https://www.portadiservizio.it/2026/09/03/santa-rosalia-e-il-giorno-dellacchianata-il-santuario-apre-le-porte-ai-pellegrini/

Francesco Palazzo 



Don Natale Fiorentino, Fdp (Figlio della Divina Provvidenza), così si firma, da Geraci Siculo, attuale reggente del Santuario di Santa Rosalia di Palermo, dove fervono i preparativi per le acchianate legate al giorno in cui si festeggia la Santuzza.

A 10 anni già voleva farsi prete. Con un gruppetto di 25 ragazzi, cosiddetti probandi, per verificare la vocazione arriva al Villaggio del Fanciullo di via Ammiraglio Rizzo a Palermo. Poi la continuazione delle medie a Paternò, il liceo a Roma, da lì passa alla Congregazione per il noviziato a Velletri; poi, dopo due anni di università a Tortona, dove si trova il corpo di San Luigi Orione, fondatore della Piccola Opera della Divina Provvidenza, il tirocinio in Calabria e altri anni di teologia a Roma, quindi l’ordinazione a Geraci.

Sulla scia di un cugino prete e di una zia suora. Ma la vocazione ce l’hai dentro, chiosa don Natale. È stato insegnante a Roma, poi varie tappe. Calabria, Pescara, Palermo, Anzio, Messina e infine Santa Rosalia con il provinciale che lo indica al vescovo.

Gli orionini a Palermo

La “acchianata” (salita, per chi non è palermitano) in massa sarà, come da tradizione, stasera 3 settembre, sino all’alba. Ma, precisa don Natale, tutto il mese sarà un’acchianata continua sino ad ottobre.

Nel 1946 il cardinale Ernesto Ruffini individua l’opera di don Orione per la reggenza del Santuario, imprimendo un segno di carità, avendo molti piccoli poveri e orfani. Una trentina di piccoli trovano spazio nei locali sovrastanti il Santuario, frequentano la scuola in una ex caserma di carabinieri, sino al 2000.

Gli orionini vengono prima sul monte e poì giù in via Ammiraglio Rizzo, anche lì c’è stata attività assistenziale verso i giovani sino al 2010. Adesso ci sono la parrocchia, l’oratorio, la scuola professionale e una casa per ferie. Nel dicembre 1946, in pieno dopoguerra, nel momento in cui Ruffini affida a loro il Santuario, la gestione era di un laico. Allora, ci racconta don Fiorentino, il Santuario apriva solo per le funzioni. I fedeli potevano guardare dentro da due finestre che sono state nel tempo murate.

Al momento tra Santuario e parrocchia del Don Orione, con oratorio annesso, sono in sei i religiosi presenti. Lui vive al Santuario, scende a valle solo per il pranzo ed è stato nominato l’1 settembre del 2023, cioè il giorno in cui facciamo questa chiacchierata è reggente esattamente da tre anni. Il rettore del Santuario è invece l’arcivescovo Lorefice, che darà il via alle 21 di stasera all’acchianata.

Il rapporto con la Santuzza

Chiediamo del suo rapporto con la Santa vissuto ogni giorno. Ricorda che a 10 anni, da probando, veniva qui quando era in prima media, poi da liceale torna da volontario per un paio di mesi, ha pitturato le stanze di sopra con delle vesti vecchie da preti.

Adesso, riflette, è un privilegio avere questa possibilità; si è creato, ammette, un rapporto viscerale con Santa Rosalia, quasi di parentela. C’è la preghiera, lo studio, l’indagine su ogni singola pietra. Ama pensarsi come in un condominio, lui sta al piano di sopra e lei al pianterreno. Ma ci sono pure i rapporti orizzontali con i fedeli che vengono da tutte le parti del mondo, anche islamici e buddisti, per chiedere, ringraziare o solo per pregare.

I racconti dei fedeli

Don Natale ci elenca una serie di esperienze. Ci sono le due donne cinquantenni che fanno la scala che dalla piazza porta al Santuario in ginocchio per ringraziare delle loro posizioni lavorative riconquistate dopo due licenziamenti, con la possibilità di andare presto in pensione.

C’è l’uomo che dopo un’operazione per una grave malattia si presenta a Santa Rosalia con un mazzo di 100 rose di prima qualità, tanto che hanno riempito ogni angolo del Santuario.

Poi la storia del piccolo figlio di palermitani, in coma dopo una rovinosa caduta; vive fuori dall’Italia, la mamma incarica dei parenti di recarsi subito al Santuario per chiedere a Rosalia la guarigione. Prima della gravidanza aveva chiesto alla Santa di avere un figlio. I parenti vanno da  don Natale per la benedizione. Giorni dopo i cugini lo chiamano e raccontano che il bambino sta meglio.

Un popolo di pellegrini

Quasi sempre, testimonia il parroco, il pellegrino quando arriva in cima si apre e si racconta. Ma cosa vuole comunicare il parroco della chiesa che sta sul Monte Sacro dei palermitani alla folla interminabile che per una notte e per settimane acchianerà nel ricordo della morte di Rosalia, avvenuta il 4 settembre 1170 a Monte Pellegrino?

Ci pensa, don Natale, ma prima ci racconta la storia di un ex “acchianatore” seriale che a 88 anni non ce la fa più e ha investito del denaro per realizzare un progetto che prevede la sistemazione di Qr code lungo la salita che aggiungano informazioni per chi sale.

Dal 26 agosto c’è la novena che si conclude il 3 settembre, animata, ed è una novità degli ultimi anni, da nove parroci dei nove vicariati dell’arcidiocesi. Rispetto al viaggio del Festino di luglio si invertono le posizioni. Lì le processioni, civile e religiosa, scendono verso il mare, qua si “acchiana” per giungere ad un solo piccolo punto dove si trova la Santa.

La santa ci chiama ogni giorno

E allora, don Fiorentino, cosa dire agli “acchianatori” di fine estate e cosa comunica la Santuzza a loro e alla città?  Chi sale, per don Natale, ricerca qualcosa di importante, di interiore, che sente dentro. Guarda la città dall’alto, un po’ distante, lì dove ci sono il  lavoro, la famiglia, la casa e capisce tutto questo meglio guardando da lontano e venendo qua dove c’è un’attrazione particolare, dove si percepisce un’energia unica anche se non sei cattolico, cristiano.

Chi viene, prosegue il reggente del Santuario, afferma che qui è magico perché queste rocce non stillano solo acqua ma soprattutto spiritualità, presenza. Chi acchiana, per don Natale, anche se non dovesse pregare in senso stretto, per il fatto che muova dei passi verso la meta, verso il Santuario, verso Santa Rosalia, è già in preghiera, in ascensione, che è un andare al di là di ciò che ogni giorno ti circonda, ti lega. La Santuzza, conclude, ti chiama ad un impegno personale, ti esorta a centrarti su ciò che è veramente importante, ciò che resta. E invita tutti e tutte  a diventare nuovi e nuove e a fare divenire nuova e sana la città delle donne e degli uomini.

https://www.facebook.com/share/p/19XRg8USNZ/

https://www.portadiservizio.it/author/francesco-palazzo/