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sabato 12 aprile 2008
LEGGE ABORTO: L'IDEOLOGIA E LA REALTA'
venerdì 11 aprile 2008
VIA DALLA SICILIA, CERVELLI IN FUGA
mercoledì 9 aprile 2008
IMPIEGATI REGIONE SICILIANA: TRA IPOCRISIE E FINTI SCANDALI
LA REPUBBLICA PALERMO – MERCOLEDÌ 09 APRILE 2008
Pagina XV
Le promozioni dei regionali
FRANCESCO PALAZZO
Quando si parla di impiegati regionali, ossia a ogni rinnovo di contratto, scatta il solito gioco delle parti, fatto soprattutto d´ipocrisia. Appena la notizia evapora, tutto rientra, sino alla prossima bolla di sapone travestita da emergenza. Alla regola non è sfuggita la questione riguardante la progressione economica all´interno delle fasce d´appartenenza per i dipendenti del comparto. Si è gridato alla vergogna, affermando che le somme per fronteggiare i passaggi decurterebbero il Famp, Fondo di amministrazione per il miglioramento delle prestazioni. Che peraltro prevede espressamente di finanziare tali progressioni economiche. Tuttavia il timore è che vengano meno fondi da destinare alla produttività dei più bravi. Ma è mai accaduto che il Famp abbia premiato qualcuno? Ovviamente no, se non in qualche sporadico caso. Se si va un attimo oltre la superficie della polemica elettorale, ci si rende conto che l´unico strumento che, teoricamente, è previsto dal Famp per premiare la produttività dei singoli, è il piano di lavoro. Un programma lavorativo che si aggiunge alla normalità, grazie al quale dovrebbero scattare delle valutazioni individuali e relative diversificate retribuzioni aggiuntive. Molto spesso, per non dire sempre, le attività elencate in questi piani non sono molto diverse dal lavoro normalmente retribuito con lo stipendio mensile. Ma la vera questione è che non c´è valutazione, tutte le somme dei vari piani sono distribuite, a pioggia, in relazione alle qualifiche. Le quali, alla Regione siciliana, servono a individuare un bel niente. La gestione delle risorse umane ha poca cittadinanza negli uffici regionali. La differenza sta solo negli stipendi, poi ognuno, in mezzo al groviglio del comparto, si ritaglia un ruolo a piacere. Spesso senza carichi di lavoro formali, sia per il lavoro routinario, sia per quello incasellabile in qualche modo nei piani di lavoro dipartimentali. Questi ultimi coprono una percentuale del Famp non irrilevante, visto che non può essere inferiore al 70 per cento. Ma il vero orizzonte del caso in questione è ben più ampio e rimanda ad altre responsabilità. Bisogna guardare la luna. E non solo il dito che la indica perché risulta più comodo. L´ultima legge di riforma dell´amministrazione, la numero 10 del 2000, voluta fortemente da un governo di centrosinistra, non ha fatto altro che disegnare, con una forte rottura all´interno della Cgil, il quadro che abbiamo innanzi. Si voleva rendere autonoma l´amministrazione dalla politica esaltando il ruolo della dirigenza. Si è finito per legare sempre più i due versanti, che ormai costituiscono le due leve possenti di un enorme schiaccianoci. In mezzo al quale il comparto, che corrisponde alla quasi totalità degli impiegati regionali, è stato relegato in una sorta di limbo. Dove non di rado c´è gente che avrebbe l´esperienza e i titoli per occupare, se veramente alla Regione contasse il merito, posizioni in grado di modificare radicalmente e in meglio l´amministrazione. E ciò accadrebbe per un unico semplice motivo: i ruoli non dirigenziali dell´amministrazione sono poco influenzabili dalla politica, di qualsiasi colore e tendenza essa sia. La Regione siciliana, non solo nel senso dell´amministrazione, veramente cambierà se un giorno si troverà il modo, che non potrà essere indolore per tutti i dipendenti, di premiare veramente i soli capaci e meritevoli. Pure tra i dirigenti e non solo nel comparto. Facendo in modo che chi non sa o non vuole non sia sempre uguale a chi vuole andare avanti e sa come fare. Questa sarebbe la vera rivoluzione siciliana. Ma chi avrà il coraggio di fare ciò? Sino a oggi, stando ai fatti e tralasciando le pie intenzioni delle campagne elettorali, compresa quella in corso, nessuno intende concretamente modificare tale aspetto fondamentale della vita pubblica regionale. Allora, e sappiamo d´essere facili profeti in patria, ci possiamo dare un sicuro e immancabile appuntamento al prossimo finto scandalo sugli impiegati regionali.
sabato 5 aprile 2008
LA POLITICA BLOCCATA NUOCE ALLA SICILIA
sabato 29 marzo 2008
Musica e Pizzo
sabato 22 marzo 2008
POLITICA SICILIANA BLOCCATA
LA REPUBBLICA PALERMO – SABATO 22 MARZO 2008
Pagina I
L´ISOLA NELLO STAGNO
Le considerazioni che seguono si potrebbero fare a urne aperte e a risultati acquisiti. Avremo tempo per dilungarci su di essi. Nel frattempo un dato emerge, ancora una volta, in questa doppia campagna elettorale. Non è legato al momento presente o alle persone proposte oggi dal centrodestra e dal centrosinistra per governare l´Isola o per sbarcare a Roma. Il punto è che in Sicilia le regole dell´alternanza non riescono ad attecchire. Tale problema investe in pieno quella parte, il centrosinistra, che si trova perennemente a sostenere sfide impossibili. Dove il dilemma non è se si sarà sconfitti, ma come si perderà, se meglio o peggio dell´ultima volta. Alla Regione il centrosinistra ci ha provato e ci prova, nelle ultime tre tornate elettorali, compresa anche questa, con personalità molto diverse, come Leoluca Orlando, Rita Borsellino e Anna Finocchiaro. Il centrodestra può avanzare qualsiasi nome e gli va sempre bene, prima ancora che si incrocino le armi della dialettica politica e a prescindere da queste. A livello nazionale, dal 1994, i governi non sono mai riusciti a confermarsi la volta successiva. La Sicilia, tranne qualche aggiustamento, non si è accorta di niente, il centrodestra ha sempre brindato. Nelle regioni a noi vicine c´è stato il ricambio. È accaduto, per citare i casi più eclatanti, in Calabria, in Puglia e in Campania. Dove il centrosinistra è riuscito, oltre che a prevalere nel voto politico del 2006, cedendo soltanto il premio al Senato in Puglia, a imporsi alla guida di quelle Regioni. Parliamo sempre di società meridionali, luoghi dove, a differenza che da noi, la struttura del consenso è evidentemente mobile. Prendiamo la Campania. È amministrata da molto tempo dal centrosinistra. Pensate che, se votassero domani per la Regione, i campani non si ricorderebbero della questione rifiuti votando in massa per il centrodestra? Pare che lo faranno a cominciare dalle politiche.In Sicilia, se prendiamo il voto regionale e politico, tralasciando gli enti locali che meritano un discorso a parte, non c´è mai vera gara. L´abbiamo detto altre volte, pesa molto la debolezza strutturale dei partiti del centrosinistra. Ma detta così è sin troppo banale, bisognerebbe capire perché ciò accade sistematicamente soltanto per una parte. In fondo, tutti i partiti hanno problemi simili. Pure altri argomenti sono deboli, come quelli che si soffermano sull´esiguo reddito pro capite, sul basso tasso di occupazione, sul clientelismo o sulla presenza invasiva della criminalità. Forse che in Calabria, in Campania e in Puglia si è più ricchi, si lavora di più o c´è meno clientelismo? Si può affermare che in quei territori le mafie siano meno presenti?Del resto, è impensabile che, appena passato lo Stretto, i partiti del centrosinistra acquistino doti di acchiappavoti da noi irraggiungibili. A confermare il ragionamento c´è la cronaca politica recente. Le rovinose dimissioni del governo nazionale hanno dato una spinta verso l´alto, probabilmente quella decisiva, al centrodestra. Evento normale. Da noi neanche un´interruzione drammatica della legislatura, dopo le dimissioni del governatore per i noti motivi, riesce a produrre un calo di gradimento per la parte politica che ha subito l´evento. È come se niente fosse accaduto. Insomma, pure in questo aspetto della vita sociale siamo davvero speciali e poco comprensibili. A noi stessi, prima ancora che agli altri. Tale quadro bloccato è quello che genera, come sottoprodotti, le distorsioni che conosciamo e che si duplicano costantemente nelle viscere della vita pubblica regionale. Una società statica politicamente non può che crogiolarsi nei suoi peggiori difetti, i quali non appartengono solo alla maggioranza, ma anche all´opposizione. Che, stando così le cose, finisce per cadere in un fatale circolo vizioso. Solo un continuo ricambio nella gestione della cosa pubblica può fare intravedere le luci della buona amministrazione. Unica via d´uscita per far compiere ai siciliani, non retoricamente, passi in avanti. Ma per raggiungere tale fine è tutta una società, non solo quella partitica, che deve muoversi. Sinora le bocce sembrano ferme. Qualche onda che si muove di tanto in tanto si rivela, quando si contano i voti, solo una fugace e superficiale increspatura. In un mare che circonda l´Isola e che sembra essere sempre più uno stagno.
I VOLI DELLA POLITICA SICILIANA
venerdì 14 marzo 2008
Sicilia, Partito Democratico: quale rinnovamento nelle liste per Roma?
mercoledì 12 marzo 2008
SICILIA, REGIONALI 2008: IL CENTROSINISTRA TORNA SUL VOTO DISGIUNTO
Pagina I
L´ANALISI
L´errore del centrosinistra puntare sul voto disgiunto
FRANCESCO PALAZZO
A ogni elezione regionale, sulla ruota del centrosinistra, c´è un numero fisso che immancabilmente esce. Ha fatto il suo esordio domenica mattina in un incontro del Pd. È il voto disgiunto. Il primo voto per un candidato del centrodestra all´Ars, il secondo per il candidato alla presidenza del centrosinistra. Nelle due elezioni svolte col metodo dell´elezione diretta del presidente, ciò non è servito al centrosinistra per vincere. Nel 2001 Orlando ottenne un 6,4 per cento in più del suo schieramento. Nel 2006 Rita Borsellino totalizzò il 5,53 per cento in più. In entrambe le tornate elettorali vi fu però un piccolo inconveniente. La distanza tra centrodestra e centrosinistra era talmente marcata (nel 2001, 30,2 centrosinistra, 65,2 per cento centrodestra, nel 2006 quest´ultimo 61,6 e centrosinistra 36,1 per cento), che il risultato finale era già scritto in partenza. La richiesta di voto disgiunto ha senso solo quando i due schieramenti sono vicini e non è il caso della nostra regione. Ora, dunque, ci risiamo. E ogni volta è come se implicitamente si comunicasse il seguente ragionamento: guardate che le nostre liste non sono granché, lo sappiamo bene, noi che le facciamo, meglio di voi, non vi chiediamo perciò di votarle ma di riempire di consensi il nostro uomo o la nostra donna in cima alla piramide. Il risultato, viste le condizioni di partenza, non può che essere sempre deludente. Ma l´operazione voto disgiunto serve a tenere artificialmente viva la corsa sino alla fine presso l´elettorato di riferimento. Il centrodestra, dal canto suo, sapendo come stanno realmente le cose, lascia fare. Alla vigilia delle regionali del 2006 si fantasticava intorno a un voto disgiunto a due cifre, che l´apertura delle urne lasciò nel mondo dei sogni. C´è peraltro da rilevare che un invito pressante all´elettorato a esprimersi in maniera sconclusionata, indica un´azione politica basata non sul consenso diffuso, ma solo sulla forza del leader. Una prospettiva che dovrebbe essere molto distante dal centrosinistra. Che inoltre sia anche un tentativo inutile elettoralmente, bastano i numeri citati a dimostrarlo abbondantemente. Ovviamente l´elettore ha il diritto di votare come vuole. Tuttavia, una coalizione che vuole costruire un serio progetto politico dovrebbe invitare alla coerenza delle scelte. Il punto è che questo non può essere fatto perché le liste siciliane del centrosinistra sono, tranne poche individualità, deboli. E qui non c´entra niente il Mezzogiorno che vota centrodestra. Nelle altre regioni del Sud governano maggioranze di centrosinistra che hanno saputo vincere, non in forza del voto disgiunto o indicando salvatori della patria, ma cercando e ottenendo un quadro politico omogeneo. Perché in Sicilia il centrosinistra non riesce a mettere in campo liste forti? Un indizio ci viene dalla provincia di Caltanissetta e riguarda una polemica di questi giorni sulla composizione della lista provinciale del Partito democratico. A un deputato regionale uscente, con molte legislature alle spalle, viene osteggiata la candidatura perché deve fare spazio a uno più giovane. Ci chiediamo: essendoci il voto di preferenza e non i vergognosi elenchi bloccati del porcellum, non si può mettere in lista tutto quello che si ha per aumentare il consenso? Non fa così il centrodestra? Fare questo ragionamento logico viene evidentemente difficile perché, più che aumentare i voti, si tende ad amministrare gelosamente quelli che già si hanno, con la conseguenza di viaggiare elettoralmente sempre a scartamento ridotto. Allora, non rimane altro da fare che innalzare sistematicamente il vacuo totem del voto disgiunto. Una specie di mantra recitato collettivamente, un rimedio in grado forse di liberare la mente dai pensieri. Ma una pistola scarica sul tavolo elettorale e un messaggio sbagliato e fuorviante su quello della politica.
martedì 11 marzo 2008
POLITICHE 2008, IL VOTO SICILIANO
Pagina XIV
La partita a scacchi per Camera e Senato
FRANCESCO PALAZZO
Pare che il risultato delle politiche sarà influenzato da ciò che accadrà in Sicilia. Non sappiamo se andrà così. Per farsi un´idea occorre entrare nelle dinamiche elettorali delle due maggiori parti in causa e tenere in considerazione quanto si muoverà al loro esterno. Si dice che Pdl ed MpA rischiano di non raggiungere, a causa dell´Udc, il premio in seggi al Senato, previsto a livello regionale, che la volta scorsa andò al centrodestra. Se guardiamo i numeri del 2006 relativi al Senato, il centrodestra con l´Udc prese il 57,8 per cento, aggiudicandosi 15 senatori. Il centrosinistra, allora Unione, si attestò sul 40,5, prendendo gli undici senatori restanti. L´Udc ottenne il 9,6 per cento. Ammesso che si riconfermi, superando comunque l´8 per cento occorrente a far suo qualche seggio, ciò non procurerebbe al Pdl alcun danno numerico sostanziale. Male che vada, quest´ultimo, dovrebbe attestarsi tra il 48 e il 50 per cento. La legge elettorale assicura, al Senato, il 55 per cento dei seggi a chi, pur non avendo raggiunto dopo il conto dei voti tale percentuale, ottenga il miglior piazzamento. In entrambi i casi il Pdl dovrebbe confermare lo stesso numero di senatori del 2006, considerata anche la parte importante che avrà il Movimento per l´autonomia, apparentato con Berlusconi e compagni. Mentre sarà il Pd, congiunto con Italia dei Valori, a pagare dazio, essendo quel 40,5 per cento di due anni fa, in concreto insuperabile dalle due forze politiche. Veltroniani e dipietristi si dovranno, nella peggiore delle ipotesi, spartire gli undici seggi rimanenti con la Sinistra Arcobaleno e con l´Udc. Oppure, ma è molto difficile che accada, riconfermare gli undici senatori se Udc e Sinistra Arcobaleno non dovessero raggiungere l´8 per cento a testa. In ciascuno dei due casi il premio di maggioranza, a meno di rivolgimenti elettorali, non dovrebbe essere in discussione. Per la Camera il premio di maggioranza si conteggia in ambito nazionale. La coalizione di centrodestra, anche per la corsa verso questo ramo del Parlamento, si presenta mancante dell´Udc, ma sempre forte dell´accordo con il movimento autonomistico, che neutralizzerà, sostituirà o supererà il consenso cuffariano. Anche il raggruppamento Pd-Italia dei Valori, che contende in tutta Italia il premio di maggioranza al Pdl, ha nella Sinistra Arcobaleno un concorrente nel suo stesso campo paragonabile elettoralmente all´Udc. Solo che il Pd non ha un corrispettivo riequilibrante come il partito di Lombardo, non essendo paragonabile Italia dei Valori al movimento autonomista. Nel 2006, nelle due circoscrizioni della Camera prevalse il centrodestra. Con un distacco compreso tra il 12,5 per cento, nella circoscrizione avente come centro Palermo (43,5 centrosinistra, 56 per cento centrodestra), e il 19, verificatosi nella circoscrizione catanese (59,5 centrodestra, 40,5 per cento centrosinistra). Il 13 e 14 aprile prossimi, una parte di questo consenso andrà all´Udc e alla Sinistra Arcobaleno, che al suo interno ospita peraltro il numero più consistente, rispetto alle altre regioni, di ex Ds che non hanno aderito al Partito democratico. È, perciò, ipotizzabile che, mentre i voti che l´Udc sottrarrà al Pdl saranno più che recuperati dall´Mpa, quelli che lasceranno sul terreno i veltroniani a favore della Sinistra Arcobaleno, saranno solo in una piccola parte reindirizzati alla causa di Veltroni dalla lista di Italia dei Valori. Ed è verosimile, quindi, che il Pdl siciliano e gli autonomisti fortificheranno ancora il risultato positivo che Berlusconi si aspetta nel resto del paese. Mentre invece il Pd-Idv siciliano potrebbe costituire per la Camera uno degli anelli più deboli del progetto di Veltroni.
sabato 1 marzo 2008
ELEZIONI SICILIANE 2008: CENTROSINISTRA INCERTO
LA REPUBBLICA PALERMO - SABATO 01 MARZO 2008
Pagina I
CENTROSINISTRA VIA LE INCERTEZZE
FRANCESCO PALAZZO
La campagna elettorale per le regionali vede i due schieramenti affrontare l´evento nei modi che seguono. Nel centrodestra hanno bisticciato per settimane, con strappi, anatemi e candidature che non hanno visto sorgere il sole del giorno dopo. Alla fine si è arrivati al nome forte, quello dell´autonomista Lombardo. Spentasi, o messa sotto il tappeto, la guerra intestina, sono cominciate le grandi manovre. Nel centrodestra si discute sino a un certo punto, poi si comincia a lavorare per il risultato. Molti manifesti già inondano le nostre città. Tra qualche giorno faranno il loro esordio, anche per le elezioni regionali, quelli del Partito delle libertà. Anche da noi i simboli di An e Forza Italia vanno in soffitta. Non sappiamo se per sempre. Il Pdl ancora ci appare una trovata elettorale, non un vero nuovo partito. Sembra però certo che la formidabile macchina del consenso di cui il centrodestra dispone in Sicilia sia stata appena scalfita dai brutti pensieri e dalle male parole. Peraltro riuscirà a trarre nuova linfa dalla bagarre scatenatasi intorno alla mancata candidatura di Miccichè, la cui probabile lista non farà che portare del sangue fresco alla coalizione. Il centrosinistra, nel frattempo, ha ricominciato a questionare su tutta la linea. La causa scatenante dell´ennesima querelle, una dichiarazione della candidata presidente, che invita a votare i due grandi partiti a livello nazionale, il cosiddetto voto utile. Che la Sinistra Arcobaleno non l´avrebbe presa bene, ci voleva poco a prevederlo. Ogni elettore ha diritto a vedersi riconosciuta la dignità del consenso che mette dentro l´urna. La reazione del blocco più a sinistra della compagine pro Finocchiaro è comprensibile. Cominciamo a pensare che al fondo di tutto ci sia un equivoco, che si dovrà diradare. Probabilmente ciò sarà fatto sullo sfondo della Valle dei templi, nel discorso che oggi pomeriggio la Finocchiaro rivolgerà ai siciliani. La senatrice catanese è una delle dirigenti più apprezzate del Partito democratico e della politica italiana. Solo che non si può combattere la difficilissima battaglia siciliana e nello stesso tempo occuparsi della politica nazionale da protagonisti. La candidatura per la Regione deve essere una scelta esclusiva. Non può convivere con una candidatura al Senato, seppure in un´altra regione. Chi perde le elezioni in Sicilia deve poi guidare l´opposizione, per preparare le prossime elezioni. D´altra parte, a meno di non esserci distratti, lo stesso Lombardo, che è addirittura segretario di un movimento politico di un certo peso, non sarà candidato contemporaneamente ad alcunché. Insomma il centrosinistra, a oggi, se consideriamo anche le infinite titubanze e le divisioni sul numero di liste da presentare, non si trova in una situazione ideale, pur essendo partito mentre il centrodestra litigava. Considerata la debolezza che lo contraddistingue in Sicilia, il quadro è preoccupante, tenuto conto che alle elezioni non mancano sei mesi, ma sei settimane. Del resto, la distanza tra le due coalizioni ci viene rivelata da un sondaggio recentissimo della Crespi Ricerche. Che assegna a Lombardo il 58 per cento, alla Finocchiaro il 42. Che non sia solo un sondaggio, ma un responso molto vicino alla realtà precedente, non c´è bisogno di dirlo. Il centrosinistra dunque dovrebbe cercare di cambiare presto marcia. Non può trascorrere la fase decisiva della campagna elettorale tra un summit di riconciliazione e un altro. Altrimenti la partita delle regionali rischia di giocarsi, ancora una volta, a una sola porta. E i siciliani invece hanno diritto a una vera competizione.
CHIESA: IL RUOLO DEI CREDENTI
FRANCESCO PALAZZO
domenica 24 febbraio 2008
Regione Siciliana e Centrosinistra: Liste, Termovalorizzatori e Ponte
LA REPUBBLICA PALERMO - DOMENICA 24 FEBBRAIO 2008
Pagina XIX
Un centrosinistra unito nella sfida per lo sviluppo
FRANCESCO PALAZZO
La tempestiva virata del centrosinistra siciliano, che ha recuperato lo stallo in cui si era cacciato in un primo momento, pur avendo fatto fare un passo fondamentale in avanti nel sancire definitivamente il tandem Anna Finocchiaro-Rita Borsellino, lascia sul terreno due nodi problematici, elettorali e programmatici, destinati ad avere un peso rilevante. Sul primo versante, quello elettorale, si temeva che le tre liste che il Partito democratico voleva presentare potessero prendere troppi voti, e questa, che sarebbe una condizione invidiabile in qualsiasi parte del globo, impauriva i partiti della Sinistra Arcobaleno. I quali, invece di rispondere a tono, mettendo anche loro in campo almeno due liste altamente competitive, giocano al ribasso. Se il Pd si è fatto davvero convincere a mettere in campo due liste solo per accontentare i compagni di viaggio dell´altra parte della coalizione, così come pare dalle prime dichiarazioni, non comincia con il passo giusto. Sul tema c´è un´esperienza recentissima, che dovrebbe consigliare comportamenti diversi. Si dice infatti che nel 2006 la stessa cosa capitò alla lista che portava il nome di Rita Borsellino. Non si voleva che quella lista fosse molto forte perché poteva fare ombra a sinistra. Come andò a finire lo sappiamo. La lista Borsellino non arrivò al minimo del 5 per cento, quella di Uniti per la Sicilia superò di pochissimo lo sbarramento. Ovviamente si persero le elezioni. E siccome si tende a ripetere le belle esperienze, si è pronti a riprovarci. Con gli stessi identici argomenti. L´altro versante problematico è, dicevamo, quello programmatico. La Finocchiaro ha detto che utilizzerà, aggiornandolo, il programma messo su dai cantieri della Borsellino nel 2006. Tuttavia, ci sono aspetti di un certo rilievo che, se sottovalutati oggi, potrebbero costituire un grosso problema domani, se si dovesse veramente amministrare la Regione. C´è a esempio la storia dei termovalorizzatori. Da sinistra si vorrebbe che il Pd, che dice sì a queste strutture fondamentali in tutto il resto d´Italia, cambi idea in Sicilia. A noi pare che questa battaglia sul no agli inceneritori stia diventando, senza offesa per nessuno, sempre più lo spaccato di un ritardo culturale, politico e ambientale, che dovrà essere superato al più presto. E la stessa cosa vale per il ponte sullo stretto, che, se vincerà il centrodestra alle nazionali, così come annunciato da Berlusconi, tornerà prepotentemente nell´agenda politica. Se così sarà, gli scontri tra Pd e Sinistra Arcobaleno non mancheranno neanche in questo caso. Citiamo due problemi simili quanto ad approccio politico. Sugli inceneritori si dice che prima di realizzarli occorra una seria raccolta differenziata. Con il risultato che non si fanno né i primi né la seconda. E con il rischio di ritrovarci invasi dalla spazzatura come in Campania. La stessa logica vale per il ponte sullo stretto. Prima del ponte, si afferma, ci vogliono le infrastrutture di cui la Sicilia è carente. Se si continua così, il resto della vita non ci basterà per ammirare né il ponte, né le infrastrutture. Se riflettiamo sulle due tematiche evidenziate, e se ne potrebbe aggiungere qualche altra d´importanza strategica, ci rendiamo conto del perché il Partito democratico abbia deciso, per le politiche, di separare il suo destino da quello della Sinistra Arcobaleno. In Sicilia la strada da seguire deve essere un´altra, si deve stare insieme, da noi il centrosinistra è già debole pure se va unito, figuriamoci diviso. Non possiamo che augurarci quindi, non per fare il tifo per qualcuno, ma perché ciò farebbe bene ai siciliani, che in questa parte di schieramento prevalgano due concetti, elettorali e programmatici. Primo: più liste forti si presentano più voti si prendono, non si deve avere timore della competizione interna, solo alzando l´asticella della gara si può prendere molto consenso. Secondo: non si può governare una regione difficile come la Sicilia con i no e i divieti incondizionati e ideologici. Perché in qualche modo si può forse anche provare a vincere, ma la vera sfida sta poi nel governare i processi. In maniera coerente, unitaria e moderna.
mercoledì 20 febbraio 2008
La candidatura di Miccichè in Sicilia. Si può fare?
REPUBBLICA PALERMO - MERCOLEDÌ, 20 FEBBRAIO 2008
Pagina XI
La resistenza dell´ex leader forzista
FRANCESCO PALAZZO
Nel panorama politico siciliano post Cuffaro, la novità vera nell´ambito del centrodestra, e in un certo senso in assoluto anche riguardo al centrosinistra, è la volontà di Gianfranco Miccichè di candidarsi per ricoprire la poltrona più alta di Palazzo d´Orleans. Un proposito confermato e fattosi sempre più determinato giorno dopo giorno. Al punto che, vista la disponibilità dell´Udc siciliana di appoggiare Lombardo e quella di Miccichè di non recedere dalle sue intenzioni in presenza del partito di Casini nella coalizione siciliana, appare una cocente sconfitta per l´ultimo presidente dell´assemblea regionale un passo indietro dell´ultimo minuto. Peraltro determinato dai centri di potere romani del suo partito, che sacrifica l´autore del 61 a 0 del 2001 sull´altare del risultato delle politiche nazionali che torna a farsi incerto, o non più tanto sicuro, dopo la decisione dell´Udc di correre da sola alle politiche. L´argomento potrebbe interessare i siciliani e le siciliane perché, al contrario di quanto si possa pensare frequentando i più affollati luoghi comuni della politica siciliana, fatti più di taglio e cucito che di certezze, quella di Miccichè ci parrebbe, o ci sarebbe parso, come un autentico tentativo di discontinuità rispetto alle politiche che il centrodestra ha incarnato dal 2001 nell´isola. Allo stesso modo, ci sembrava non di poco momento il nome avanzato in un primo momento, e subito ritirato, di Stefania Prestigiacomo. O quello dello stesso coordinatore regionale Angelo Alfano. Del resto, Miccichè, Prestigiacomo e Alfano non sono i soli nomi spendibili dall´ex Forza Italia in Sicilia. Della partita, tra gli altri, poteva essere, e non ricordiamo se la sua candidatura sia venuta fuori in qualche frangente nelle ultime settimane, pure il senatore Carlo Vizzini, che negli ultimi anni ha intrapreso un percorso di moralizzazione della vita politica siciliana. Insomma, il partito forte dell´isola aveva al suo arco alcune frecce non proprio secondarie per porre, autorevolmente e legittimamente, il proprio cappello sulla poltrona più alta della politica siciliana. Ora è rimasto il solo Miccichè, che al momento in cui scriviamo ancora resiste e il cui frequentatissimo blog rivela che la sua candidatura ha (o poteva avere nel momento in cui leggete) qualche seguito anche all´esterno del Partito delle libertà. Forse ci sbagliamo clamorosamente, ma leggendo quello che Miccichè scrive e dice, ci pare che il suo desiderio di cambiamento possa essere accreditato seriamente, senza retropensieri o chissà quali dietrologie. Perché non riconoscere che in ambedue gli schieramenti in campo possono esserci delle aspirazioni non disprezzabili di modernizzazione della nostra regione? Così com´è corretto rilevare che, sia nel centrodestra sia nel centrosinistra, vi siano delle forze obiettivamente conservatrici dell´esistente, pur professando amore sviscerato per l´autonomismo da un lato, o, dall´altro, rivendicando percorsi non del tutto chiari di democrazia partecipata. Forse per una parte del centrodestra, anche mancante del Movimento per l´autonomia e dell´Udc (che probabilmente sostenendo Lombardo alle condizioni date e abbandonando l´ipotesi di un proprio nome per la presidenza, s´indebolisce ancora di più), era il caso di andare a vedere le carte di Miccichè sperimentando sino in fondo la sua voglia di esserci. Invece sembra ormai certo che da quelle parti ci sorbiremo la stessa minestra di prima. Quella degli ultimi sette anni di governo, che difficilmente ricorderemo per qualcosa di positivo. Ma questa volta la pietanza sarà riscaldata e rimasticata secondo criteri spartitori ben più saldi. E quindi si rivelerà ancora più immangiabile per tutti. E allora, se egli non ha già desistito definitivamente, diremmo a Miccichè di provarci lo stesso. Forse anche per lui, utilizzando lo slogan veltroniano, si può fare.
domenica 17 febbraio 2008
Sicilia: Finocchiaro, Borsellino e la politica gentile
LA REPUBBLICA PALERMO - DOMENICA 17 FEBBRAIO 2008
Pagina I
La candidatura di Anna Finocchiaro alla presidenza della Regione, tanto attesa e richiesta da uno spaccato trasversale del centrosinistra che va ben al di là del Partito democratico, temuta e rispettata da settori non marginali del centrodestra siciliano, si è infine materializzata nella forma più solenne durante i lavori della costituente romana del Pd. Le poche ma significative parole con cui la Finocchiaro ha dato la propria disponibilità ridanno alla Sicilia delle risse, in cui il centrodestra si arrovella a causa di ingombranti quanto vani personalismi, una dimensione nazionale di dignità. Ora per la senatrice, che ha chiesto la collaborazione di Rita Borsellino, comincia la parte più difficile. Anche per l´esiguo tempo che ha a disposizione per la campagna elettorale. In Sicilia - ha detto la neo-candidata - tutto è più difficile, e perciò è più bello quando si riesce a cambiare. La Sicilia ha bisogno disperato di un cambiamento vero, non di facciata, che non si fermi agli slogan e alle buone intenzioni. Difficilmente, vista la situazione in cui si muove, può provarci il centrodestra. Non ne è capace perché non riesce a sganciarsi dal clientelismo sistematico e dalla spartizione di tutto. Chi ha avuto modo di vedere all´opera qualche ramo dell´amministrazione regionale, anche qualcuno di quelli che si ponevano all´inizio della legislatura regionale come innovativi e competenti, ha visto una volontà e una prassi tendenti a fare della cosa pubblica un ambito per pochi, per coloro che arrivano a lambire, in qualche modo, il mantello del potere. Questo sistema non è solo siciliano, d´accordo. Ma in Sicilia mostra il suo volto più protervo e inconcludente, sprecone e nello stesso tempo incapace di porre anche le appena sufficienti condizioni di sviluppo. Lo abbiamo visto con Agenda 2000, che non ha prodotto avanzamenti strutturali, ma che è andata ad alimentare la spesa corrente. Una grande opportunità sprecata. Ed è inutile sapere se si è speso tutto o poco: quello che conta per i comuni cittadini è che quel poco o molto lo si è speso male. Chi si candida a governare la Sicilia deve subito porre le condizioni affinché i prossimi fondi europei siano utilizzati bene. Così come chi si appresta a tentare la conquista del governo regionale deve sapere che senza una vera riforma dell´amministrazione non si possono porre condizioni, neanche minime, di vero avanzamento in settori strategici delle politiche pubbliche. La Regione ha in sé, senza foraggiare consulenze d´oro o alimentare società che si sovrappongono a quanto può essere fatto già bene negli uffici regionali, le condizioni per fare un grande balzo in avanti. Chi si candida a governare la Sicilia deve mettersi nelle condizioni di andare molto al di là della parte politica che esprime la candidatura. Deve essere in grado di individuare le intelligenze e i saperi migliori di questa terra, presenti certo anche nei partiti, ma anche fuori di essi. Presenti pure in quanti, quasi tutti giovani, hanno dovuto e continuano ad andarsene lontano dalla nostra regione per sfruttare competenze e professionalità. Non è un compito facile quello che attende Anna Finocchiaro se vuole provarci, come crediamo, sino in fondo. Crediamo lei lo sappia bene. Come siciliani dobbiamo augurarci che sappia presto andare oltre il giustificato entusiasmo che certo accoglierà la sua disponibilità a misurarsi nella sua e nella nostra terra. C´è comunque già un dato incontrovertibile. Per la seconda volta consecutiva il centrosinistra siciliano candida una donna alla poltrona politica più importante della regione. E la cosa più bella e significativa è che ciò avviene non nelle liti che caratterizzano in questo momento il centrodestra. Ma in un clima che vede la candidata del 2006, Rita Borsellino, pronta a collaborare e a raccogliere la richiesta di aiuto che la Finocchiaro le ha lanciato ufficialmente ieri mattina. Non sappiamo come andrà a finire. Ci pare che tuttavia il centrosinistra, forse con qualche settimana in più del necessario, stia mostrando che alla politica cannibale del centrodestra si può contrapporre una politica gentile, forse perché vede protagoniste due donne. Speriamo anche che sia una politica capace di andare alla sostanza delle cose e di far voltare pagina alla Sicilia.
mercoledì 13 febbraio 2008
Regionali siciliane 2008: le finte liti nel centrodestra, le estenuanti attese nel centrosinistra
LA REPUBBLICA PALERMO - MERCOLEDÌ 13 FEBBRAIO 2008
Pagina I
L´ANALISI
La guerra del centrodestra spiazza l´opposizione
FRANCESCO PALAZZO
Forse pecca d´ingenuità chi non crede alla ferocia guerresca che caratterizza il centrodestra isolano sulla scelta del candidato alla guida della Regione nelle elezioni di aprile. Ci sembra di sentire gli stessi strali che a livello nazionale, qualche mese addietro e non dieci anni fa, caratterizzavano i rapporti tra Forza Italia, An e Udc. L´idea berlusconiana di cancellare - in quei gazebo rimasti poi desolatamente vuoti - Forza Italia e fondare il Partito unico del popolo della libertà provocò reazioni durissime degli alleati. Il quadretto che ammiriamo oggi è cambiato. La forza del potere attenua gli spigoli finti, accorcia distanze inventate e relativizza di molto improbabili identità. Vedrete che l´Udc, nel panorama nazionale, starà dove deve stare. E che in ambito regionale il centrodestra riuscirà nella quadratura del cerchio, individuando un solo candidato che riuscirà a mietere a piene mani da quel granaio di voti che la Sicilia continua a essere per la parte conservatrice dello schieramento politico.Una cosa intanto è certa. E qui entra in ballo anche l´altra parte dello schieramento politico. Le scelte per la Sicilia, ossia di quale governo dare a questa regione e di che qualità dovrà essere, non sono né al primo, né al secondo, né al terzo punto dell´agenda politica odierna. Agli scontri personali, secondo noi fittizi e solo buoni per lo spettacolo, all´interno del centrodestra, fanno da contraltare le dilazioni, i rimandi che caratterizzano il centrosinistra isolano. Quello che conta, per ambedue le parti, è lo scenario nazionale. Prima si debbono sistemare le cose a Roma e poi si penserà alla Sicilia. Scenario consueto, tutto già visto, non ci meravigliamo più. Il punto è che il centrodestra può permetterselo, visto che poi chiunque candidi in Sicilia, se unito, vince, preso atto che ha dalla sua un paccone di voti che attualmente supera il 65 per cento. Forse il Partito democratico, che giustamente e legittimamente intende porre la candidatura per la presidenza, anziché subirla come nel 2006, dovrebbe presto rendersi conto che il tavolo su cui gioca il centrodestra non è lo stesso sul quale giochicchia il centrosinistra. Allora non è il caso di inseguire il centrodestra dilatando ancora le attese di chi vorrebbe sapere, a due mesi dalle elezioni, con quale candidato o candidata si cercherà di conquistare Palazzo d´Orleans. E, soprattutto, con quante liste, e se ben assortite, si affronterà il bastimento di consensi dell´ex Casa delle libertà. Che sarà ancor più alimentato dalla voglia che ciascun partito avrà di rivelarsi indispensabile elettoralmente. A Palermo come a Roma. Si dice che non c´è più tempo per le primarie, e questa ormai è un´evidenza. Anche se di tempo per dire che non c´era tempo se n´è sprecato parecchio lo stesso. Quello che può accadere è che il centrodestra nel giro di qualche giorno, ossia più o meno lo stesso spazio temporale che impiega per creare partiti nuovi di zecca, risolva le sue apparenti guerre intestine, posizionandosi su un unico nome. In questo caso il centrosinistra potrebbe rimanere con il cerino delle infinite discussioni acceso in mano. Se così sarà, si potrà dire che le dimissioni di Cuffaro hanno colto più di sorpresa il centrosinistra, che le aveva chieste a gran voce smuovendo anche le piazze e che quindi doveva essere subito lesto a indicare una forte e prestigiosa candidatura, che non il centrodestra, che le ha subite.
venerdì 8 febbraio 2008
Le omelie del Cardinale Pappalardo rivolte a Palermo
LA REPUBBLICA PALERMO - VENERDÌ 08 FEBBRAIO 2008
Pagina XI
La mafia: Il vescovo di "Sagunto" ha fatto sentire spesso la sua voce per denunciare i boss
La politica: Tante accuse per carenze e ritardi ma anche attenzione per i segnali di svolta
"Un vescovo, Palermo e S. Rosalia". È il titolo scelto dall´Arcidiocesi di Palermo per la raccolta delle omelie rivolte alla città fuori dal tempio, dal 1976 al 1996, dal cardinale Salvatore Pappalardo, morto nel dicembre del 2006. Le occasioni sono quelle delle festività di luglio e settembre dedicate alla santa e gli appuntamenti, il primo gennaio e per il Festino, con l´amministrazione cittadina. Il primo giorno del 1976, a Palazzo delle Aquile, l´arcivescovo sferza la politica palermitana. «Sarei venuto più volentieri se avessi trovato un´amministrazione che, risolti i suoi ricorrenti problemi, si presentasse in un momento di intensa applicazione ai gravi compiti che le spettano». Pappalardo è passato alla storia per l´omelia di Sagunto, pronunciata durante i funerali di Dalla Chiesa. Ma leggendo questa antologia, si vede come sempre ha denunciato la presenza mafiosa. Lo fa, ad esempio, da piazza Marina il 15 luglio del 1978. «In questa città si commettono, da soggetti che spesso restano impuniti, tante prepotenze riconducibili al modello mafioso, tanta paura di ritorsioni e vendette, tanta omertà». L´attenzione alle dinamiche politiche è informata, mai sommaria. Nella stessa omelia la constatazione che «c´è un governo regionale che vuole operare efficacemente; gli auguriamo di portare avanti concreti e coraggiosi programmi». Non sfugge al presule che alla guida del governo regionale c´è Piersanti Mattarella. Parlando della città il cardinale indica problemi specifici: il risanamento del centro storico, tema spesso ripreso, la disoccupazione, la carenza di case, i poveri. Il 9 maggio del 1980, alla vigilia delle amministrative, invia una lettera ai candidati. Soffermandosi su circostanziate questioni: l´edilizia urbana, le infrastrutture, i pubblici servizi, la scuola, i problemi giovanili e la pubblica amministrazione. Il 15 luglio dello stesso anno, da piazza Tredici Vittime, sottolinea che «la nostra città, la città di Rosalia, si è, purtroppo, distinta per tanti delitti, assassini politici, mafiosi o di entrambi i tipi». Sono trascorsi pochi mesi dagli omicidi Mattarella e Basile. Il 15 luglio del 1981 torna sulla città, che può risorgere «eliminando una strana caratteristica: riuscire a rendere complicate anche le cose che dovrebbero essere, ed altrove sono, facili». Il 15 luglio del 1983, da piazza Marina, un´analisi economica. «Salvezza di Palermo non possono essere i facili guadagni disgiunti da vera attività produttiva; se Palermo consuma tre volte più di quanto riesce a produrre, voi comprenderete che questa non è una situazione di sanità economica e morale». Il 15 luglio del 1985 una nuova strigliata agli amministratori: «La gestione commissariale (a Palermo si erano succeduti, dal dicembre 1984, i due commissari Scialabba e Vitocolonna) ha fatto vedere a tutti che a Palermo si possono affrontare i problemi, dimostri ora la stessa cosa la nuova amministrazione comunale». Comincia la stagione di Leoluca Orlando. E da piazza Marina, il 15 luglio 1986, giunge un apprezzamento per il nuovo corso. Il 1° gennaio del 1987, da Palazzo delle Aquile, una previsione di quella che poi sarà la stagione dei sindaci degli anni Novanta. «Anche le leggi stanno dando ai comuni piena responsabilità non sono più lo Stato o la Regione che ci devono pensare. Un cambio di mentalità si richiede alle amministrazioni comunali, che devono farsi più coraggiose». Nelle omelie c´è un costante richiamo per tutti a fare il proprio dovere. Dopo le elezioni del 1990 una lettera agli eletti, dove afferma che «un´amministrazione spedita, un meccanismo di decisioni pubbliche non influenzato da interessi oscuri, una forte creatività locale, sono risorse altrettanto importanti contro la mafia quanto le pur fondamentali esigenze di repressione e di giustizia». C´è anche la conoscenza di specifiche vertenze. Il 15 luglio 1990, da piazza Marina, parla dei Cantieri navali e della Keller, dove si temono licenziamenti. Il 13 luglio del 1991 dal palazzo di città un rimprovero esplicito, per «far sì che entro tempi brevi, e senza le remore che gli interessi di parte troppo spesso hanno comportato, si portino a compimento, nella legalità e nell´efficienza, i punti nei quali Palermo deve realizzare irrinunciabili progressi». Il 4 settembre da Monte Pellegrino ricorda Libero Grassi. Il 13 luglio del 1993 nuovamente sulle difficoltà comunali. «Questa celebrazione si verifica, ancora una volta, in un momento in cui la vita del comune naviga in acque talora burrascose». È del 1° gennaio del 1996 l´ultima omelia di Pappalardo contenuta nel volume, dopo ventisei anni lascerà la diocesi. Torna sulla mafia. «Iniziamo il nuovo anno desiderando che si convertano quanti impegnati nelle nefaste attività dell´illegalità, della corruzione e della criminalità». Dalla lettura del volume emerge un Pappalardo inedito, attento osservatore e fine politico, forse sconosciuto ai più. Un vescovo che è stato capace di andare al di là di Sagunto.
mercoledì 6 febbraio 2008
Regionali 2008, per il centrosinistra una candidatura di partito
Pagina XVII
La partita più difficile del centrosinistra siciliano
FRANCESCO PALAZZO
mercoledì 30 gennaio 2008
1947-2006: il declino del parlamento siciliano
Pagina X
Il declino legislativo dell´Assemblea regionale
FRANCESCO PALAZZO
venerdì 25 gennaio 2008
Il centrosinistra siciliano, la politica e i tribunali dopo la sentenza Cuffaro
Pagina I
L´ANALISI
Per il centrosinistra la sfida è alle urne
FRANCESCO PALAZZO
lunedì 21 gennaio 2008
Mafia e politica: siamo sempre al punto di partenza
19 Gennaio 2008
Pag. 18
AL DI SOTTO DI OGNI SOSPETTO
di Francesco Palazzo
domenica 13 gennaio 2008
La clemenza e la lotta alla mafia
Pagina XIII
Antimafia, la lotta politica che ancora non comincia
FRANCESCO PALAZZO
Ho ricevuto da alcuni giorni una mail da far girare e inoltrare al Quirinale, al governo e al ministro della Giustizia. Chiede di non concedere la grazia a Bruno Contrada. Me l´aspettavo una simile esortazione, già tardava. L´antimafia prêt-à-porter, letteralmente "pronta da indossare", ci sta poco ad attivarsi e a coinvolgere le solite due-trecento persone del consueto giro di posta elettronica. Ormai rispondo e inoltro sempre meno, certamente non lo farò in questo caso. Bruno Contrada si è sottoposto per quindici anni ai suoi giudici, mai ha cercato di sottrarsi ai processi e agli arresti, alla fine è stato condannato. Perché un cittadino non può soggettivamente ritenersi privo di colpe pur se già sanzionato dalla legge? Per quale motivo il suo avvocato non può inoltrare istanza di clemenza al capo dello Stato? Perché tutto questo crea scandalo? Non si tratta di fare il tifo per il sì o per il no. Non si tratta neanche di rifare processi sui quali la macchina giudiziaria ha messo il bollo definitivo. Dovrebbe aiutarci nella riflessione la necessità di capire andando oltre il momento presente.Ciò che si muove sotto traccia nella questione è una certa percezione della lotta alla mafia. Che preferisce, su tutto, gli aspetti giudiziari e repressivi. Quasi che tutto si possa risolvere con le indagini, le manette, le sentenze e gli anni di carcere. Ciò, sono per primi i magistrati a dirlo, è poco conducente al fine di arrivare alla sconfitta delle mafie. Ma che sia ancora così concepita la contrapposizione al crimine organizzato, lo capiamo da come viene affrontato l´argomento da molti degli attori in gioco. Anche dal governo nazionale in carica.Nella conferenza stampa di fine anno, le mafie sono state definite un cancro da estirpare e sono stati ricordati gli arresti eseguiti nel 2007. Definire le mafie un cancro, una patologia disseminata, quindi una specie di piovra, senza declinarne le cause politiche e sociali che ne fanno sistemi di potere abbastanza individuabili nelle società meridionali, significa avvolgerle in un´aura di mistero impenetrabile. Che solo dentro i tribunali può essere dipanato. Così come ricordare gli arresti dei latitanti, seppure eccellenti, finisce per tratteggiare le mafie esclusivamente come bande di assassini, prima o dopo destinati a marcire nelle patrie galere.Le mafie non sono un cancro o l´antistato, ma strutture di potere che intrattengono rapporti bilaterali con la politica e la società più diffusa. Sorvolare su questo significa lasciare alla giustizia e alle forze dell´ordine compiti impropri, che non sono in grado di svolgere, pure se agiscono in nome del popolo italiano. Compiti che invece sono tutti della politica partitica e istituzionale e dei corpi intermedi, collettivi o individuali, popolari o borghesi, che formano quotidianamente il tessuto sociale. Lo ha ricordato il presidente della Repubblica nel messaggio di fine anno, citando gli imprenditori siciliani che provano a ribellarsi al pizzo.Il potere mafioso non coincide affatto con le posizioni penali singole, che compete alla magistratura chiarire, ma è immerso, nella quasi totalità e con una certa circoscrivibile evidenza, nella vita di tutti i giorni e lì deve essere affrontato. Per dirla tutta. Cosa è più inquietante: la clemenza chiesta per un detenuto o il fatto che la Regione siciliana nella sua massima espressione istituzionale, ossia il Parlamento insediatosi da più di un anno e mezzo, non abbia ancora, in una terra in cui Cosa nostra rimane solidissima, una credibile commissione Antimafia?Chissà se riceverò la mail che invita a sottoporre alle massime cariche del Paese tale gravissimo buco della politica istituzionale siciliana. Questa la inoltrerei e la farei girare. Perché parlerebbe di una classe dirigente, composta di eletti e di elette, distratta, quando va bene, sulla lotta alla mafia e della società siciliana che l´ha scelta in libere elezioni. E non dell´imputato, che va lasciato al suo giudice, o del condannato, che ha il diritto di continuare a credersi innocente e sperare anche in una revisione del processo, come previsto dall´ordinamento. Parlerebbe di una lotta politica alla mafia che ancora non si vuole cominciare seriamente.
domenica 6 gennaio 2008
Centrosinistra in Sicilia, politiche e voti al posto dei nomi
LA REPUBBLICA PALERMO – DOMENICA 06 GENNAIO 2008
LA POLEMICA
Ma adesso il centrosinistra cerchi consensi e non nomi
giovedì 20 dicembre 2007
Gli alibi della cattiva politica
Pagina XV
L´alibi della cattiva politica è dare la colpa agli altri
FRANCESCO PALAZZO
Scaricare le responsabilità politiche sulle istituzioni immediatamente sovraordinate è uno sport diffusissimo in Sicilia. Sin dove può arrivare questo modo di fare, che si può benissimo definire a scatole cinesi, non c´è modo di definirlo una volta per tutte. Prendendo a prestito un adagio popolare, potremmo ben dire che in questo campo al peggio non c´è mai fine. Il governo regionale e il parlamento siciliano non riescono a cavare un ragno dal buco sgovernando e non mettendo in essere i provvedimenti legislativi di cui avrebbe bisogno la Sicilia? Ecco che, invece di ammettere le proprie responsabilità, la classe politica che governa la Sicilia, disponendo peraltro una corposa maggioranza, non trova di meglio che prendersela con il governo Prodi. Che non darebbe alla Sicilia quanto avrebbe bisogno in termini di risorse. Come se nella nostra terra non fossero giunti, dall´istituzione dell´autonomia a oggi, fiumi di denaro. Come sono stati spesi, o meglio dilapidati, è sotto gli occhi di tutti. Ma tant´è. La frase che disimpegna, che giustifica, che crea alibi, inconsistenti quanto ben spesi nei confronti dell´opinione pubblica, è sempre la stessa. A Roma ci trattano male. E spesso tale asserzione è utilizzata pure da esponenti politici siciliani contro i governi dello stesso colore. L´importante è togliersi d´impiccio nelle situazioni più fastidiose. La regola vale anche per i governi nazionali. Quando c´è un deficit d´azione politica e si deve prendere qualche decisione impopolare, il ritornello che si attiva automaticamente è conosciuto: c´è lo impone l´Europa. E, a questo punto, non c´è modo di replicare. Tornando a noi, non è difficile vedere sindaci siciliani, assessori, consiglieri comunali, di amministrazioni civiche piccole e grandi, prendersela con la Regione per mettere una pezza su quanto non hanno la capacità di fare o di programmare con i mezzi, e non sono pochi, di cui già dispongono. Dove però lo show raggiunge livelli tra il comico e il surreale è nei consigli circoscrizionali. Sappiamo che sostanzialmente sono delle inutili e costose propaggini istituzionali. È vero che non hanno poteri né risorse finanziarie. Ma ciò non toglie che potrebbero organizzare, qualora lo volessero, iniziative politiche nel territorio di competenza a costo zero. Cosa che non avviene quasi mai. L´unico compito a cui assolvono tali organismi è quello di essere i terminali della spartizione delle cariche tra i partiti e luoghi di faide negli scontri per fazioni contrapposte all´interno delle formazioni partitiche. L´altro giorno, durante la presentazione di alcune iniziative volontaristiche di un gruppo di cittadini della seconda circoscrizione palermitana, che da anni stampano un giornale senza prendere soldi pubblici, hanno allestito un sito web e pubblicato un calendario, due consiglieri circoscrizionali, uno della maggioranza di centrodestra e uno dell´opposizione, hanno lanciato il solito grido di dolore. Se non riescono a realizzare un tubo, la colpa è dell´amministrazione comunale. I due, da veri tribuni del popolo, arringano la folla infreddolita con parole tanto roboanti quanto incomprensibili. E il bello è che il pubblico presente crede a tali rivendicazioni che nascondono un vuoto assoluto d´iniziativa politica. Il problema è proprio questo, che la tattica di scaricare su altri le proprie inconcludenze amministrative e politiche fa sempre presa sui siciliani. È un argomento che va a toccare, a qualsiasi livello venga agitato, quel vittimismo sicilianista di cui sono pieni i libri di storia e che ancora invade la nostra quotidianità. Basta leggere i giornali. Nel caso specifico, i nostri due consiglieri di circoscrizione parlano mentre i volontari aprono panettoni e predispongono bevande e altro cibo per festeggiare insieme ai convenuti. Evidentemente una circoscrizione non riesce a fare neanche questo. Anche per comprare dei panettoni e festeggiare con i cittadini ci vuole una delega del Consiglio comunale?